l 4 febbraio del 211 d.C. muore presso Eburacum, l'odierna York, non distante dal vallo di Adriano, l'imperatore Settimio Severo. Primo africano a diventare imperatore, originario di Leptis Magna, in Tripolitania, conquista il potere nei turbolenti mesi seguenti l'assassinio di Commodo: come legato della Pannonia Superiore è il primo, dopo la morte di Pertinace e Didio Giuliano, a raggiungere Roma, mentre in oriente viene acclamato Pescennio Nigro e in Britannia Clodio Albino.
Settimio, arrivato a Roma, scioglie la guardia pretoria che aveva messo all'asta l'impero, di cui era risultato vincitore il ricchissimo Didio Giuliano e la ricostituisce con fedelissimi legionari pannonici, aumentandone gli effettivi. Sconfiggerà poi gli altri rivali rimanendo unico imperatore.
Guiderà vittoriose spedizioni contro i parti in oriente, dopo l'ultima campagna vittoriosa di Avidio Cassio un trentennio prima, saccheggiando Ctesifonte, capitale del regno, e lasciando i parti in ginocchio, tanto da indurre Erodiano, qualche anno dopo, a dire erroneamente che le armature catafratte, tipiche dai parti, siano state insegnate a quest'ultimi dai disertori di Pescennio Nigro.
Settimio inoltre recluta tre nuove legioni e pone la II Parthica ad Albano, nei pressi di Roma. Riforma inoltre l'esercito aumentando la paga, permettendo i matrimoni prima del congedo e istituendo l'annona militare.
Volte la mire espansionistiche alla Britannia morì tuttavia poco prima che la sua impresa fosse compiuta, e si raccomandò in punto di morte con i figli Geta e Caracalla di andare d'accordo con i soldati sopra ogni altra cosa, secondo quanto racconta Cassio Dione.

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