lunedì 9 febbraio 2026

Naudy Carbone

 


L’uomo nella foto si chiama Naudy Carbone, ha 39 anni, e la sua è una di quelle storie che dovrebbe farci vergognare di essere italiani. 


Se solo esistesse ancora, in questo Paese, il senso della vergogna.


Pochi giorni fa, subito dopo il femminicidio di Zoe Trinchero, l’assassino, Alex Manna, ha cercato di depistare le indagini e scaricare tutta la colpa su questo giovane uomo, non solo completamente innocente ma del tutto all’oscuro anche del delitto.


E lo ha accusato non per caso ma perché Naudy Carbone è nero, il “colpevole perfetto” da dare in pasto a un’opinione pubblica spaventosamente razzista, abbeverata da una martellante propaganda xenofoba.


E infatti, quella stessa notte, intorno all’una e mezza, mentre stava dormendo, Carbone è stato svegliato da alcuni rumori sulle scale e in strada. 

Una folla si era radunata davanti a casa sua armata di bastoni per vendicare la morte di Zoe Trinchero.


“Esci, ne*** di me***”, questo gli urlavano dalla strada, al punto che Naudy è stato costretto a barricarsi in casa per evitare quello che sarebbe stato un vero e proprio linciaggio.

E solo l’intervento dei carabinieri, chiamati da Carbone, ha evitato il peggio. 


Naudy Carbone è italiano, italianissimo, un jazzista di grande talento, diplomato al Conservatorio di Genova, originario della Guinea, adottato da una famiglia di Nizza Monferrato quando aveva 3 anni.


È stato accusato di omicidio dall’uomo italiano bianco che lo aveva commesso.


E immediatamente, per tutti, è diventato all’istante il colpevole. Senza alcun dubbio.


Se non è razzismo questo, davvero non so cosa sia il razzismo.


Voglio mandare un abbraccio fortissimo a quest’uomo, e dirgli che non è solo, nonostante tutto.

Lorenzo Tosa 

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