Nella storia religiosa del Giappone, la neve (雪 yuki) non è mai stata solo un elemento naturale ostile o pittoresco, ma un potente strumento rituale e simbolico, legato all’idea di purificazione, disciplina e trasformazione spirituale. Questa concezione emerge con particolare chiarezza nelle pratiche dello Shinto e, soprattutto, nello Shugendō, la tradizione ascetica di montagna sviluppatasi tra l’VIII e il XII secolo.
Nello Shinto, religione autoctona del Giappone, la purezza (harae 祓え) è un principio centrale. Elementi naturali come l’acqua, il vento e la neve sono considerati manifestazioni di una forza purificatrice capace di ristabilire l’armonia tra esseri umani, natura e kami (divinità). Le nevicate, soprattutto in ambito montano, erano viste come una forma di purificazione “naturale”, in grado di cancellare impurità visibili e invisibili, ricoprendo il mondo di un bianco originario.
Questa idea trova una forma più radicale nello Shugendō, una tradizione sincretica che unisce buddhismo esoterico, credenze shintoiste e pratiche taoiste. Gli asceti di montagna, chiamati yamabushi (山伏), consideravano l’ambiente montano innevato uno spazio liminale, dove il corpo veniva messo alla prova per trasformare lo spirito. Camminare, meditare e digiunare nella neve non aveva scopi simbolici astratti, ma rappresentava una vera e propria tecnica di disciplina fisica e mentale.
Secondo le fonti storiche, il fondatore leggendario dello Shugendō, En no Gyōja (VII secolo), praticava severe austerità sulle montagne, affrontando condizioni climatiche estreme come parte integrante del percorso di illuminazione. Nei secoli successivi, montagne sacre come il Monte Ōmine e le Tre Montagne di Dewa divennero centri di ritiri invernali, dove la neve era considerata una “maestra silenziosa”, capace di insegnare resistenza, umiltà e distacco.
Un aspetto curioso, documentato in cronache e studi etnografici, è che alcune di queste pratiche non sono scomparse. Ancora oggi, in determinati contesti rituali, i yamabushi compiono pellegrinaggi e cerimonie invernali, mantenendo viva una tradizione in cui la neve non è un ostacolo, ma un mezzo di elevazione spirituale.
In questo senso, la neve nel Giappone tradizionale non è mai stata solo freddo e silenzio: è stata ed è ancora un linguaggio sacro, attraverso cui il corpo viene purificato e lo spirito messo alla prova, nel dialogo profondo tra uomo e montagna.
La Spada e il Ventaglio

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