La camelia, chiamata in Giappone tsubaki (椿), è una pianta che racchiude in sé botanica, storia globale e una simbologia culturale profonda, sobria e stratificata. Il nome scientifico del genere, Camellia, fu scelto da Carl Linnaeus in omaggio al missionario gesuita e botanico Georg Joseph Kamel (1661–1706). Si tratta di un riconoscimento puramente scientifico: Kamel studiò numerose piante asiatiche, ma lavorò soprattutto nelle Filippine e non fu l’introduttore della camelia in Europa, né ebbe contatti diretti con il Giappone. L’arrivo delle camelie nel continente europeo avvenne infatti più tardi, tra la fine del XVII e il XVIII secolo, grazie a commercianti ed esploratori legati alle rotte asiatiche.
Dal punto di vista botanico, il genere Camellia comprende arbusti o piccoli alberi sempreverdi, alti fino a 15 metri. Le foglie sono coriacee, lucide e persistenti; i fiori, semplici o doppi, possono raggiungere grandi dimensioni e presentano colori che vanno dal bianco al rosso intenso. Le camelie prediligono climi temperati e umidi, caratteristica che ne ha favorito la diffusione in Asia orientale e, successivamente, in Europa.
In Giappone la specie più rappresentativa è Camellia japonica (tsubaki 椿), fioritura invernale e tardo-invernale, spesso coltivata nei giardini tradizionali (niwa 庭) e nei pressi dei templi. Qui entra in gioco il folklore. La tsubaki è celebre per il modo in cui il fiore appassisce: cade intero, senza perdere i petali uno alla volta. Nel Giappone feudale questo fenomeno naturale fu interpretato simbolicamente come immagine della decapitazione, motivo per cui la camelia veniva talvolta evitata nelle residenze dei samurai (侍), in accordo con la sensibilità del bushidō (武士道). Non una superstizione popolare, ma una lettura simbolica coerente con l’etica guerriera.
Nella visione animista dello Shintō (神道), la camelia non è associata a una divinità specifica, ma rientra nella sacralità degli elementi naturali. Essendo una pianta che fiorisce nel cuore dell’inverno, veniva talvolta considerata un possibile yorishiro (依り代), ovvero un supporto naturale capace di accogliere la presenza dei kami (神). La sua persistenza verde e la fioritura silenziosa la rendevano simbolo di continuità vitale.
Il genere include anche Camellia sinensis, in giapponese cha no ki (茶の木), la pianta da cui nasce il tè (cha 茶) in tutte le sue varianti. Qui la camelia diventa ponte culturale globale, legata alla cerimonia del tè (chanoyu 茶の湯), dove semplicità, purezza e transitorietà richiamano l’estetica del wabi-sabi (侘寂).
In conclusione, la camelia non è solo un fiore ornamentale: è una presenza silenziosa, carica di significati storici, simbolici e spirituali. Un fiore che non cerca di imporsi, ma che, come l’inverno stesso, insegna la forza della discrezione.
Fior di camelia
nel freddo invernale -
breve la Vita
椿の花
冬の寒さに
命は短し
Tsubaki no hana
fuyu no samusa ni
inochi wa mijikashi
Hisao 2026

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