Molto prima che le navi achee solcassero il golfo di Taranto, e che nomi come Sibari, Crotone o Locri ne ridisegnassero la mappa, la Calabria era giΓ una terra viva, organizzata, percorsa da antiche rotte. I Greci la chiamavano Enotria, Terra del Vino, e la vedevano come una proto-Italia abitata da genti che coltivavano vigne, allevavano greggi e fondavano villaggi su alture strategiche: un occhio al mare, ma radici profonde nelle valli e sugli altipiani.
Le piΓΉ antiche fonti greche narrano degli Enotri come di un popolo giunto dalla Grecia intorno all’XI secolo a.C., all'alba dell’EtΓ del ferro, in un passato intriso di mito. Autori come Antioco di Siracusa e Dionigi di Alicarnasso li dipingono quali primi colonizzatori greci dell’Italia meridionale, guidati dall’eroe eponimo Enotro, figlio di Licaone, o dal re Italo, cui alcuni attribuiscono l’origine stessa del nome Italia. Tra miti e genealogie, gli Enotri fungono da ponte narrativo tra il mondo eroico dell’Ellade e le coste dell’Italia meridionale incontrate dai Greci dall’VIII secolo a.C. in poi.
Oltre il mito, l'archeologia rivela l'Enotria come una presenza concreta e complessa. Secondo Strabone, si estendeva dal Sele e Poseidonia fino al sud, abbracciando Cilento, parte della Basilicata e la Calabria settentrionale e centro-tirrenica. Gli Enotri prediligevano colline e altipiani, dominando i percorsi tra Ionio, Tirreno e Appennino. La Calabria "pre-greca" era un mosaico di comunitΓ cantonali, distribuite per bacini fluviali, con villaggi che fungevano da nodi di una rete di scambi tutt'altro che isolata.
Uno dei luoghi piΓΉ eloquenti di questa presenza Γ¨ il pianoro di Torre Mordillo, nella Sibaritide, affacciato sulla piana e sulla confluenza di Coscile ed Esaro. Frequentato dal Bronzo medio (1700 a.C. circa) fino alla colonizzazione greca e oltre, il sito rivelΓ², a fine Ottocento, una vasta necropoli (circa 250 tombe a fossa) della prima EtΓ del ferro. Luigi Viola, archeologo impegnato nella ricerca di Sibari, riconobbe nei corredi non prodotti greci, ma la traccia di una comunitΓ indigena, detta enotria. La necropoli restituiva omogeneamente vasellame d’impasto e ceramica figulina decorata a motivi geometrici, il cosiddetto stile “a tenda”, testimonianza di un gusto condiviso e di una produzione locale definita.
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Le indagini sul pianoro hanno svelato un abitato organizzato in capanne, riconoscibili da buche di palo e intonaci d'argilla cruda che conservano le impronte di canne e rami intrecciati. Un incendio, nel Bronzo finale avanzato, distrusse una casa, lasciando resti carbonizzati e due grandi vasi – uno d’impasto scuro, l'altro chiaro dipinto a motivi geometrici – quasi a "cristallizzare" un frammento di vita enotria. Lungo il lato piΓΉ esposto, un aggere difensivo, terrapieno con sovrastruttura lignea, proteggeva il villaggio. CiΓ² evidenzia la centralitΓ del controllo territoriale e della difesa in un paesaggio animato da traffici e scambi.
Le ceramiche tornite, chiare, con decorazioni micenee pur prodotte in Sibaritide, assieme alla ceramica grigia depurata e ai grandi contenitori, rivelano una Calabria già partecipe dei flussi protostorici del Mediterraneo. Gli Enotri, lungi dall'essere isolati, dialogavano con i navigatori egei, scambiando tecniche, oggetti, idee. Così, quando gli Achei fondarono Sibari e le altre poleis ioniche a fine VIII secolo a.C., trovarono una terra organizzata, con insediamenti, competenze agricole (la viticoltura era nel nome, Enotria) e una memoria profonda, che i Greci reinterpretarono nei loro miti d'origine.
La Calabria pre-greca, emersa come regione vibrante, dialogava con l'Egeo, lasciando un segno indelebile nell'Italia antica. Gli Enotri, con i loro insediamenti in altura, necropoli precise e ceramica geometrica, sono la radice profonda su cui fiorirΓ , senza annullarla, la storia piΓΉ nota della Magna Grecia.
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