È notizia di poco fa.
Ed è una ottima notizia.
Andrea Pucci rinuncia al Festival di Sanremo.
Ha fatto un passo indietro dopo l’ondata - sacrosanta - di indignazione e critiche ricevute.
Se ne va facendo la vittima, rifiutando addirittura il termine “fascista”, non perché non ritiene di esserlo, ma perché - testuale - “non dovrebbe esistere più”.
E a dirlo, caso strano, sono sempre quelli che strizzano l’occhio al fascismo.
Non solo. Pucci è arrivato persino a negare qualunque battuta omofoba, discriminatoria, offendendosi per gli “insulti assurdi”.
Io non so se e chi l’abbia insultato, e non è mai il modo giusto per criticare o contestare qualcuno.
Ma continuo a ritenere la sua nomina a co-conduttore di un festival di Sanremo, sul Servizio pubblico, coi soldi di tutti i cittadini, una scelta assolutamente inaccettabile da ogni punto di vista, e basata non sul talento o il merito ma una certo clima politico ormai irrespirabile.
Gli insulti - se ci sono stati - vanno condannati sempre, e Pucci ha la mia solidarietà, per quello che vale.
Come ce l’hanno Elly Schlein, la comunità Lgbtqi+, chiunque in questi anni sia stato preso di mira in modo violento (ricordate “zecch* rosse”?) da Pucci stesso.
Senza che si sia mai posto il problema né mai scusato per quegli insulti. Non battute. Insulti.
E la sua auto-esclusione è, in questo senso, un’ottima notizia.
Gli italiani meritano qualcosa di meglio di questo. E spero lo avranno.

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