mercoledì 11 febbraio 2026

L'UE si farebbe prendere in giro da Putin secondo questi?

 

IL CARRO FUNEBRE


A leggere certe dichiarazioni non sembra più nemmeno un circo: è un carro funebre diplomatico con le ruote sgonfie, trainato da funzionari che litigano su chi debba reggere il manico della bara.  

Mosca sventola il suo “trattato di non aggressione” come un santino plastificato trovato in un mercatino dell’usato, mentre l’UE lo guarda con la stessa espressione di chi scopre un piccione morto nella cassetta della posta.


Il vice ministro Grushko denuncia che l’UE non ha risposto.  

Io me lo immagino in un ufficio pieno di neon tremolanti, che ripete la stessa frase da giorni a un telefono staccato, mentre Bruxelles dall’altra parte si finge morta, immobile come un manichino da vetrina durante l’inventario.


L’UE parla di garanzie di sicurezza per l’Ucraina, ma quando si tratta di offrirne alla Russia, tutti si dileguano come illusionisti scadenti: uno sparisce dietro una tenda, uno si infila sotto il tappeto, uno finge di essere una pianta ornamentale. La simmetria, in questo quadro, è un concetto esotico come un unicorno che fa jogging nel parcheggio del Parlamento.


Mosca allora conclude che l’UE non può partecipare al processo di pace. Una pace che ormai sembra un banchetto medievale dove la Russia fa da cerimoniere e l’Europa resta fuori dal portone, con un cappello a sonagli e un invito scritto in un linguaggio che nessuno ha mai decifrato.


Il ministero degli Esteri russo ribadisce che non ci saranno accordi sull’Ucraina senza garanzie per la Russia. E qui il grottesco diventa puro teatro necro‑burlesco: è come se uno chiedesse di negoziare il regolamento del condominio dopo aver parcheggiato un obice nel cortile e aver dichiarato che il barbecue del vicino è una minaccia esistenziale.


Le richieste russe sono sempre quelle del 2021, come un vecchio carillon che continua a suonare una ninna nanna stonata mentre la casa brucia. All’epoca Mosca chiedeva agli USA e alla NATO di discutere di sicurezza, e in risposta ha visto arrivare armi verso Kiev. Un dialogo tra statue di cera, ma con le statue che ogni tanto si animano per lanciare un missile.


In sintesi: un carosello geopolitico deformato, dove tutti girano in tondo, inciampano, si accusano, si ignorano, e intanto pretendono di essere i protagonisti della tragedia. La parola “pace” viene agitata come un cartello pubblicitario di un negozio fallito, mentre dietro le quinte si montano scenografie fatte di rancori, cannoni e promesse che si sciolgono come gelatina al sole.


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