giovedì 1 maggio 2025

Le stronzate della Meloni riguardante il lavoro

 


"L'Italia è sempre più una repubblica fondata sul lavoro. In due anni abbiamo creato più di un milione di posti di lavoro". 


Gentile Presidente, ascolto queste sue parole nel video da poco pubblicato sul 1° maggio e le faccio un invito: si legga l'intervista 

di Giovanni, sul Corriere. Ha 48 anni, è uno di quelli che si è guadagnato uno dei "nuovi posti di lavoro" creati dal suo Governo: 1.200 euro al mese. Con cui fronteggiare tre anni di inflazione che ci hanno mangiato, caro bollette e welfare sempre più scadente che spinge tra le braccia del privato. 


È uno dei lavoratori poveri del Paese: sono il 12% del totale, quindi milioni. Milioni che percepiscono stipendi da fame e che sono costretti a rinunciare a tutto o, a cinquant'anni, tornati da lavoro la sera costretti a salire su un motorino a consegnare pizze per arrotondare. 


I posti di lavoro che lei ha creato sono per lo più questi.

E li ha creati, Presidente, scegliendo di farlo in questa maniera. Una scelta. Perché l'aumento dell'occupazione è stato dato da fondi che altri hanno sbloccato, quelli del Pnrr. Ma è stata lei a voler reintrodurre i voucher ed è sempre lei a bloccare il salario minimo. Quelle risorse poteva usarle per rilanciare davvero il lavoro, quando invece ha scelto, deliberatamente, di renderlo fragile. 


Questo perché la sua politica economica è inequivocabile: competitività delle imprese tramite il sistematico abbassamento del costo del lavoro. Tutto più fluido, fragile. Così da avvantaggiare imprenditori senza scrupoli. 


L'Italia, con lei, non è allora sempre più una repubblica fondata sul lavoro: è sempre più una repubblica fondata sulle disuguaglianze sociali. Una dove i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. 


E, vivaddio, tutto questo lo confermano anche i dati, che spazzano via tante chiacchiere.

Leonardo Cecchi 

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COMMEMORAZIONE RAMELLI: IL FASCISMO È SOTTO SCORTA ISTITUZIONALE

 



Ancora una volta Milano è stata teatro di una vergognosa parata dell’estrema destra. Sotto la copertura della commemorazione per Sergio Ramelli, centinaia di militanti fascisti hanno inscenato una vera e propria liturgia nazista, con saluti romani e parole d’ordine che richiamano direttamente l’ideologia fascista.


Le immagini parlano chiaro: centinaia di giovani inquadrati militarmente, alcuni con svastiche e il nome di Adolf Hitler impressi sul braccio, come testimoniato da documentazioni fotografiche, si sono esibiti alla luce del sole nella più totale impunità. A guidarli, esponenti dell’estrema destra noti anche nel mondo dell’informazione, senza che alcuna forza dell’ordine intervenisse. 


In questo contesto, risultano gravissime le dichiarazioni del presidente del Senato Ignazio La Russa, che si è rifiutato di rispondere a una semplice domanda sui saluti romani, liquidando la manifestazione come una semplice commemorazione per la morte di un giovane avvenuta 50 anni fa, priva — a suo dire — di ogni legame con odio e violenza. Peccato che a parlare siano le immagini, e che la realtà smentisca con forza questa narrazione di comodo. 


È scandaloso che nel nostro Paese si possa essere identificati o rischiare di essere multati per aver esposto uno striscione sulla Liberazione il 25 aprile, mentre chi sfila inneggiando al fascismo trova comprensione e giustificazioni ai vertici dello Stato. 


Denunciamo questa sistematica e vergognosa  legittimazione dell’estrema destra da parte delle istituzioni e chiediamo l’immediata applicazione delle leggi contro l’apologia del fascismo e la riorganizzazione sotto qualsiasi forma del partito fascista, come previsto dalla XII disposizione transitoria e finale della Costituzione.


Non ci stancheremo di ribadire che il fascismo non è un’opinione, ma un crimine. Chi tace è complice.


Giovanni Barbera

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Melona comincia ad andare a lavorare

 


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Paola Iezzi,51 anni!😍😍😍

 


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Buon 1 maggio a tutti!

 


In "Una mucca alla finestra" ho raccontato una festa del Primo Maggio a Zurigo: quella del 1919, la prima dopo la fine della guerra. Una festa di donne e di uomini, un'occasione per tornare a ballare al Lindenhof in allegria, ma per Adelaide anche un momento di malinconia, perché sa che è l'ultimo Primo Maggio che passerà con Hans.

Anche in "Anything Goes" racconto quello che è successo il Primo maggio del 1919, ma questa volta a New York. A dire la verità racconto quello che è successo alle prime ore della mattina del giorno successivo, perché il Primo Maggio di quell'anno così importante, un giorno di lotta e di festa, un giorno di speranze deluse, lo ha magistralmente raccontato Francis Scott Fitzgerald.

Ho voluto raccontare queste storie perché il Primo Maggio è un giorno importante, un giorno anche di festa, ma soprattutto un giorno che ci deve far pensare alla nostra storia, a chi siamo, cosa siamo stati, cosa saremmo potuti essere. Perché il lavoro è importante e lottare per esso è sempre un nostro dovere.

Luca Billi

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Un aggettivo per Monica Bertini 41 anni... 🤔

 


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