«Forse la colpa è stata del vaccino, ma non sono no vax. Rifarei tutto.»
A parlare è Antonio Rossi, leggenda della canoa italiana e pluricampione olimpico, che ha raccontato il dramma vissuto dopo l'infarto che lo colpì nel 2021. Nell'intervista ha spiegato di essersi chiesto se potesse esserci un collegamento con il vaccino anti-Covid, effettuato poche settimane prima, precisando però di non avere certezze e di non considerarsi un no vax. Anzi, aggiunge: «Rifarei tutto, lo scriva per favore».
Rossi ha raccontato anche il difficile periodo successivo all'infarto: «Mi sono chiuso in casa, non volevo niente», finché non ha deciso di farsi aiutare da uno psicologo. Oggi convive con uno stent e con una cicatrice al cuore, ma dice di sentirsi bene e di aver ritrovato il suo equilibrio.
Le sue parole stanno facendo molto discutere perché affrontano un tema delicato, ricordando quanto sia importante distinguere tra un'esperienza personale e ciò che è stato scientificamente accertato.
Secondo voi è giusto raccontare pubblicamente dubbi personali su temi così sensibili, oppure si rischia di alimentare confusione?
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