venerdì 3 luglio 2026

Modesta Rossi

 


La legarono ad una sedia con in braccio il figlio di soli tredici mesi. Quando non parlò, pugnalarono il bimbo, costringendola a guardare. Poi si avventarono su di lei, stroncando anche la sua vita. 


Modesta Rossi era una partigiana aretina. Contadina, madre di cinque figli, staffetta e “portatrice di sorrisi”, diceva il marito. Quando quest’ultimo divenne partigiano, si unì anche lei alla causa, mettendo a disposizione tutto quello che aveva. Riuscendo a dare il suo contributo alla Resistenza anche con cinque figli a cui badare, il più grande dei quali aveva appena sette anni. 


Il 29 giugno 1944, i tedeschi piombarono nella sua casa. Li guidarono i fascisti, come sempre d’altronde. Vicini di casa in camicia nera che in quei giorni, pare, si mascherarono per non farsi riconoscere mentre indicavano le case da bruciare e le persone da uccidere nei paesini della Valdichiana. 


Quando arrivarono, i figli di Modesta riuscirono a fuggire e nascondersi nella vigna, lei rimase lì con il più piccolo. Volevano sapere dove fosse il marito. Volevano informazioni sui partigiani. Lei non rispose, si rifiutò di dare qualsiasi informazione. Per questo la legarono e pugnalarono lei e il suo bambino, Gloriano. 


La ritrovarono carbonizzata, assieme ad altre quattro persone, che lo aveva ancora in braccio. I tedeschi avevano preso i corpi, li avevano chiusi in un capanno e poi lo avevano dato alle fiamme. 

Ricorreva ieri l’assassinio di Modesta Rossi. 


Nel suo ricordo, anche questa volta non dimentichiamo cos’è stata la Resistenza, ma anche di cosa sono stati capaci sia i tedeschi sia i fascisti repubblichini.

Leonardo Cecchi 

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