martedì 28 luglio 2026

Scanzi fa benissimo a querelare i coglioni!

 


Oggi è toccato a me.


Sulla pagina di Andrea Scanzi, 6 aprile:


"2.500 euro. È la somma che il giornalista Andrea Scanzi ha chiesto a un 76enne di Salgareda, in provincia di Treviso, come risarcimento danni per un insulto su Facebook. L’opinionista ha da tempo scelto di seguire la linea dura contro i “leoni da tastiera”, chiedendo risarcimenti tramite i legali ogni volta che si vede diffamato nei commenti sui social. Per l’anziano di Salgareda c’è però l’aggravante della recidiva. L’uomo infatti aveva già inveito contro Scanzi intervenendo in radio al programma “La Zanzara”. Quella volta gli avvocati del giornalista avevano chiesto ben 7.500 euro di danni. Poi però la lite si era risolta con una conciliazione, grazie anche a una lettera di scuse. Ora invece Scanzi sembra intenzionato ad andare fino in fondo." 


Pare che si siano messi d'accordo e, verificata questa nuova opportunità di profitto, ha incaricato uno studio legale di Pescara di procedere contro tutti coloro che si permettono di insultarlo o quanto meno di diffamarlo con notizie non verificate.


Oggi è toccato a me. Una comunicazione che evidenzia la "durezza" delle mie affermazioni che non può essere tollerata, specie su una piattaforma social. Si tratta in gran parte di un prestampato che viene poi personalizzato con i dati dell'hater e gli screenshot necessari a dimostrare l'offesa.


Il signor Scanzi e forse anche il suo avvocato non hanno idea di cosa sia Facebook, nulla di più di un Bar dello Sport dove tutti dicono la loro, esattamente come succede nella vita di tutti i giorni. Lo stesso Scanzi sputa sentenze quotidianamente offendendo una vasta platea di politici. La scelta degli insulti è sicuramente filtrata, i contenuti sono pesanti ma non contengono aggettivi come imbecille, ritenuti di una gravità assoluta. Ma lui lo può fare giustificando le sue parole o i suoi scritti sventolando lafalsa bandiera del giornalismo libero.


Conclusione? Aspetto le vie legali.


Postilla:


Il fenomeno della "monetizzazione dei commenti"


Il confine tra una lecita richiesta risarcitoria e l'illecito è al centro dell'attenzione per via di alcune pratiche diffuse online. Alcuni personaggi pubblici o influencer pubblicano intenzionalmente post provocatori con l'obiettivo di raccogliere insulti, per poi inviare tramite i propri legali centinaia di lettere standardizzate richiedendo pagamenti immediati (es. 2.000 o 3.000 euro) per "evitare la denuncia"

Maurizio Frizziero

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