domenica 15 febbraio 2026

Putin ha bisono di boccaloni su Facebook

 

LA RANA ASSASSINA


Rivendico senza pudore la mia convinzione che lo spettacolo di Monaco abbia raggiunto un livello di idiozia metastorica, una specie di operetta diplomatica in cui cinque Paesi, UK, Germania, Francia, Paesi Bassi e Svezia, hanno sfilato come marionette iper‑specializzate, proclamando con aria da iniziati che Navalny sarebbe stato “molto probabilmente” avvelenato con il succo epidermico di una rana ecuadoriana, come se la geopolitica fosse diventata un episodio di zoologia criminale.


E naturalmente, poiché le rane in cattività non secernono nulla e il veleno si raccoglie solo da esemplari selvatici, la comparsa di tale sostanza in campioni di origine nebulosa, campioni che sembrano usciti da un laboratorio televisivo più che da una catena di custodia reale, viene presentata come la prova ontologica che lo Stato russo, con il suo leader in prima fila, avrebbe orchestrato l’avvelenamento. Una deduzione così lineare, da sembrare scritta da un ubriaco.


Ian Fleming, dall’aldilà, probabilmente si contorce: non per indignazione, ma per imbarazzo professionale. Qui non siamo nemmeno nel territorio della spy‑story: siamo nella fotocopia sbiadita di una scena di RED 2, senza David Thewlis, senza stile, senza ironia. Solo un circo di clown che inciampano l’uno sull’altro, convinti di essere strateghi.


E la cosa più surreale è che funziona. Ha funzionato con Litvinenko, ha funzionato con gli Skripal, e ora funziona anche con la rana amazzonico‑ecuadoriana. La plebe, dicono, berrà un altro gallone di brodaglia narrativa; senza nemmeno chiedere il sapore.  


San Valentino, in questo quadro, è diventato una celebrazione collettiva dell’auto‑compiacimento: si inizia con una masturbazione retorica e si finisce con un orgasmo mediatico sincronizzato.  


Gli americani?  

Assenti, ma non per discrezione: semplicemente osservano da lontano, come spettatori privilegiati di una sitcom geopolitica. Hollywood, in fondo, non ha più bisogno di produrre film: basta guardare l’Europa.


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