Proviamo a fare il punto.
Israele e Stati Uniti decidono di attaccare in modo illegittimo e unilaterale l’Iran.
I prezzi del gasolio, e quindi di tutto il resto, aumentano a causa di questa guerra.
Allora il governo Meloni cosa fa? Annuncia un taglio di 25 centesimi al litro sulle accise di benzina e gasolio. Una boccata d’ossigeno, direbbe qualcuno: fai il pieno e paghi un po’ meno. Fine.
Poi però vai a vedere come viene finanziata la misura. E lì capisci che non è un regalo: è un trucco.
Nel decreto pubblicato in Gazzetta c’è scritto nero su bianco che per coprire questo “sconto” viene tagliato MEZZO MILIARDO dalla spesa pubblica. Un esempio? Oltre 86 milioni tolti al Ministero della Salute. Ottantasei milioni. Per una misura che dura venti GIORNI. Guarda caso proprio nella settimana del voto al referendum.
Non solo, si taglia a istruzione, lavoro, trasporti.
Ministeri come quello della sanità non sono salvadanai da rompere quando serve una mano per la campagna elettorale. Ogni euro tolto è una visita che slitta, un esame che si allunga, un macchinario che non c’è, un infermiere che manca, una cura che diventa più difficile soprattutto per chi non può permettersi di rivolgersi al privato.
Mentre il Governo taglia sulla salute per fare lo sconto elettorale al distributore, le compagnie petrolifere in queste settimane di tensione internazionale continuano a macinare profitti straordinari. Non è che non perdono nulla, ci guadagnano proprio, e anche molto bene.
Non metto in dubbio che il costo dei carburanti sia un problema. Lo è, eccome. Ma se vuoi intervenire seriamente lo fai senza colpire la sanità pubblica, lo fai pretendendo da chi in queste crisi ci guadagna, non colpendo chi aspetta una visita da mesi.
Altrimenti non è politica, sono mance elettorali. Che stiamo già ripagando con gli interessi.

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