lunedì 16 marzo 2026

Teheran

 


Sento l’odore di questa foto. Chi è nato o cresciuto a Teheran sa bene che ogni angolo della città ha un respiro preciso, un odore che resta nella pelle della memoria. E questa, per me, è una zona importante. Non è soltanto un luogo ma è una parte della mia vita.

Quando ero piccola, della Torre Milad avevo visto soltanto le fondamenta, ancora un cantiere. Poi quando sono tornata, me la sono trovata davanti immensa, come se in mia assenza Teheran avesse continuato a crescere da sola, ostinata e viva. In questi giorni il mio pensiero corre subito ai miei primi luoghi ai posti più semplici e più sacri della memoria: la casa, la scuola, la palestra, il centro commerciale. Luoghi quotidiani, quasi banali per chi guarda da fuori, eppure capaci di custodire un’intera infanzia, un’intera appartenenza. Quest’anno il Nowruz cadrà il 20 marzo, e sarà difficile. Ci saranno sedie vuote nelle case di chi aspetta ancora giustizia per i propri cari uccisi. Ci sarà chi accoglierà il nuovo anno non attorno a una tavola, ma davanti alla tomba di un figlio o di una figlia. E in quel momento il dolore entrerà nella primavera, come succede sempre nelle storie dei popoli che hanno dovuto imparare a resistere anche mentre fiorivano. Anche io, con la mia famiglia, festeggerò, non tanto la gioia, quanto ciò che sopravvive alla gioia quando la gioia è ferita, l’eredità culturale che portiamo dentro. Insegnerò a mio figlio gli odori dell’Haft Sin, perché certi profumi non appartengono soltanto a una festa, ma a una civiltà, a una memoria, a una casa che continua a esistere ovunque noi siamo. Qualsiasi cosa accada, avremo sempre l’Iran nel nostro quotidiano. Nelle piccole cose, nei riti tramandati, nelle parole che restano, nei profumi che tornano. Il mio Tehran ❤️‍🩹

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