A diMartedì hanno chiesto a Pierluigi Bersani di commentare le dichiarazioni della capa di gabinetto del ministro Nordio, secondo cui i magistrati sarebbero un plotone d'esecuzione da cui liberarsi. La risposta di Bersani è stata un elenco di magistrati che sono passati davvero davanti al plotone di esecuzione per aver difeso lo Stato e l'Italia dalla mafia e dal terrore.
Questo il suo intervento:
«Il capo di gabinetto di Nordio ha superato un limite che si fa fatica veramente a considerare, a credere. Davanti al plotone di esecuzione ci sono andati Livatino, Chinnici, Terranova, Falcone, Borsellino. Ci sono andati Occorsio, Alessandrini, Amato, ce ne sono andati mal contati una trentina di magistrati uccisi dalla mafia, dalla 'Ndrangheta. Per cosa? per difenderci dalla mafia, dal terrore e dalle manovre oscure che giravano in questo paese. Adesso erano partiti tutti, all'inizio, vi ricorderete, a dire: guardate che questa riforma non c'entra nulla col funzionamento della giustizia. Adesso, non sapendo che pesci pigliare perché vedono che l'aria è girata, cosa fanno? Cercano di addossare alla magistratura i problemi di un servizio giustizia che non funziona. Vorrei ricordare che, all'art. 110 della Costituzione, c'è scritto bel chiaro che l'organizzazione e il funzionamento dei servizi della giustizia toccano al ministro della giustizia. Se i processi durano dieci anni, se non c'è la digitalizzazione, se ci sono degli organici che sono la metà, la colpa è dei giudici?
In Italia viene sottratta la potestà genitoriale in circa 350 casi all'anno, Meloni non se ne è mai occupata. Ora ne parla per la Famiglia nel Bosco. Vedete, loro sono partiti così, con la Bongiorno che diceva che è da ignoranti pensare che questa riforma avrebbe migliorato l'efficienza della giustizia, ma ora si rendono conto che c'è sempre più gente che dice: voi manomettete sette articoli della Costituzione, dichiarate che non risolve niente, allora perché si fa? Perché la politica vuole cambiare il rapporto di forze con la magistratura. E quindi adesso cominciano a dire, approfittando dei fatti di cronaca, che se la giustizia non funziona è colpa della magistratura».
Usare l'espressione "plotone d'esecuzione" per parlare di magistrati in un Paese dove trenta togati sono stati davvero ammazzati dalla mafia va oltre la polemica. È insulto alla memoria.
Bersani ha letto i nomi. Livatino, Chinnici, Terranova, Falcone, Borsellino. Persone che hanno pagato con la vita il coraggio di difendere lo Stato. E dal Ministero della Giustizia usano quella stessa espressione come metafora politica.
All'inizio ammettevano che la riforma non avrebbe migliorato la giustizia. Adesso che i sondaggi virano contro, scaricano tutto sui magistrati. Ma l'articolo 110 della Costituzione è chiaro: organizzazione e funzionamento della giustizia spettano al Ministro. Processi infiniti, tribunali senza digitalizzazione, organici dimezzati? Responsabilità del governo.
Trecentocinquanta minori vengono allontanati ogni anno. Meloni non se n'è mai occupata, fino a quando un caso non è diventato utile per la campagna referendaria.
Modificano sette articoli costituzionali ammettendo che non servirà a velocizzare i processi. L'obiettivo è spostare il rapporto di forza tra politica e magistratura. E più la gente lo capisce, più loro intensificano gli attacchi sfruttando ogni fatto di cronaca.
Ma a quanto pare questo sistema non funziona più ed è inutile alzare la voce. Non tutti i cittadini ragionano con la pancia. In molti fanno funzionare la testa. E questo a loro non piace.

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