No, Presidente. Non è proprio vero che i giudici bloccano le riforme come ha detto ieri a Milano.
Glielo hanno detto tutti e in ogni lingua possibile che questo è tecnicamente falso.
Gliel’hanno detto in primis i giudici europei (o vogliamo accusare anche loro di essere comunisti?).
Sui centri in Albania, ad esempio, questi le hanno detto una cosa oserei dire banale: la politica ha la facoltà di considerare un dato Paese come “sicuro” o meno, ma solo se la scelta è sottoposta a controllo giurisdizionale effettivo. Ossia se i giudici possono controllare. Il motivo è che se manca questa parte, si chiama dittatura. Se si toglie al potere giudiziario la facoltà di controllare viene meno lo stato di diritto. E lei contesta proprio questo: il controllo, la vigilanza. Ci si deve fidare, punto e basta.
O ancora la vicenda ponte sullo stretto di Messina: è giusto un progettino da 14 miliardi di euro e centinaia di migliaia di tonnellate di acciaio e cemento in una zona sismica e a pesante infiltrazione mafiosa. La Corte dei Conti ha semplicemente detto che il progetto aveva enormi lacune e una certa opacità sulla chiarezza di costi, coperture e rischi per la finanza pubblica, dubbi sull’impatto ambientale rispetto alle normative UE e, altra cosettina, qualche minuscolo dubbio sul non fare gara d’appalto dopo vent’anni dalla prima aggiudicazione (d’altronde per qualche miliardo che ci mettiamo a fare i formali con gare d’appalto? Assurdo).
Il tema non è che i giudici bloccano le riforme.
Il tema è che se le cose si fanno bene, senza presentare assurdità, strappi e deliri come – ci ritorno – pretendere di non fare una nuova gara d’appalto per miliardi perché vent’anni prima era stata già vinta (e si sono presi 300 milioni per progetti, eh: non gli è andata male), non nascono problemi.
Il resto, sinceramente, è davvero propaganda.

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