25 centesimi in meno per 20 giorni.
Peccato che per finanziare questo spot elettorale il governo abbia tagliato, solo per fare un esempio, 86 milioni di euro al Ministero della Salute.
Ottantasei milioni. Per venti giorni di sconto alla pompa con il referendum in mezzo.
È scritto nero su bianco nell'Allegato 1 del decreto, quello che nessun telegiornale vi mostrerà. Tagli lineari a tutti i ministeri: 96 milioni ai Trasporti, 86 alla Salute, 25 all'Istruzione.
Oltre mezzo miliardo rastrellato dai servizi essenziali per una mancetta che scade il 7 aprile, quando le urne saranno già chiuse e i prezzi torneranno esattamente dove stavano.
La cosa più grottesca? La proposta per abbassare le accise senza tagliare un euro alla sanità l'aveva fatta Elly Schlein undici giorni prima: usare l'extragettito IVA generato dal rialzo dei carburanti per ridurre automaticamente gli aumenti dei costi.
Le risorse c'erano. Lo strumento esisteva. Era semplice, era immediato e soprattutto non toglieva un centesimo agli ospedali, alla scuola, alle persone.
Il governo che ha fatto? Ha aspettato undici giorni, ha ignorato la proposta e ha scelto la strada peggiore: prendere i soldi dalla Salute, dall'Istruzione, dai Trasporti. Ha scelto di far pagare lo sconto a chi aspetta mesi per una visita, a chi muore in lista d'attesa.
E a proposito di Trasporti: 96 milioni di euro tagliati al ministero guidato da Salvini. Che è lo stesso che è corso ad annunciare il decreto su Rete 4 prima ancora della premier, quando il Consiglio dei ministri era finito da dieci minuti.
Ecco, al Ministero dei Trasporti bisognerebbe togliere il ministro, non le risorse.
Meloni prometteva di abolire le accise, ve lo ricordate? Adesso le abbassa di venticinque centesimi per venti giorni con i soldi della sanità.
Prendere un'idea giusta, peggiorarla e trasformarla in uno spot elettorale pagato con la salute degli italiani è un talento raro.
Ma a questo governo non manca mai.


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