mercoledì 15 luglio 2026

Incompiuta

 



Anima,


dimmi dov'eri

quando ho imparato

a chiamare destino

la mia paura.


Dimmi dov'eri

quando applaudivo

la luce delle altre

mentre spegnevo la mia,

un respiro dopo l'altro,

senza rumore,

come si spegne una candela

in una casa già vuota.


L'anima non grida.


Impara il silenzio

molto prima delle labbra,

molto prima degli occhi,

molto prima che il mondo

le insegni

il nome della perdita.


Ho vissuto inginocchiata

davanti all'impossibile.


Ho consumato gli anni

cercando un volto perfetto

da indossare,

e intanto il mio

cadeva in polvere

senza che io trovassi

il coraggio di guardarlo.


Che fame è questa,

anima?


Che fame non si sazia

con l'amore,

né con il tempo,

né con la bellezza,

e divora perfino

chi continua a nutrirla?


Ho abitato stanze

costruite con i miei rimpianti.

Ho aperto finestre

che davano soltanto

su altre finestre chiuse.


Ogni mattina

indossavo il mio nome

come un abito

appartenuto a un'altra.


Ogni mattina

mi convincevo

che sarebbe stato diverso.


Ogni sera

ritornavo

più lontana da me.


Mi hai vista piangere

senza lacrime.


Mi hai vista sorridere

per non spaventare nessuno.


Mi hai vista morire

a piccole dosi,

con la pazienza

di chi confonde

il sopravvivere

con il vivere.


Eppure non mi hai lasciata.


Sei rimasta.


Come una brace

sotto la neve.


Come una voce

che continua a chiamarmi

quando il mondo

ha già smesso di credere.


Ora lo so.


La soccombente

non è colei che perde.


È colei che misura

il proprio respiro

con quello delle altre,

che offre il cuore

a un'impossibile perfezione,

che porta

una montagna nel petto

e continua,

ostinatamente,

a chiamarla

anima.


Perché ci sono crepe

che non chiedono

di essere guarite.


Chiedono soltanto

di essere amate.


Ed è da quelle crepe

che entra la luce,

non per salvarmi,

ma per ricordarmi

che anche il dolore

ha un volto,

che anche la sconfitta

ha un nome,

che anche un'anima ferita

può restare

profondamente viva.


E se il mondo

mi chiederà

perché non ho vinto,


non abbasserò lo sguardo.


Aprirò il petto.


Mostrerò

le mie crepe,

le notti senza nome,

le speranze sepolte,

i sogni rimasti in ginocchio.


E dirò soltanto:


questa

è la mia anima.


Mai compiuta.


Mai perfetta.


Mai arresa.


Roberta Pantaloni 


Opera di Juan Trujillo


Riberta Pantaloni

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