mercoledì 8 luglio 2026

Rasmus Svaneborg

 


A un certo punto, durante la conferenza stampa di chiusura del vertice NATO di Ankara, ad alzarsi in piedi e a prendere la parola è un eroico giornalista danese.


Il suo nome è Rasmus Svaneborg, dell'agenzia di stampa Ritzau.

E rivolgendosi direttamente Mark Rutte, segretario generale della NATO e maggiordomo di Trump, gli rivolge una domanda che, in Italia, nessun giornalista avrebbe osato porre:


"Mark, lei era seduto accanto a Donald Trump nei momenti in cui ha parlato di conquistare la Groenlandia, si è scagliato contro alleati come la Spagna e ha minacciato di scatenare guerre commerciali: cose che il vecchio Mark Rutte non sembrava approvare. Tutto questo ha qualche effetto sul suo amor proprio quando lei siede lì a fianco a lui e non dice nulla?".


Rutte ha risposto così: "Quello che faccio sempre è riconoscere il merito quando è dovuto. E credo che dovremmo dare merito a Donald Trump, perché la NATO è molto più forte".


Aveva davanti una domanda sul proprio rispetto di sé. Ha scelto di elogiare l'uomo che minaccia di annettersi il territorio di un Paese alleato.


Ecco. In una sala gremita di potenti, davanti al capo della NATO e alla sua corte, un cronista danese ha dimostrato cosa voglia dire davvero la parola coraggio. E ha chiesto conto della sottomissione a chi la pratica ogni giorno con il sorriso.


Immaginate la stessa scena in Italia. Un nostro cronista che si alza e chiede a un potente se, a furia di annuire, gli sia rimasto un briciolo di rispetto di sé. 


92 minuti di applausi per Rasmus Svaneborg. 


Un giornalista danese ha appena dato una lezione di mestiere a un'intera categoria.

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