C’è il senatore Maurizio Gasparri, uno dei leader della maggioranza, uomo di peso, che stamani tuona e lancia un monito: “Trovare le risorse per i contratti degli agenti”.
Ecco io, tutte le volte che li sento parlare così, usando questo infinito in forma impersonale (“trovare”), mi faccio sempre la stessa domanda: ma con chi parlano? Chi o cosa deve “trovare” le risorse? Chi è il soggetto?
Perché a me risulta che al governo ci siano loro, e da ben quattro anni. Non è quindi chiaro perché lancino appelli impersonali a non si sa bene chi, invece di usare una più corretta prima persona plurale quando fanno riferimento all'individuare risorse pubbliche, o di rivolgersi direttamente ai colleghi con competenza sul tema.
No, c’è sempre l’infinito impersonale: si parla all’iperuranio.
Sono uscite continue che ricordano scene da Leslie Nielsen quando interpreta il Presidente degli Stati Uniti e, di fronte a una crisi epocale, chiede che gli passino “il presidente” al telefono. L’assistente gli risponde: “Ma è lei il presidente”. “Allora so già tutto”, replica lui.
Così, quantomeno nella finzione, il paradosso finisce lì, in un lapsus. Da noi invece ci si ferma allo step prima: all’appello rivolto a soggetti indefiniti, non identificabili, che vengono incaricati da esponenti di maggioranza di trovare risorse che però, nove volte su dieci, non saltano mai fuori.
Lo rimarco per evitare prese per i fondelli. Perché mentre Gasparri lancia appelli nel multiverso, al Senato, dove siede con un ruolo importante — presidente di Commissione — privatizzano la sicurezza urbana, come dicevo ieri, provando a creare un meccanismo che porterà risorse ai privati anziché agli agenti.
Tanto per dire, ecco.
Leonardo Cecchi

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