È uno dei nomi più controversi dell’Italia post-unitaria. Lo ricordano soprattutto per un episodio: i moti di Milano del 1898.
Chi era:
Ufficiale del Regio Esercito piemontese. Combatté nel Risorgimento, a Custoza, Lissa, e poi in Africa. Arrivò al grado di generale e fu senatore del Regno.
Perché è famoso / famigerato:
Maggio 1898, Milano: C’era una crisi economica durissima. Pane carissimo, disoccupazione, scioperi. La gente scese in piazza. Il governo di Antonio di Rudinì dichiarò lo stato d’assedio e mandò Bava Beccaris a Milano con pieni poteri militari.
Lui diede l’ordine di sparare sulla folla. Usò anche artiglieria.
Bilancio ufficiale: 82 morti e circa 450 feriti. Le stime degli oppositori parlarono di molte più vittime.
Per questo atto fu decorato dal re Umberto I con la Croce di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Militare di Savoia. La medaglia fece un casino enorme.
Le due versioni storiche:
1. Versione governativa/monarchica dell’epoca: Bava Beccaris “salvò la patria” dal disordine e da una possibile rivoluzione. Da qui la medaglia.
2. Versione socialista/repubblicana: Fu una repressione sanguinosa contro operai e poveri che protestavano per la fame. Da qui l’odio che durò decenni.
L’attentato ad Umberto I nel 1900 fu compiuto proprio da Gaetano Bresci, un anarchico che disse di voler vendicare i morti di Milano.
Dopo: Bava Beccaris rimase senatore fino alla morte nel 1924. Non si pentì mai pubblicamente di quello che fece.
Il contesto: perché scoppiò tutto
1. Crisi economica: Raccolti pessimi, prezzi del grano alle stelle. Il pane a Milano costava quasi il doppio di 2 anni prima.
2. Crisi politica: Governo di Antonio di Rudinì, molto autoritario. Aveva già sciolto associazioni, messo bavaglio alla stampa.
3. Scintilla: 6 maggio 1898 a Pavia la polizia carica una manifestazione. Da lì Milano esplode.
Come andò la repressione, giorno per giorno
7-8 maggio: Scioperi, barricate, cortei. La gente gridava “Pane e lavoro”. Le proteste non erano solo operaie: c’erano anche bottegai e studenti.
9 maggio: Il governo dichiara lo stato d’assedio su tutta la provincia di Milano. Potere civile sospeso. Bava Beccaris viene nominato Commissario straordinario con pieni poteri militari. Aveva 67 anni.
Le sue mosse:
1. Coprifuoco e divieti: Vietate riunioni, chiusi i circoli, sequestrati giornali come _Avanti!_.
2. Schieramento: Portò a Milano 40.000 uomini tra esercito, carabinieri e guardie. Posizionò artiglieria in punti chiave: Castello Sforzesco, via Torino, Piazza del Duomo.
3. Ordine di fuoco: Il 9 e 10 maggio la folla provò ad abbattere le barricate vicino al Castello. Bava Beccaris ordinò di sparare. Furono usati anche i cannoni. Una cannonata colpì anche il convento di Santa Maria delle Grazie, vicino al _Cenacolo_ di Leonardo.
Il bilancio:
- Versione ufficiale: 82 morti, 450 feriti.
- Versione socialista: 300-400 morti. Non si saprà mai il numero esatto perché molti feriti morirono dopo, e non tutti furono registrati.
Il dopo
1. La medaglia: Il 18 giugno 1898 re Umberto I gli conferisce la Gran Croce dell’Ordine Militare di Savoia “per l’opera prestata a Milano”. Per i socialisti fu uno schiaffo.
2. La vendetta: Il 29 luglio 1900 l’anarchico Gaetano Bresci uccide Umberto I a Monza. Durante il processo disse: “Non ho ucciso Umberto. Ho ucciso il re”, riferendosi proprio a Bava Beccaris e ai morti del ‘98.
3. Bava Beccaris: Non si scusò mai. Divenne senatore e morì nel 1924. Nei suoi scritti sostenne sempre di aver evitato una guerra civile.
In sintesi: Per il governo fu “ordine pubblico”. Per gli operai fu “la strage del pane”. È uno spartiacque: da lì il movimento socialista si radicalizza tantissimo.
1. Filippo Turati – Il socialista che c’era
Turati era deputato socialista ed era a Milano durante i moti. Fu arrestato subito dopo.
Dal suo discorso al processo del 1898 e da lettere private:
1. Sul clima prima: Descrisse Milano “affamata, esasperata dal prezzo del pane”. I cortei erano di operai, donne, disoccupati.
2. Sulla repressione: Denunciò l’uso dell’artiglieria in città. Scrisse che i cannoni spararono anche contro case private e che il convento delle Grazie fu colpito.
3. Il bilancio; Parlò di “eccidio” e contestò i numeri ufficiali. Secondo lui i morti furono molti di più di 82.
4. Dopo: Fu condannato a 12 anni per “istigazione a delinquere”, ma fu amnistiato nel 1900 dopo l’attentato al re.
Turati definì Bava Beccaris “il carnefice di Milano”. Per lui la medaglia del re fu una provocazione.
2. I giornali dell’epoca – 2 versioni opposte
Giornali governativi/conservatori - La Perseveranza. Il Corriere della Sera
1. Tono: Parlarono di “sedizione”, “rivolta”, “anarchici”.
2. Su Bava Beccaris: Lo descrissero come colui che “ripristinò l’ordine” e “salvò Milano dal caos”.
3. Sui morti: Ridussero il numero e dissero che erano “sommossatori armati”.
Giornali socialisti/opposizione - _Avanti!
Avanti! era stato sequestrato il 9 maggio proprio da Bava Beccaris.
1. Tono: “Strage”, “eccidio del pane”, “mattatoio umano.
2. Resoconti; Parlavano di donne e bambini colpiti, di cannonate sui quartieri popolari. Pubblicarono elenchi di vittime quando riuscirono a uscire.
3. Sulla medaglia: La definirono “la croce del sangue”.
3. Altri testimoni
1. Arcivescovo di Milano, Andrea Carlo Ferrari: Provò a mediare. Scrisse al governo per chiedere clemenza. Non fu ascoltato.
2. Telegrammi di Bava Beccaris stesso: Il 9 maggio riferisce “agitazioni cittadine” e “occupazione dei sobborghi”. Il 10 maggio comunica “ristabilita tranquillità”. Nessuna parola sulle vittime nei telegrammi ufficiali.
In pratica: Hai 2 Milano nel 1898. Quella dei giornali governativi: ordine ristabilito. Quella di Turati e _Avanti!_: una città bombardata per la fame.
Fenix


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