giovedì 2 luglio 2026

Bravo Obay

 Questo ragazzo dello Sri Lanka, un paio di settimane fa mi ferma per strada. «Ciao, sindaco. Posso avere appuntamento?»


Aveva sulle spalle un grosso zaino da scout e, intorno agli avambracci, collane, lampadine e qualche accendino.


«Visto che siamo già qui, dimmi pure». «Vorrei un posto per mettere il mio banco, per la notte.»


Non sapevo cosa dirgli e ho preso tempo, chiedendogli come si chiama. «Mi chiamo Obay.»


Cerco di spiegargli che non posso concedergli uno spazio. Lui chiarisce che non lo vuole gratis, che è disposto a pagare. Provo a fargli capire che è una questione complicata: servono autorizzazioni, procedure. Insomma, non posso aiutarlo.


Obay resta lì. Mi guarda fisso, continua a sorridere. Alla fine, cedo io.


«Senti, vediamo se un amico può darci una mano.»


Lo chiamo. Dall'altra parte del telefono arriva una proposta. «Obay, c'è questa possibilità. Se per te va bene, è fatta.» Non faccio nemmeno in tempo a finire la frase che mi ringrazia. Poi mi chiede: «Cosa posso fare in cambio?»


Cerco di convincerlo che il mio amico è generoso. È uno di quelli che non ride mai, ma viene da una famiglia il cui padre gli ha insegnato che fra ragione e gentilezza, bisogna scegliere sempre la seconda.


Il giorno dopo ricevo una foto. Un sacchetto pieno a metà di rifiuti raccolti sulla spiaggia. «Sindaco, io pulisce spiaggia.»


Da due settimane, ogni mattina alle sette, quel tratto lo pulisce Obay. 


E’ incredibile come a volte bastino storie semplici e piccoli gesti per fare a pezzi certi racconti di paura, che dividono i noi dai loro. 


E' una bella storia, quella di Obay, che mette tutti noi di fronte a uno specchio, e ci insegna che il rispetto non ha passaporto, che il senso civico non ha accento e che l'appartenenza a un luogo si dimostra prendendosene cura.

Carmine De Vivo

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