Massimiliano Minnocci, “Il Brasiliano”, è il riassunto perfetto di certo maschilismo identitario made in Italy: tatuaggi fascisti, culto della forza, abuso di alcol e droga, violenza come linguaggio abituale.
Nel 2018 aggredisce i poliziotti fermati per un controllo, urla “questa è zona mia, vi ammazzo”, viene arrestato e poi condannato a 8 mesi di lavori socialmente utili per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale.
Nel 2024, sotto cocaina e alcol, prende a bastonate la fidanzata di vent’anni più giovane e le provoca una frattura scomposta al braccio: arresto per lesioni gravi, con il giudice che parla apertamente di rischio di recidiva e fallimento dei precedenti benefici.
Nel 2025 la Questura lo definisce “soggetto pericoloso” e ottiene due anni di sorveglianza speciale: coprifuoco, divieto di uscire da Roma, niente locali, niente frequentazione di altri pregiudicati. Nel 2026, in stato di agitazione, aggredisce gli operatori Ama sul Lungotevere e se la prende anche con i carabinieri: nuova denuncia per minaccia e oltraggio a pubblico ufficiale.
Strano: quando c’è da indignarsi per un video fake di migranti o per un deepfake xenofobo, i sovranisti spuntano ovunque. Quando un influencer cresciuto tra tatuaggi di Mussolini e Hitler, violenze sulle donne, aggressioni ai poliziotti e sorveglianza speciale viene definito “soggetto pericoloso”, il patriottismo identitario improvvisamente sparisce.
Tutta la cantilena “difendiamo le forze dell’ordine senza se e senza ma” si dissolve appena a menare le mani contro polizia e carabinieri non è il migrante del video taroccato, ma il maschio italiano con la bandierina in bio. Per i generali del “law and order” e per i sovranisti che sventolano la divisa nelle piazze, la polizia è sacra solo finché il nemico è comodo da odiare. Quando il problema è la feccia violenta di casa propria, scatta l’omertà.
Questo è il curriculum del “maschio forte” di cui va orgogliosa una parte della destra tossica: più procedimenti penali che neuroni sobri, zero rispetto per donne e istituzioni, ma un sacco di follower pronti ad applaudire ogni volta che mena le mani. Ai vannacciani che urlano contro i “degenerati culturali stranieri” e poi tacciono davanti a questo, la sfida è semplice: o avete il coraggio di dire che il degenerato culturale è lui, prodotto doc del vostro immaginario, oppure smettete di recitare la parte dei difensori della civiltà. Perché finché vi indignate solo sui deepfake e sui meme razzisti, la civiltà che difendete è quella del branco che copre la propria feccia.
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