domenica 12 luglio 2026

Quando la claque no vax si fida del chirurgo plastico dei vip

 


Quando la claque no vax resta senza studi solidi, senza numeri in piedi e senza una riga di letteratura che regga, succede una cosa meravigliosamente grottesca: si aggrappa al chirurgo plastico dei vip come se fosse l’ultimo oracolo rimasto. Non perché abbia demolito la scienza, ma perché offre esattamente quello che i boccaloni cercano: tono sicuro, frasi da condividere, vittimismo da dissidente e l’illusione consolante che basti un camice famoso per cancellare dati, studi e realtà.

Da lì nasce questa classifica: dieci casi in cui Roy De Vita è stato rilanciato come guru anti‑sistema e dieci casi in cui dichiarazioni, allusioni o narrazioni a lui attribuite si sono schiantate contro fonti verificabili, dati epidemiologici, letteratura scientifica o, in certi casi, contro le sue stesse parole. Non è una top ten del personaggio folcloristico: è la top ten del momento in cui la propaganda da salotto incontra i fatti e ne esce con il lifting venuto male.


10. Il caldo “normale” e i morti che “non esistono”

Per Roy basta telefonare all’anagrafe di Roma e Milano per scoprire che “non c’è nemmeno un mezzo morto in più” per il caldo.

Peccato che gli studi italiani su 1,7 milioni di decessi stimino decine di migliaia di morti attribuibili alle ondate di calore, con metodologie epidemiologiche e statistiche, non con la chiamata al centralino.


9. I “modelli da supercazzola” contro la climatologia reale

Lo studio che collega cambiamento climatico e morti per caldo viene liquidato come “bufala” basata su modelli da “supercazzola prematurata”.

Poi parlano i climatologi: spiegano come si fa davvero un’analisi di attribuzione, come si confrontano scenari con e senza gas serra, come si usano serie storiche e curve temperatura‑mortalità; la “supercazzola” sta nel racconto, non nei paper.


8. Le gravide usate come spauracchio

Roy insiste sulle “domande scomode” sui vaccini dati in gravidanza, dipingendo un mondo di incoscienti che sperimentano su donne incinte.

La letteratura e le linee guida mostrano trial, registri e studi su centinaia di migliaia di gravide, con chiara riduzione del rischio di forme gravi e complicanze rispetto alle non vaccinate: le domande sono scomode solo per chi ignora le risposte già disponibili.


7. “Perché vaccinare i giovani se non rischiano nulla?”

Versione no vax: under 30 e under 50 “non rischiavano nulla” con il Covid, quindi vaccinarli è stata un’estorsione.

Versione dati: i giovani adulti ospedalizzati per Covid, influenza e RSV muoiono comunque (circa 1,6% fra gli ospedalizzati), e i vaccini mRNA riducono il rischio di ricovero dell’80% e oltre anche in queste fasce. Il “nulla” è un concetto statistico molto creativo.


6. La ricerca vaccinale raccontata come barzelletta

Su La Verità, De Vita mette in dubbio la solidità della ricerca sui vaccini: tempi troppo brevi, sperimentazione improvvisata, castello costruito su bugie.

L’infermiera Martina Benedetti si prende la briga di “smontare punto per punto le bufale sulla ricerca scientifica propinate dal Professor Roy De Vita”, spiegando fasi dei trial, farmacovigilanza, follow‑up, e mostrando dove lui gioca sporco sui concetti.


5. “Sperimentazione troppo breve” vs quattro anni di dati reali

Mantra: i vaccini sono stati “sperimentati troppo poco”, non sappiamo gli effetti a lungo termine, è tutto un azzardo.

Cronologia vera: grandi trial di fase 3 nel 2020, milioni di dosi nel 2021‑2023, meta‑analisi su efficacia contro forme gravi, e oggi anche studi nazionali con 4 anni di follow‑up che non trovano alcun aumento di mortalità generale nei 18‑59 anni vaccinati. La narrativa è rimasta ferma alla paura, i dati sono andati avanti.


4. “Il vaccino non ferma il contagio” (detto come se fosse zero)

Per la bolla complottista, ripetuto e rilanciato, il vaccino non riduce il contagio, quindi la campagna di massa è stata una gigantesca messa in scena.

Le analisi su operatori sanitari e popolazione generale mostrano invece meno positivi fra i vaccinati, carica virale più bassa e minore probabilità di trasmettere il virus, con riduzioni stimate della trasmissione attorno al 40‑60% nelle prime varianti; poi cala con Omicron, ma rimane forte contro la malattia grave.


3. Giovani “uccisi dal vaccino” vs rischio reale di miocardite e morte improvvisa

Narrativa preferita: il vaccino mRNA sarebbe una roulette russa di miocarditi e morti improvvise nei giovani sani, più pericoloso del virus stesso.

Risultato degli studi: rischio di miocardite oltre sette volte maggiore dopo infezione da SARS‑CoV‑2 rispetto a dopo vaccinazione, nessun segnale di aumento di morti cardiache improvvise associato temporalmente al vaccino in analisi su morti 16‑30 anni, e nessun aumento di mortalità generale nei vaccinati rispetto ai non.


2. Il “pensiero libero” che diventa megafono del mondo no vax

Roy si presenta come difensore della libertà di pensiero: “la vera minaccia è il branco”, dice parlando di medici no vax nel NITAG, e viene abbracciato come icona dal mondo complottista.

In pratica, la sua figura viene usata come timbro medico su narrative anti‑vaccino e anti‑clima; gli ordini e le società scientifiche ricordano che i medici no vax sono una minoranza rumorosa, in conflitto con linee guida e dati, e che la “libertà di pensiero” senza evidenze è semplicemente disinformazione con camice.


1. L’uomo che scrive il testamento allo Spallanzani e poi scopre che era tutta una “pandeminkia”

Nel 2020 Roy De Vita racconta pubblicamente la sua polmonite interstiziale bilaterale da Covid allo Spallanzani: saturazione bassa, paura di non rivedere i suoi cari, testamento scritto la prima notte, TAC peggiorata, terrore, esercizi di respirazione con le tre palline, gratitudine verso infermieri e medici che gli hanno salvato la pelle.

A pochi anni di distanza, lo stesso Roy diventa volto citatissimo da La Verità e dai gruppi no vax, minimizza vaccini e pandemia, parla di “bugie pandeminkia”, ridicolizza studi climatici e fa da feticcio per chi vuole sentirsi più sveglio di OMS, ordini e società scientifiche.


La top ten finisce qui non con un errore tecnico, ma con un paradosso morale: uno che ha scritto il testamento in un letto Covid oggi fa carriera raccontando che tutto il castello di dati, vaccini e studi è sospetto. E il bello è che, per i boccaloni complottisti, questo non è il problema numero uno: è il motivo per cui lo adorano.


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