mercoledì 26 agosto 2026

Ceuta, calcio marocchino in lutto: tra gli 84 annegati anche una giocatrice di 20 anni

  

 

La giovane si chiamava Faten Ben Amar El Aziz e giocava nel Maghreb Atletico Tetuan. È morta in mare tentando di entrare in Spagna attraverso l'enclave preso d'assalto nei giorni scorsi

2 agosto (modifica alle 16:40) - MILANO

Tra gli 84 (per ora) migranti annegati a Ceuta negli ultimi giorni nel tentativo di raggiungere la Spagna dal Marocco, c'è anche Faten Ben Amar El Azizi, calciatrice ventenne che giocava per il Maghreb Atletico Tetuan. "Non cercava fama o avventura ma una vita migliore e un futuro dall'altra parte del confine, ha dichiarato il club, con il cuore spezzato nel vedere questo sogno "infranto prima ancora di iniziare". 

Anche l'Unione Marocchina dei Calciatori Professionisti  ha reso omaggio alla giovane giocatrice: "Il presidente Mustapha El Hadaoui, così come tutti i membri della federazione, porgono le loro sincere condoglianze ed esprimono la loro profonda compassione alla famiglia della defunta, ai suoi parenti, alle sue compagne di squadra, a Moghreb de Tanger e all'intera famiglia del calcio marocchino", si legge nel comunicato diffuso dall'organizzazione.

https://www.gazzetta.it/calcio/calcio-femminile/02-08-2026/calciatrice-marocchina-morta-a-ceuta-nel-tentativo-di-migrare-in-spagna.shtml 

  

 

Morto Vittorio Frescobaldi, il “marchese” amico dei Windsor che aiutò il vino toscano a conquistare il mondo

 


Nato a Firenze il 30 novembre 1928, apparteneva alla trentunesima generazione della storica famiglia fiorentina che da oltre sette secoli lega il proprio nome alla viticoltura 
 
Morto Vittorio Frescobaldi, il “marchese” amico dei Windsor che aiutò il vino toscano a conquistare il mondo 
 

È morto Vittorio Frescobaldi, uno degli imprenditori che hanno segnato la storia del vino toscano e contribuito alla sua affermazione sui mercati internazionali. La notizia è stata diffusa dalla famiglia. La sua scomparsa, a 97 anni, segna la fine della lunga stagione della viticoltura italiana, quella che tra la seconda metà del Novecento e gli Anni duemila ha visto la Toscana rafforzare il proprio ruolo tra le grandi regioni vinicole del mondo.

Nato a Firenze il 30 novembre 1928, Frescobaldi apparteneva alla trentunesima generazione della storica famiglia fiorentina che da oltre sette secoli lega il proprio nome alla viticoltura. Il legame con la produzione di vino risale infatti al Medioevo e nei secoli Frescobaldi Vini è stata l’azienda fornitrice della corte reale d’Inghilterra, con re e regina più volte presenti nella loro tenuta, di pontefici e delle grandi casate nobiliari, a partire dai Medici fiorentini.

Laureato in Agraria nel 1953 all’università di Firenze, era entrato nell’impresa di famiglia dopo la morte del padre Lamberto, arrivando ad assumerne la guida insieme ai fratelli Ferdinando e Leonardo. È negli anni della sua gestione che la storica realtà fiorentina accelera il proprio percorso di crescita, con una strategia rivolta alla valorizzazione delle diverse anime della viticoltura toscana e, soprattutto, alla conquista dei mercati esteri. Un passaggio che accompagna anche la trasformazione del vino italiano da prodotto prevalentemente legato al consumo nazionale a eccellenza riconosciuta e ricercata in tutto il mondo.

Tra le iniziative destinate a lasciare il segno c’è quella avviata nel 1995 a Montalcino con l’imprenditore statunitense Robert Mondavi dalla quale nasce Tenuta Luce: un progetto che unisce competenze e tradizioni diverse e diventa uno dei nomi più noti della nuova stagione del vino toscano. Nel corso degli anni il mondo Frescobaldi amplia inoltre la propria presenza in alcuni dei territori più prestigiosi della regione, da Montalcino a Bolgheri, consolidando un portafoglio di tenute e denominazioni destinato a rafforzare il posizionamento internazionale del gruppo.

Negli ultimi anni aveva progressivamente trasferito il testimone alla nuova generazione. La guida dell’azienda era passata al figlio Lamberto, mentre Vittorio aveva mantenuto un ruolo di riferimento per la famiglia e per il mondo vitivinicolo

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/08/26/vittorio-frescobaldi-morto-vino-toscano-notizie/8488657/ 

 

 
 

L'ultimo viaggio di Francesco Guccini: il ricordo di Euristeo Ceraolo, il pendolare della "Locomotiva Perduta"


 


 
La scomparsa di Francesco Guccini lascia un vuoto profondo nella cultura italiana, ma anche nel cuore di chi, negli anni, ha trovato nel cantautore modenese non solo un artista straordinario, ma un uomo capace di schierarsi al fianco delle battaglie civili.
 
Tra questi c'è Euristeo Ceraolo, noto pendolare originario di Rossano, che ha voluto ricordare Guccini per un gesto che difficilmente dimenticherà: il sostegno alla lunga campagna per il ripristino dell'Intercity Milano-Crotone, ribattezzato simbolicamente “La Locomotiva Perduta”, richiamando una delle canzoni più celebri del cantautore.
 
Per anni Ceraolo ha guidato una protesta civile contro la soppressione del collegamento ferroviario tra la Calabria ionica e il Nord Italia, dando voce ai disagi di migliaia di lavoratori, studenti e famiglie costretti a fare i conti con collegamenti sempre più difficili. Una battaglia combattuta con determinazione, creatività e senza mai perdere la speranza.
 
Fu proprio in quel periodo che Francesco Guccini decise di metterci la faccia. Incontrò Euristeo Ceraolo e accettò di sostenere pubblicamente la mobilitazione, condividendo l'appello "Ridateci il treno" e prestando la propria immagine a una causa che riteneva giusta. La presenza del cantautore diede grande visibilità nazionale alla protesta e contribuì a far conoscere una vicenda che fino ad allora era rimasta confinata ai territori interessati.
 
La fotografia che li ritrae insieme racconta meglio di tante parole quel momento. Guccini è accanto a Ceraolo mentre viene mostrato il cartello con la scritta “Ridateci La Locomotiva Perduta – Intercity Milano-Crotone”, un'immagine divenuta il simbolo di una battaglia per il diritto alla mobilità.
 
![Francesco Guccini insieme a Euristeo Ceraolo durante la campagna per il ripristino dell'Intercity Milano-Crotone.]
 
«Oggi – ricorda Euristeo Ceraolo – non voglio ricordare soltanto il grande cantautore, ma l'uomo che non esitò a sostenere una causa che riguardava migliaia di pendolari. Guccini comprese subito che dietro quel treno non c'era soltanto un collegamento ferroviario, ma il diritto delle persone a non sentirsi cittadini di serie B.»
 
Il sostegno di Guccini non fu un semplice gesto di solidarietà. Il cantautore, da sempre attento ai temi della giustizia sociale e dei diritti, riconobbe nella protesta dei pendolari la stessa dignità delle tante storie raccontate nelle sue canzoni: quelle delle persone comuni, delle periferie, dei territori troppo spesso dimenticati.
 
Oggi, mentre l'Italia saluta uno dei più grandi protagonisti della canzone d'autore, Euristeo Ceraolo sceglie di ricordarlo con gratitudine, ripensando a quell'abbraccio ideale tra musica, impegno civile e difesa dei diritti.
 
Perché Francesco Guccini non è stato soltanto il poeta della “Locomotiva”: per i pendolari calabresi è stato anche l'uomo che, con semplicità e generosità, salì simbolicamente a bordo della loro “Locomotiva Perduta”, contribuendo a far viaggiare una battaglia che parlava di dignità, mobilità e speranza.

Dolly Parton, come è morta l'icona della musica country: la battaglia contro il cancro, le cure trascurate per assistere il marito e le ultime parole

 

Dolly Parton, come è morta l'icona della musica country: la battaglia contro il cancro, le cure trascurate per assistere il marito e le ultime parole
 
 

Il mondo della musica e della cultura pop piange la scomparsa di Dolly Parton, morta martedì 25 agosto 2026 all'età di 80 anni. La leggenda della musica country si è spenta al Vanderbilt-Ingram Cancer Center di Nashville, circondata dall'affetto dei suoi cari.

Il cancro

A chiarire i dettagli della scomparsa è stato il team della cantante insieme alla famiglia, confermando che l'artista è deceduta a seguito di una «breve battaglia contro il cancro», anche se il tipo specifico di tumore non è stato reso noto pubblicamente.

Il mondo della musica e della cultura pop piange la scomparsa di Dolly Parton, morta martedì 25 agosto 2026 all'età di 80 anni. La leggenda della musica country si è spenta al Vanderbilt-Ingram Cancer Center di Nashville, circondata dall'affetto dei suoi cari.

Il ricovero

Negli ultimi tempi la salute dell'artista aveva subito un progressivo aggravamento. Parton era stata ricoverata nella struttura oncologica di Nashville venerdì 21 agosto 2026, a causa di complicazioni sopraggiunte dopo un periodo in cui aveva dovuto fare i conti anche con problemi renali e di natura immunitaria.

Il marito

Parton aveva parlato pubblicamente dei propri problemi di salute e del periodo successivo alla morte del marito, Carl Dean, scomparso nel marzo 2025. In un'intervista rilasciata a PEOPLE appena quattro giorni prima della sua morte, la cantante aveva raccontato di avere trascurato alcuni problemi di salute mentre se ne prendeva cura. «Sto affrontando alcuni problemi di salute a cui non avevo prestato attenzione quando mi prendevo cura di Carl». Nonostante le difficoltà, aveva continuato a rassicurare i fan e a dichiararsi intenzionata a lavorare e a portare avanti i numerosi progetti che aveva ancora in programma. 

La famiglia

La notizia della scomparsa è stata diffusa ufficialmente nel pomeriggio di martedì 25 agosto 2026 tramite un video condiviso su Instagram dal nipote e capo della sicurezza della cantante, Bryan Seaver. «Questo videomessaggio è qualcosa che Dolly mi chiese di fare anni fa, prima che riuscissi davvero ad assorbire l'idea che sarebbe diventato una realtà», ha spiegato nel filmato, ricordando la serenità con cui l'artista ha affrontato i suoi ultimi momenti: «La tristezza appartiene a noi, non a lei. Dolly ha vissuto nella luce ed è ora tra le braccia di Gesù, accolta da Carl, dai suoi genitori e da innumerevoli persone». Si chiude così, tra musica, generosità e legami indissolubili, il cammino straordinario di un'icona che lascia un vuoto incolmabile nel cuore di milioni di fan.

https://www.leggo.it/schede/26_agosto_2026_dolly_parton_come_morta_dura_battaglia_contro_cancro_cure_trascurate_marito_oggi-la_famiglia-4-9726784.html 

 

 

 

 

 

Tim Curry è morto, fu il leggendario e spaventoso Pennywise di "It": aveva 80 anni. L’ictus e i problemi di salute

 


L’attore britannico è scomparso a Los Angeles. Icona del cinema, del teatro e della televisione, era diventato indimenticabile nei panni di Frank-N-Furter in "The Rocky Horror Picture Show" e del clown Pennywise nella miniserie "It"

Foto Ipa
Foto Ipa


È morto a Los Angeles, all’età di 80 anni, Tim Curry, attore britannico entrato nell’immaginario collettivo grazie ad alcuni dei personaggi più iconici e inquietanti della cultura pop. A confermare la notizia a Variety è stata la sua manager di lunga data, Marcia Hurwitz, spiegando che l’attore si è spento serenamente nella sua abitazione di Toluca Lake. Non sono state rese note le cause della morte.

Negli ultimi anni Curry aveva affrontato importanti problemi di salute dopo il grave ictus che lo aveva colpito nel 2012, evento che aveva segnato profondamente la sua vita e la sua attività professionale.

Chi era Tim Curry

Il nome di Curry resta legato innanzitutto al dottor Frank-N-Furter di "The Rocky Horror Picture Show", personaggio che interpretò nel film del 1975 dopo averlo già portato in scena a teatro. 

Un ruolo eccentrico, provocatorio e diventato negli anni una vera icona, capace di trasformare Curry in una presenza inconfondibile dello spettacolo internazionale. Ma la sua carriera non si è fermata al cult di Jim Sharman.

Curry ha lavorato tra cinema, televisione e teatro, costruendo una filmografia ampia e caratterizzata spesso da personaggi eccentrici, oscuri o sopra le righe. Per il grande pubblico è rimasto impresso anche come Pennywise, il terrificante clown della miniserie televisiva "It", tratta dall’omonimo romanzo di Stephen King.

https://www.leggo.it/spettacoli/cinema/26_agosto_2026_tim_curry_morto_chi_era_attore_oggi-9726893.html 

 

 

 

Elicottero precipita, morti un uomo di 62 anni e la cognata: il dramma sotto gli occhi del fratello (compagno di lei)

 


Le vittime sono il pilota Alessandro Angelo Muscinelli, 62 anni, e la compagna di suo fratello Antonella Pagliarani, 63

Elicottero precipita, morti un uomo di 62 anni e la cognata: il dramma sotto gli occhi del fratello (compagno di lei)


Un elicottero è precipitato questa mattina, 26 agosto, sulle montagne del Piemonte, nella zona della diga di Campiccioli, nel territorio di Antrona Schieranco, nel Verbano-Cusio-Ossola. Nell'incidente sono morte due persone, un uomo e una donna. Sul posto è intervenuto l'elisoccorso, ma per entrambi non c'è stato nulla da fare.

Le vittime dell'incidente sono il pilota Alessandro Angelo Muscinelli, 62 anni, residente a Premeno (Vco), e la compagna di suo fratello Antonella Pagliarani, 63 anni, residente a Milano. Il fratello si trovava nella zona del lago di Campliccioli e ha assistito all'incidente, avvenuto proprio nel prato adiacente alla specchio d'acqua e alla diga omonima.

L'incidente in elicottero

L'incidente è avvenuto intorno alle 11.30. Secondo quanto riferito dal 118, il mezzo è caduto nell'area della diga a 1400 metri di quota, al confine tra l’Ossola e la Svizzera.Al momento non sono state rese note le cause dell'incidente né la dinamica esatta della caduta.

Cos'è un autogiro

Il velivolo precipitato sarebbe un autogiro, chiamato anche giroplano

A prima vista può ricordare un piccolo elicottero per la presenza di un grande rotore sopra l'abitacolo, ma il suo funzionamento è differente.

Nell'autogiro, infatti, il rotore superiore non è azionato direttamente dal motore: gira grazie al flusso dell'aria generato durante il movimento del velivolo e produce la portanza necessaria a mantenerlo in volo. La spinta in avanti viene invece fornita da un'elica collegata al motore.

https://www.leggo.it/italia/cronache/26_agosto_2026_alessandro_angelo_muscinelli_antonella_pagliarani_morti_elicottero_verbania-9726659.html?refresh_ce 

 

 

«Mente lucida fino agli 80 anni? Non è solo una questione di geni». Chi sono i SuperAger e come allontanano il rischio di demenza

 


La differenza tra una mente lucida a ottant'anni e una in declino non è il destino, bensì le scelte quotidiane compiute decenni prima.

«Mente lucida fino agli 80 anni? Non è solo una questione di geni». Chi sono i SuperAger e come allontanano il rischio di demenza
«Mente lucida fino agli 80 anni? Non è solo una questione di geni». Chi sono i SuperAger e come allontanano il rischio di demenza

Secondo diverse ricerche in ambito psicologico e neuroscientifico, mantenere una buona lucidità mentale fino agli 80 anni non dipende esclusivamente dalla genetica. Sebbene i fattori genetici abbiano un ruolo importante, uno stile di vita caratterizzato da stimolazione cognitiva, relazioni sociali significative e apprendimento continuo sembra essere associato a un migliore mantenimento delle capacità cognitive nel corso dell’invecchiamento.

Il ruolo della genetica e dei SuperAger

Alcune persone di età superiore agli 80 anni mantengono capacità mnemoniche paragonabili a quelle di adulti molto più giovani. Questi individui vengono spesso indicati nella ricerca come SuperAger. Un gruppo di ricerca della Northwestern University studia da anni queste persone attraverso valutazioni cognitive periodiche e, in alcuni casi, analisi del cervello dopo la morte.

Le abitudini di vita dei SuperAger non risultano però necessariamente identiche, non tutti seguono una dieta particolarmente sana, praticano attività fisica regolare o evitano completamente comportamenti considerati rischiosi. Un elemento che sembra invece ricorrere con maggiore frequenza riguarda la qualità delle relazioni sociali.

I SuperAger tendono infatti a riferire una maggiore presenza di rapporti caratterizzati da fiducia e vicinanza. Le loro giornate risultano spesso ricche di attività sociali, volontariato, corsi e altri impegni che richiedono partecipazione e interazione con altre persone.

Questo tipo di osservazione non dimostra, da solo, che una determinata abitudine possa impedire il declino cognitivo. Tuttavia, la presenza ricorrente di questi elementi in persone che mantengono elevate capacità cognitive rappresenta un'importante area di interesse per la ricerca.

L'importanza di imparare attività nuove e impegnative

Non tutte le attività che stimolano il cervello producono necessariamente gli stessi effetti. La difficoltà e la novità dell'attività sembrano avere un ruolo importante.

Nel cosiddetto Synapse Project, la psicologa Denise Park ha studiato gli effetti dell'apprendimento di nuove competenze in persone anziane. I partecipanti hanno dedicato circa 15 ore alla settimana, per tre mesi, ad attività impegnative come la fotografia digitale e il patchwork con macchine da cucire programmabili. Altri partecipanti hanno invece svolto attività considerate più semplici e piacevoli, come socializzare in gruppo o risolvere puzzle.

I miglioramenti cognitivi più significativi sono stati osservati nel gruppo impegnato nell'apprendimento di competenze nuove e complesse. In particolare, è stato rilevato un miglioramento della memoria episodica, cioè quella coinvolta nella capacità di ricordare eventi ed esperienze personali.

Questo suggerisce che, per mantenere il cervello attivo, non sia sufficiente ripetere quotidianamente attività già conosciute. È utile introdurre compiti che richiedano apprendimento, adattamento e uno sforzo cognitivo reale.

Un'attività può quindi essere definita produttiva quando richiede di costruire nuove competenze e affrontare situazioni che non risultano ancora familiari.

Al contrario, un'attività prevalentemente ricettiva utilizza soprattutto conoscenze e abilità già consolidate. Anche attività come i cruciverba possono essere piacevoli e offrire alcuni benefici, ma quando vengono praticate per molti anni con lo stesso livello di difficoltà potrebbero rappresentare una stimolazione meno impegnativa.

Le relazioni sociali e la salute cognitiva

L'isolamento sociale rappresenta un altro importante fattore associato alla salute cognitiva. La Commissione Lancet sulla demenza ha indicato, nel suo aggiornamento del 2024, che una quota significativa dei casi di demenza a livello mondiale potrebbe essere potenzialmente prevenibile intervenendo sui fattori di rischio modificabili nel corso della vita.

Tra questi fattori rientra anche l'isolamento sociale, un ruolo importante è inoltre attribuito alla perdita dell'udito non trattata. 

Le difficoltà uditive possono rendere più complicata la partecipazione alle conversazioni e, nel tempo, favorire una riduzione delle interazioni sociali.

Le conversazioni rappresentano inoltre una forma di stimolazione cognitiva complessa. Durante un'interazione è necessario prestare attenzione, ricordare informazioni precedenti, interpretare il tono della voce, scegliere le parole appropriate e comprendere le espressioni del volto dell'interlocutore.

La combinazione di queste attività coinvolge contemporaneamente diverse funzioni cognitive. Per questo motivo, mantenere una vita sociale attiva non significa soltanto evitare la solitudine, ma anche continuare a sottoporre il cervello a stimoli diversi e imprevedibili.

La riserva cognitiva

Il concetto di riserva cognitiva viene utilizzato per descrivere la capacità del cervello di mantenere un buon funzionamento nonostante la presenza di alterazioni o danni neurologici.

L'istruzione, lo svolgimento di attività lavorative mentalmente impegnative e il mantenimento di una vita intellettualmente e socialmente attiva sono alcuni dei fattori associati a una maggiore riserva cognitiva.

Alcuni studi condotti attraverso analisi post-mortem hanno inoltre evidenziato casi di persone che presentavano nel cervello alterazioni patologiche associate alla malattia di Alzheimer, pur non avendo manifestato evidenti sintomi cognitivi durante la vita.

Questi risultati hanno contribuito a sostenere l'ipotesi secondo cui una maggiore riserva cognitiva possa contribuire a compensare, almeno in parte, gli effetti delle alterazioni cerebrali.

La riserva cognitiva non si sviluppa esclusivamente durante l'infanzia o nella prima età adulta. Anche durante la vecchiaia è possibile continuare a stimolare le proprie capacità attraverso l'apprendimento, le attività intellettuali e le relazioni sociali.

Come mantenere il cervello attivo

Per favorire una stimolazione cognitiva costante può essere utile dedicarsi ad attività nuove e sufficientemente impegnative.

L'apprendimento di una lingua straniera, di uno strumento musicale, di una disciplina sportiva o artistica, degli scacchi, della programmazione o della ceramica sono alcuni esempi.

L'aspetto fondamentale è che l'attività rappresenti una sfida reale e richieda l'acquisizione di competenze non ancora padroneggiate. Commettere errori e incontrare difficoltà fa parte del processo di apprendimento e può rappresentare proprio l'elemento che rende l'attività cognitivamente stimolante.

Anche le relazioni sociali possono essere mantenute attraverso appuntamenti regolari con amici, familiari o gruppi di interesse. Stabilire momenti di incontro ricorrenti può favorire la continuità delle interazioni anche nei periodi in cui la motivazione personale è più bassa.

Un ulteriore aspetto da non trascurare è la salute dell'udito. Effettuare controlli periodici permette di individuare eventuali difficoltà e, quando necessario, intervenire per limitare le conseguenze sulla comunicazione e sulla partecipazione sociale.

Invecchiamento e prevenzione

La lucidità mentale in età avanzata è il risultato dell'interazione tra numerosi fattori, tra cui genetica, salute generale, ambiente, istruzione, attività intellettuale e relazioni sociali. Non esiste una singola abitudine in grado di garantire il mantenimento delle capacità cognitive, così come non è corretto attribuire esclusivamente ai geni le differenze osservate tra le persone.

Le evidenze scientifiche disponibili suggeriscono piuttosto l'importanza di mantenere il cervello attivo nel corso dell'intera vita. Imparare nuove competenze, affrontare attività impegnative, coltivare relazioni significative e intervenire sui fattori di rischio modificabili possono contribuire a sostenere la salute cognitiva durante l'invecchiamento.

https://www.leggo.it/salute/prevenzione/ottantenni_lucidi_demenza_perche_come_evitarla-9726594.html