PENSAVAMO DI AVERLE VISTE E SENTITE TUTTE, MA GIORGIA MELONI HA DECISO DI SUPERARSI. IN UN’INTERVISTA AL “NEW YORK TIMES”, CI HA TENUTO A FORNIRE UNA PROPRIA INTERPRETAZIONE “STORICA” E PERSONALE DEL FASCISMO. E IN APPENA TRE RIGHE HA RIMESSO IN DISCUSSIONE VENT’ANNI DI FASCISMO E OTTANT’ANNI DI ANTIFASCISMO. PARLANDO DELL’EPOCA MUSSOLINIANA, HA DETTO TESTUALMENTE: “È STATA UN’EPOCA PARTICOLARMENTE COMPLESSA”. E ANCORA: “OGGI IL FASCISMO È UNA COSA, SE L’AVESSIMO VISTO STANDOCI IN MEZZO, L’AVREMMO VISTO DIVERSAMENTE” – LA DUCETTA HA SCELTO DI PARLARE AL QUOTIDIANO LIBERAL ODIATO DA TRUMP, CHE LE HA FATTO UN’INTERVISTA ALL’ACQUA DI ROSE (E L’HA DEFINITA “UNA DEMAGOGA DAL TALENTO FOCOSO ANCORATO A UN FREDDO REALISMO”) PER MANDARE UN MESSAGGIO ALLA CASA BIANCA: “CREDEVO CHE LE COSE SAREBBERO STATE PIÙ FACILI CON TRUMP”
Estratto dell’articolo di Ilario Lombardo per “la Stampa”
GIORGIA MELONI - NEW YORK TIMES
Parlare con il New York Times, per una leader di destra come Giorgia Meloni, non è una scelta neutra. Lo è ancora di meno parlare di Donald Trump con la bibbia dei liberal che il presidente americano detesta, a cui ha fatto causa e che mette in cima alla lista dei propri avversari, sicuramente più di Vladimir Putin. È una scelta che svela la volontà della premier di mandare un messaggio. […]
Sono poche righe in un racconto lunghissimo, ma che condensano l'ammissione di un fallimento e il gelo che Meloni riserva al vecchio amico, con cui si era illusa di poter costruire un ponte tra Europa e Stati Uniti, in nome della comune ideologia sovranista: «È evidente che con Trump credevo che le cose sarebbero state più facili, data la nostra convergenza sull'immigrazione e sulla cultura woke. Le cose sono andate diversamente».
GIORGIA MELONI - FIAMMA TRICOLORE FDI
[…] Riaffermare gli stessi concetti al New York Times assume, però, tutt'altra dimensione. Assieme alla Cnn, il quotidiano americano è la vera bestia nera del magnate repubblicano. Un'ossessione, per il numero di volte in cui ha insultato giornalisti e proprietà. Nel 2015 ha fatto causa al giornale per la cifra enorme di 15 miliardi di euro.
Lo scorso luglio ha citato in giudizio la squadra di reporter che in un'inchiesta aveva svelato i problemi di sicurezza del lussuoso Boeing 747-8 ricevuto in regalo dalla famiglia reale del Qatar, a bordo del quale, però, all'ultimo momento, di ritorno proprio dalla Turchia, il Secret Service gli aveva impedito di salire.
MELONI TRUMP TEMPTATION ISLAND MEME 34
Meloni non concede nulla a Trump. Neanche una parola di circostanza per segnalare un merito del presidente Usa che prima del G7 aveva osannato, seguendolo in tutte le sue iniziative: unica leader dell'Ue a essere presente alla cerimonia di insediamento nel gennaio 2025, unica a proporlo per il Nobel, poco dopo essersi precipitata a Sharm el-Sheik per applaudire la nascita dell'impalpabile Board of Peace per Gaza.
Lei conferma di non essersi pentita: «Continuo a credere che l'unità dell'Occidente sia qualcosa di molto importante. Non decido la strategia italiana in base ai miei rapporti personali». Ma è evidente che tutto è cambiato. Trump ha scatenato una guerra commerciale all'Europa, e poi una militare all'Iran che gli italiani stanno pagando nei serbatoi delle proprie automobili.
GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP AL G7 DI EVIAN
Ha terremotato il mondo ed è crollato nei sondaggi. Anche in quelli italiani, che Meloni tiene d'occhio, in vista della campagna elettorale e che la convincono sia meglio tenerlo a distanza il più possibile. La premier rivela che non si sentono al telefono da diverse settimane e si limita a rispondere «vedremo» alla domanda se lo faranno dopo la pausa estiva.
Non è una cosa che Meloni ha fatto molte volte: passare un po' del suo tempo con un giornalista nelle stanze di Palazzo Chigi e lasciarsi scrutare liberamente in un'intervista.
giorgia meloni sul fascismo - intervista al new york times
È stata un'eccezione per celebrare il traguardo a cui tiene più di altri: il 4 settembre conquisterà il primato del governo più longevo della storia repubblicana e per questa occasione ha scelto una delle testate più prestigiose del mondo, nonostante nel vocabolario trumpiano di Meloni e del suo partito il quotidiano verrebbe definito «di sinistra».
Sicuramente molto lontano dal controllo e dalla propaganda del governo. L'inviato del New York Times ne tratteggia l'«ambivalenza» e le «oscillazioni». La inquadra con un'espressione fulminante osservando «il talento focoso di una demagoga ancorato a un freddo realismo». Ne racconta le origini, si fa confessare le attitudini. Poi si sofferma sul Fascismo e sull'antifascismo.
Per il quotidiano restano argomenti seri, che non possono essere derubricati a folclore. L'inviato sembra colpito dal modo in cui la premier minimizza la portata violenta della dittatura, definendola un'epoca «particolarmente complessa», e aggiungendo: «Chiaramente, se guardiamo a questa storia oggi, è una cosa. Se l'avessimo vista stando nel bel mezzo di quegli eventi, probabilmente l'avremmo percepita diversamente, no?».
una giovane giorgia meloni con la bandiera di gioventu nazionale
L'inviato insiste, ricorda cosa è stato il regime del Duce, prima di passare al terrorismo e agli Anni di Piombo. Meloni conferma orgogliosamente di rifiutarsi di definirsi antifascista: «Per lei - spiega il NYT - la sinistra era la responsabile dei problemi dell'Italia del dopoguerra, e il periodo "complesso" in cui il suo partito ha avuto origine era meglio dimenticarlo».
https://www.dagospia.com/politica/new-york-time-meloni-deciso-superarsi-minimizzato-fascismo-e-stata-484429
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