venerdì 21 agosto 2026

Paolo Giaccone

 


La mafia gli fece una richiesta precisa. Una di quelle a cui non si poteva dire di no.


Chiese a lui, professore e medico legale esperto di balistica, di falsificare i risultati dell’impronta di un assassino, di un mafioso nipote di un boss che aveva partecipato a una strage, e le cui impronte erano state trovate su un’auto.


Paolo Giaccone rifiutò. Non insabbiò nulla. Perché era un medico, perché voleva tenere fede al suo giuramento e perché era una brava persona. Resistette anche quando la domanda si tramutò in una vera e propria minaccia. Non falsificò i dati e lo fece sapendo che cosa avrebbe comportato. Quali conseguenze quel "no" avrebbe portato. L’assassino venne infatti condannato all’ergastolo. 


Questo accadeva nel dicembre del 1981. L'11 agosto, mentre si recava all’istituto di medicina legale, il dott. Giaccone venne raggiunto da due sicari. Gli spararono cinque colpi per esser sicuri di ammazzarlo.


Oggi il Policlinico di Palermo porta il suo nome. In ricordo di uomini come Paolo Giaccone e tanti altri come lui, che alla mafia hanno detto di no pagando il prezzo più alto, il ricordo di tutta Italia.

Leonardo Cecchi 

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