«Oggi non so se la mia coscienza è pulita o sporca. Se non avessi ritirato quella denuncia, magari, Tania sarebbe ancora viva. Se non l’avessi fatto, però, mi chiedo anche se sarei ancora qui, a poter parlare». A qualche giorno dall'omicidio di Tania Terrin, uccisa a 39 anni nella sua casa la sera di Ferragosto dal 43enne Dino Keber, che poi si è tolto la vita, a parlare è la donna che con lui aveva avuto una relazione prima che conoscesse la vittima.
Le parole della ex di Keber
Le sue parole restituiscono il senso di un dubbio lacerante: si chiede se il ritiro della denuncia sporta a suo tempo contro l'ex compagno abbia in qualche modo contribuito alla tragedia, ma allo stesso tempo si interroga su cosa sarebbe successo a lei se non l'avesse fatto.
Una storia di denunce ritirate
Tania non è stata l'unica donna a rivolgersi alle autorità per denunciare la violenza di Keber, meccanico di Sambruson di Dolo. Prima di lei, altre tre compagne lo avevano querelato, in momenti diversi della sua vita (nel 2002, nel 2010 e nel 2022), salvo poi decidere tutte di ritirare l'esposto. Tania, denunciando l'uomo lo scorso 18 aprile, è stata l'unica a non fare marcia indietro, forse semplicemente perché non ne ha avuto il tempo.
A raccontare il retroscena è una vicina di casa, che ricorda come anche la prima moglie di Keber, madre di suo figlio, lo avesse lasciato per lo stesso tipo di comportamento ossessivo e violento, salvo poi ritirare la propria denuncia dopo un'archiviazione.
Il copione delle minacce
Chi conosceva Keber descrive un modello di comportamento che si ripeteva con ogni compagna. Un'amica della donna che era con lui prima di Tania racconta che l'uomo minacciava il suicidio come deterrente contro le denunce, promettendo di cambiare e attribuendo i propri atteggiamenti a farmaci, depressione e problemi di salute. Secondo questa testimonianza, più che un manipolatore lucido, Keber sapeva suscitare compassione mostrando un lato vulnerabile di sé.
Un conoscente del paese aggiunge un altro tassello: nei bar che frequentava, l'uomo raccontava spesso una versione capovolta dei fatti, dipingendo le sue ex come instabili o pericolose – arrivando a sostenere che una di loro avesse tentato di dargli fuoco all'auto. Ma bastava ascoltare la versione delle donne coinvolte per capire, secondo questo testimone, chi fosse davvero il soggetto problematico.
I giorni prima della tragedia
Una settimana prima del delitto, Keber aveva detto in paese di essersi procurato una pistola. Al momento della notizia della morte di entrambi, il primo pensiero di chi lo conosceva è stato che avesse sparato prima a Tania e poi a se stesso. Diversi testimoni collegano i comportamenti paranoici dell'uomo a un uso combinato di droghe, alcol e farmaci per il diabete.
Le domande ancora aperte
Gli inquirenti stanno ora cercando di ricostruire se Tania abbia aperto la porta di casa volontariamente o sia stata costretta a rientrare con la forza, e la dinamica esatta dell'aggressione: le prime ipotesi indicano uno strangolamento, ma non si esclude l'uso di altri metodi, tanto che è stata disposta l'autopsia. I carabinieri hanno anche prelevato due bicchieri trovati sul tavolo di casa, per verificare cosa contenessero. Le abitazioni di Camponogara e Sambruson di Dolo restano sotto sequestro, mentre gli inquirenti analizzano i cellulari di vittima e carnefice per accertare eventuali episodi di stalking non denunciati.
https://www.leggo.it/schede/19_agosto_2026_tania_tyerrin_viva_denuncia_ritirata_ex_fidanzata_dino_keber-le_domande_ancora_aperte-5-9714566.html

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