sabato 15 agosto 2026

“LA COSTRUZIONE DEL MITO CONTRIBUISCE A CAUSARE LA CADUTA DI UN SISTEMA QUANDO CROLLA L’EROE DI TURNO”

 

“LA COSTRUZIONE DEL MITO CONTRIBUISCE A CAUSARE LA CADUTA DI UN SISTEMA QUANDO CROLLA L’EROE DI TURNO” – ROSARIA CAPACCHIONE, GIORNALISTA ANTI-MAFIA CHE VIVE DA ANNI SOTTO SCORTA, ASSISTE RASSEGNATA AL CASO RANUCCI-LAVITOLA: “ANDARE A MANGIARE SPAGHETTI PER RACCOGLIERE NOTIZIE È NORMALE, MA IL PUNTO È IL RAPPORTO DI AMICIZIA CON LA FONTE, CHE SI CHIAMA LAVITOLA E SORGONO DUE DOMANDE: CHI USA CHI? COME FAI A ESSERE SICURO DI NON ESSERE USATO?” – “LA NOSTRA CATEGORIA HA RESISTITO AL FASCISMO, AL TERRORISMO, ALLA MAFIA, MA STAVOLTA VEDO L’ASSUEFAZIONE. IL GIORNALISMO È FATTO DI DUBBI, DI CONFRONTO, NON DI COSTRUZIONE DEL NEMICO A TUTTI I COSTI”

ranucci lavitola rosaria capacchione  

Estratto dell’articolo di Nello Trocchia per “Domani”

 

Rosaria Capacchione 22

Rosaria Capacchione ha fatto la giornalista tutta la vita. Quando scriveva del clan dei Casalesi attorno era silenzio e indifferenza, vive da anni sotto scorta. […]  È stata senatrice del Pd, ma le è bastata una legislatura.

 

Il pluripregiudicato Valter Lavitola è tornato o forse non è mai andato via. È in carcere come mandante della bomba che ha colpito l’amico fraterno Sigfrido Ranucci, che ne pensi di questa storia?

La bomba è un fatto gravissimo, resta una manifestazione criminale da terroristi. Lavitola? Perché abbia messo la bomba dubito lo sapremo mai, in certi mondi oscuri trovare la verità non è semplice.

 

GOMES TAVARES - SIGFRIDO RANUCCI - VALTER LAVITOLA - MEME BY OSHO

In fondo questa storia è un concentrato di questioni di cui da tempo dibattiamo tra colleghi a partire dal rapporto dei giornalisti con le fonti. In particolare la scivolosità e l’ambiguità di certi contatti che se diventano frequentazioni assumono altri connotati.

 

Noi giornalisti dobbiamo frequentare ogni ambiente a caccia di notizie, tu saresti andata a mangiare da Lavitola?

Certo, andare a mangiare spaghetti ai ricci per raccogliere notizie è normale, anche io andavo dove sapevo che avrei visto cose e persone. Ognuno può essere amico di chiunque, ma il punto è un altro ed è il rapporto di amicizia con la fonte. Quella fonte si chiama Lavitola e sorgono due domande: chi usa chi? Come fai a essere sicuro di non essere usato?

LA DOLCE VITOLA - MEME BY EMILIANO CARLI

 

I giornalisti hanno bisogno di fonti e parlano con tutti. Ranucci, dopo la perquisizione a Lavitola, ha detto: «Non credo abbia messo lui la bomba, ma nel caso fosse il mandante non voleva fare male a me e alla mia famiglia». Siamo a un altro livello rispetto al rapporto cronista-fonte?

Bisogna avere cura dei rapporti che costruiamo. Ancor di più se si tratta di fonti dubbie. Mi riferisco a fonti legate a rapporti con servizi segreti e ambienti massonici. In questo caso ci vuole rigidità, non ci si costruisce un’amicizia […]. Io uso una regola perché quella persona, che avrebbe interesse a tacere, mi racconta una notizia? […]  devo saperlo per evitare di finire nella trappola. A volte diventa impossibile scoprirlo ed è meglio evitare. Evitare in ogni modo.

 

[…] Ma il giornalismo di Report non è un modello da difendere?

Non c’è un modello da difendere o da affossare, sono le persone che costruiscono i modelli. Io ho lavorato per anni in un giornale, cambiavano i direttori ma noi eravamo sempre gli stessi, chi era un poco più debole e ricattabile, chi era più coraggioso, chi più impaurito. Nulla più.

 

VALTER LAVITOLA

Quanto è profonda la crisi del giornalismo?

Dovremmo riflettere molto sul nostro mestiere. La nostra categoria ha resistito agli arresti nel periodo del fascismo, del terrorismo, a colleghi ammazzati dalla mafia, ma questa volta vedo l’assuefazione.

 

Vincono i comunicati stampa, la notizia che dura tre minuti nelle testate online, c’è una mancanza d’interesse verso gli approfondimenti che non significa solo fare inchieste, ma fare il nostro lavoro. Il nostro lavoro è fatto di dubbi, di confronto con le parti non della costruzione del nemico a tutti i costi.

 

rosaria capacchione

Il mio capo mi diceva: “Hai sentito la controparte, la moglie, il figlio, l’avvocato?”. La rincorsa allo scoop a tutti i costi senza leggere lo straccio di una carta ci dovrebbe spingere a una riflessione, il caso Minetti insegna.

 

Hai la scorta da anni, ma l’hai vissuta con equilibrio senza la costruzione di eroi o miti. Perché?

Per carattere, per mia natura io volevo stare in disparte. Io dovevo guardare, sentire e scrivere.

 

Quando ho avuto problemi di sicurezza io provavo a non renderli pubblici perché non volevo causare preoccupazioni in mia madre e nei miei familiari.

 

La scorta non qualifica il cronista, ne segna una stagione e non dipende da lui. Ognuno di noi può commettere uno sbaglio, ma deve essere errore del singolo non di una categoria. La costruzione del mito, tipica di questa stagione, contribuisce a causare la caduta di un sistema quando crolla l’eroe di turno.

sigfrido ranucci lavitola e un amico

 

https://www.dagospia.com/cronache/rosaria-capacchione-costruzione-mito-contribuisce-causare-caduta-sistema-483680 

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