venerdì 14 agosto 2026

PER NON DIMENTICARE

 


Nel 1994, a Roma, in una stanza  di Palazzo Cesi-Gaddi, sede della Procura generale militare presso la Corte suprema di Cassazione, spuntano fuori, da un armadio che sarebbe poi stato chiamato "armadio della vergogna", 695 dossier e un registro con 2.274 notizie di reato riguardanti indagini su stragi, fucilazioni violenze commesse dai nazifascisti fra il 1943 e il 1945, molte delle quali a opera della Xª Mas. 


Vittime della "decima", e diverse  fra loro trovano preciso riscontro in quel registro, furono non solo patrioti e partigiani ma anche civili inermi e innocenti.


13 agosto 1944, Borgo Ticino (NO). Per rappresaglia, in seguito a un rastrellamento conseguenza dell'assalto partigiano a un camion della Wehrmacht nella frazione di Borgo San Michele che aveva provocato il ferimento di quattro soldati tedeschi, 12 civili scelti a caso fra la popolazione, fatta convergere nella piazza principale del paese (da una parte gli uomini, dall'altra le donne), vengono fucilati con la complicità della Xª Mas capitanata del tenente di vascello Ongarillo Ungarelli, lo stesso che, il primo novembre 1944, avrebbe fatto fucilare sei partigiani a Castelletto sopra Ticino (NO). Queste le vittime, ricordate in una lapide di Borgo Ticino come i "martiri del 13 agosto": Cesare Cerutti (18 anni), Luigi Ciceri (23 anni), Giovanni Fanchini (26 anni); Rinaldo

Gattoni (22 anni); Alberto Lucchetta (22 anni); Giuseppe Meringi (19 anni); Narcisio Nicola (23 anni); Olimpio Paracchini (28 anni); Benito Pizzamiglio (22 anni); Andes Silvestri (29 anni); Cesare Tonioli (28 anni); Francesco Tosi (30 anni). Gli abitanti di Borgo Ticino furono quindi cacciati dalle loro case (dovettero aspettare il giorno dopo per recuperare i cadaveri dei fucilati e dar loro una degna sepoltura) e il paese fu messo a ferro e fuoco. Ecco la nota relativa contenuta nell'"armadio della vergogna": «n°: 1674 Imputati: Ignoti militari tedeschi delle S.S. Ignoti militari italiani della X° Mas. Titolo del reato: Violenza con omicidio art. 185 c.p.m.g. e distruzione art. 187, Aiuto al nemico art. 51 c.p.m.g.».


Nel suo appello al voto per le europee, inneggiando alla Xª Flottiglia MAS, il generale Roberto Vannacci ha invitato a “fare una decima” sul simbolo della Lega in accompagnamento all’indicazione del suo nome sulla scheda. Un atto compiuto per giunta all’indomani del 30 maggio, il giorno in cui Giacomo Matteotti, segretario del Partito Socialista Unitario (PSU) e fiero avversario del regime fascista, pronunciò alla Camera dei deputati (1924) il suo storico discorso sullo svolgimento delle elezioni del 6 aprile precedente: quel discorso, undici giorni dopo, gli sarebbe costato la vita. Non dimenticatelo. Non dimenticate neanche che, per il generale, Benito Mussolini è stato uno "statista" e che, come lui stesso ha scritto nel "Mondo al contrario": 


"Se la democrazia non riesce a dare risposte concrete soprattutto nei confronti della delinquenza comune e di quei reati, come i furti, che toccano più di ogni altro il cittadino allora l'elettorato si volgere verso sistemi diversi, verso forme di governo più efficaci nei confrinti dei malviventi" (p. 148).


Il programma elettorale di Futuro Nazionale pubblicato sul sito del partito, imbevuto di fascismo perfino nel lessico, mostra a chiare lettere il senso profondo di quella minaccia. Vogliono smantellare la democrazia, na non ci riusciranno. Ci mobiliteremo.


Ringrazio tutti gli avvocati che si sono già messi a disposizione per l'elaborazione di un documento, che trasmetteremo alla Presidenza della Repubblica, in cui  si possa dimostrare il concreto pericolo rappresentato dalla nascita di un partito di chiara ispirazione neofascista.

Massimo Arcangeli 

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