venerdì 27 giugno 2014

Intervista. Luca Germena, artista delle piante: “Nelle radici la vita è già animale”

luca germena-Tiziana Salotti- Il giornalista Walter Giuliano, suo amico da sempre, ha descritto in quest’aforisma l’essenza dell’operato di Luca Germena. Aviglianese, nato nel 1962, diplomato come geometra e poi agente di commercio presso varie aziende, ha lavorato per vent’anni nel giardinaggio. Poi, la sua vita ha subito una svolta improvvisa.
Mi racconta di sé questo personaggio dal look scelto a caso solo in apparenza, semplice, foulard colorato sempre in tinta con il resto dell’abbigliamento un po’ casual, l’eterna pipa sull’orlo delle labbra. Siamo nel suo laboratorio, in realtàun vecchio capanno per gli attrezzi che ovunque parla di lui, dai libri sulla natura alle sue prime opere, un curioso e affascinante marasma di ricordi vecchi e nuovi. Nell’aria, un sapore di legno e spezie.
«E’ dai genitori di mio padre che ho acquisito il mio amore per la natura, in particolare per i boschi», dice, «un giorno mi sono chiesto se potessi trasformare quest’amore in un’arte, e allora, parlo del 2006, ho colto in una radice un soggetto che nessun altro poteva vedere: ci ho scolpito un’anatra. Da quel momento ho compreso come le radici che io scolpisco sono soltanto il concretizzarsi dei ricordi dell’albero stesso, la sua essenza…»
luca germena 1
L’incontro in un bar con l’amico Gianfranco Salottilo ha segnato. « Allora avevo realizzato una ventina di sculture, e Gianfranco, allora vicepresidente del Parco  Naturale dei Laghi, mi ha chiesto di realizzare una mostra proprio nella sede del Parco. Ricordo che gli scintillavano gli occhi quando mi battezzò “genio delle radici”. La mostra ebbe una grande  risposta di pubblico. Il mio motto? Sì, ne ho uno», mi dice strizzandomi l’occhio con il suo fare tra l’affettuoso e lo scanzonato, «Qui non è l’uomo a decidere cosa fare della materia; egli deve vedere ciò che la Natura ha già creato.»
Ora Luca Germena ha alle sue spalle più di cinquanta personali, delle quali si possono citare quelle al Museo di Scienze Naturali di Torino, al Parco del Mercantour in Francia e al CERN di Ginevra. Una delle più suggestive che ho visitato ultimamente è stata quella tenutasi nella chiesa di Santa Croce in Avigliana, intitolata “The natural sculpture” , nella quale Luca ha fatto da autore e anche da scenografo. Un affascinante dedalo di finte liane e foglie secche, tra le quali egli si muoveva come un moderno Robin Hood.
E lui non solo scolpisce, ma a ogni statua dedica una sua poesia. «Uno dei miei sogni? Be’, vivere di scultura non sarebbe male. Avessi un centesimo per ogni parola che hanno scritto su di me, sarei ricco… »
E’ sempre bello incontrarlo al bar, dove ogni mattina viene a leggere il giornale prima di svolgere un’altra sua attività: ora che è un artista, può insegnare ad  altri la propria arte svolgendo dei corsi.
Un suo perenne ricordo? Ho in casa una grossa scultura, un rospo, e una poesia di mio padre che parla di Luca:
“Un bimbo malformato accarezza rapito/ il leggiadro svasso di legno/ reso vivente da una morta radice./ Forse rinfocola, lo sfortunato,/ la propria speranza d rigenerarsi alla vita/ così come ha ottenuto l’uccello,/ liberato dall’ultima radice del bosco.”

luca germena 2

http://www.articolotre.com/2014/06/intervista-luca-germena-artista-delle-piante-nelle-radici-la-vita-e-gia-animale/

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