giovedì 26 giugno 2014

Calunnia a De Gennaro. Ciancimino: “Mi schiacceranno come un sassolino, ma la verità non deve avere ostacoli”

Ciancimino accusato di calunnia verso De Gennaro: "Mi schiacceranno come un sassolino, ma la verità non deve conoscere ostacoli"-Redazione- Si è tenuta nella giornata di ieri, a Caltanissetta, la seconda udienza preliminare per il rinvio a giudizio per calunnia aggravata nei confronti di Massimo Ciancimino. 
La richiesta di rinvio a giudizio era stata avanzata dalla procura nissena per delle dichiarazioni rilasciate dal superteste che vedevano protagonisti Gianni De Gennero e Lorenzo Narracci, "esponenti di punta dei servizi segreti italiani" e coinvolti, secondo le sue affermazioni, nella trattativa Stato-mafia.
A fronte di ciò, Ciancimino ha richiesto di poter essere interrogato dal gup e la sua domanda è stata accolta.
"Non ha mai pensato per un solo istante da quando sono stato chiamato a testimoniare su fatti e personaggi legati alla trattativa, talvolta secondo molti anche agendo da pazzo, che gli stessi fossero estranei alla stessa vicenda", ha dunque assicurato il testimone chiave del processo sulla Stato-mafia. "Sarei disposto a fare qualsiasi esame per poter constatare la mia buona fede e la totale mancanza di dolo nel chiamare in causa i due funzionari." "Potrei", aggiunge, " affrontare qualsiasi esame in merito, dalla macchina della verità a tortura compresa, non ho mai calunniato nessuno sapendo che lo stesso sia estraneo alle vicende da me raccontate."
"Se ciò è accaduto non è certamente per mia volontà", specifica Ciancimino. "Non accuserei mai nessuno sapendolo innocente, io stesso ho fornito il materiale che oggi mi vede anche imputato nello stesso processo della trattativa in corso innanzi la Corte di Assise di Palermo."
"La verità non deve conoscere ostacoli", tuona il superteste. "Chi mi continua a dire che ho esagerato sappia che se non si avrà la forza di andare oltre le solite barriere che da decenni limitano le inchieste per colpa di troppe memorie tardive ed omertà istituzionali non si potranno mai trovare i responsabili di tutte le stragi avvenute in Italia, di cui tutt'oggi non se ne conoscono i reali mandanti." Nè, aggiunge, si potrà sapere "cosa nascondesse la ben sperimentata 'strategia della tensione'"
"Non devono, non possono esistere barriere tra le indagini per la trattativa e la verità", prosegue ancora, "non in un paese che commemora e celebra come propri eroi le le stesse vittime di quelle stragi.""Basta messaggi e lettere istituzionali a familiari, basta commemorazioni e navi di giovani", aggiunge Ciancimino, che, pur definendole "bellissime iniziative", sono circondate da un contesto di "ostracismo istituzionale", lo stesso che si verifica nei confronti del processo sulla trattativa. "Senza il sostegno verso i magistrati impegnati in questo difficile processo che tenta di poter andare avanti", avverte infatti, "mai nessuna verità sarà restituita alle vittime di quelle orrende stragi."
Ciancimino ricorda poi due citazioni passate alla storia: quella di Giovanni Falcone dopo il fallito attentato all'Addaura, che chiamava in causa "menti raffinatissime" e quella di Paolo Borsellino, che, tornato dalla Capitale, confidava alla moglie di aver visto a Roma "il volto della mafia": "Chi sostiene che tutto questo fosse un piano messo a punto dal solo Riina o insieme a Provenzano non vuole la verità", spiega il teste. "Chi sostiene questa tesi la verità vuole nasconderla, la offende, infangando anche la memoria degli stessi magistrati morti per servire un paese che ad oggi non gli ha mia reso giustizia."
"Non sono pazzo", precisa Ciancimino. "Lo pensano in molti, familiari compresi. 'Solo un pazzo o un deficiente poteva accusare De Gennaro' sono le parole pronunziate da tanti, pure dagli stessi miei familiari, 'un suicidio mediatico' è stato anche definito da illustri giornalisti." "A tutti", però, "rispondo di avere sempre saputo a cosa andavo incontro e cosa mi sarebbe capitato, sarò anche pazzo ma non scemo, so che mi schiacceranno come un sassolino, ne ho piena contezza, lo hanno già fatto, hanno tentato in tanti a scoraggiarmi, amici e nemici".
Non per questo, però, "dichiarerò di mai avere agito in mala fede, non accetterò nè sconti di pena nè riti alternativi per evitare pesanti condanne ed circoscrivere eventuali mie responsabilità", garantisce. "Se non si vuole ammettere che tutti siamo eguali innanzi alla legge e che tutti hanno l'obbligo di raccontare fatti a loro conoscenza, in particolare chi rappresenta lo stato, senza trincerarsi dietro più di 200 risposte 'non ricordo ', 'non sono in grado di mettere a fuoco i fatti che mi si chiedono', o peggio, 'Signor Giudice questo mio non ricordo è veramente genuino',  non rende onore a chi per decenni ha dichiarato di essere amico.
"Sarò condannato, non ho molti dubbi, lo facciano, anche con il massimo della pena visto le aggravanti di ogni tipo che i contestano", prevede Ciancimino, amareggiato. "Non temo il carcere, non lo ho mai temuto, temo molto di più la vergogna, ho conosciuto bene purtroppo ambedue."
"Meglio dieci anni di carcere da uomo libero (solo la verità potrà rendere libere le persone ), che cento anni da codardo e vigliacco in libertà", conclude dunque.

http://www.articolotre.com/2014/06/calunnia-a-de-gennaro-ciancimino-mi-schiacceranno-come-un-sassolino-ma-la-verita-non-deve-avere-ostacoli/

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