sabato 23 febbraio 2013

Addio a Mario Ciuffi, il supertifoso viola


FIORENTINA


Proprio il giorno dopo la bella vittoria della sua Fiorentina si è arreso a 78 anni in una stanza di Careggi dove stava lottando dallo scorso Natale


 Non ce l'ha fatta Mario Ciuffi. Proprio il giorno dopo la bella vittoria della sua Fiorentina si è arreso a 78 anni in una stanza di Careggi dove stava lottando dallo scorso Natale. Eppure chi lo conosceva bene negli ultimi tempi aveva avuto l'impressione che avesse scelto di lasciarsi andare, consapevole che comunque la sua ironia, le sue battute, la sua energia e quella incredibile generosità non avrebbero più potuto cambiare le cose. E' stato un uomo buono Mario Ciuffi, sempre disponibile con tutti, innamorato di Firenze e della Fiorentina e per questo la sua scomparsa lascia un vuoto enorme.
Chi non lo ha mai visto in televisione con la sua storica "frustata" che non risparmiava mai nessuno, perché quella maglia viola andava sempre difesa senza se e senza ma, oppure ascoltato per anni a Radio Blu con i suoi commenti del dopo partita o il suo spazio "autogestito" del martedì, appuntamento immancabile per parlare di Fiorentina sempre col sorriso. Perché per il "Pontefice Massimo" della tifoseria viola il calcio restava prima di tutto "il gioco più bello del mondo". Un divertimento ma anche una passione infinita che lo portava a seguire i viola anche in trasferta, nonostante quei lunghi viaggi lo affaticassero. Ma Ciuffi era così, esagerato nelle vittorie ("siamo chiaramente in corsa per il terzo scudetto", quante volte lo abbiamo sentito pronosticare il sogno di ogni tifoso viola) e magnanimo nelle sconfitte.
Certo per vincere "gna frugarsi" amava consigliare ai presidenti, ma il suo era solo un invito e mai una venale polemica. Ha accolto generazioni di allenatori e di giocatori. Perché per essere davvero "da Fiorentina" non bastava la firma sul contratto, serviva l'investitura ufficiale di Ciuffi sempre presente alle presentazioni con l'immancabile sciarpa viola da mettere al collo del nuovo arrivato. Perfino Diego Della Valle il giorno del suo insediamento a Firenze non potè sottrarsi a quel rito tanto semplice quanto pieno di significato. Perché Mario era come il tramite fra la città e la Fiorentina, col suo modo così genuino di tifare, quasi di un'altra epoca. Quella in cui il Bar Marisa cresceva per diventare "l'Università del calcio", quella degli stadi sempre pieni, dei grandi campioni. E delle grandi rivalità come quella con quella squadra bianconera che Ciuffi non nominava mai (e oggi non lo faremo neanche noi) chiamandola invece semplicemente "Lei". Oggi tutto questo entra di diritto nella storia della tifo viola. Che perde il suo "supertifoso", e tanta di quella ironia e semplicità cheraccontavano il calcio in un modo unico. "La palla è quella gialla" ha cantato così la Fiesole ai giocatori dell'Inter domenica sera. Un coro che a Ciuffi sarebbe sicuramente piaciuto.

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