venerdì 27 giugno 2014

Stato-mafia. Gargani: “Tutti sapevano delle revoche del 41bis”

gargani-G.C.- E' un vero e proprio colpo di scena, quello che si è consumato nella giornata di ieri durante la nuova udienza del processo palermitano sulla trattativa Stato-mafia.
Sul banco dei testimoni, lui,Giuseppe Gargani, l'ex europarlamentare della Dc distintosi per i tanti "non ricordo" dichiarati davanti ai giudici. Ma, tra una dimenticanza e l'altra, l'uomo una rivelazione la fa, forse involontariamente. Una importante, fondamentale: "In Parlamento si sapeva delle revoche degli oltre 300 provvedimenti di carcere duro per i mafiosi decisi da Conso. Ne parlai con lui, ma disse che era stata una decisione autonoma, in quanto era un garantista", ha infatti dichiarato rispondendo all'avvocato Roberto D'Agostino. Una breccia nel muro del silenzio, di quell'omertà che, per anni, ha avvolto la scelta di togliere dal 41bis centinaia di mafiosi: esattamente come richiedeva Cosa Nostra per fermare le stragi.
"In che modo apprese della mancata proroga di oltre 300 decreti 41bis prima di andare a parlare con il Ministro Conso?”, chiede a quel punto il pm Di Matteo. "Non ricordo, forse dalle agenzie” è la risposta. Peccato che, in realtà, di agenzie al riguardo non ve ne furono mai e il magistrato lo sa. Lo fa notare in aula. Gargani pare cercare un riparo, sostenendo che, in fondo,  tutti ne erano a conoscenza, nel partito e nel Parlamento. Voci che corrono.
Quelle le aveva sentite, altre no. Per esempio, interpellato dai pm, Gargani sostiene che, all'epoca, sapeva poco o nulla di quanto avvenisse all'interno della Dc. Non sapeva del documento di solidarietà per Scotti firmato dai suoi colleghi democristiani, né aveva avuto modo di conoscere la definizione con cui Andreotti aveva accolto l'allarme dello stesso Scotti su attentati nel '92: una "patacca".
Una dichiarazione importante, la sua, poiché va a smentire in parte la versione del Ministro dell’Interno dell’epoca, Mancino, che ha sempre sostenuto di non averne mai saputo nulla. Se non, come specifica poco dopo Gargani, "a cose fatte".
Si parla proprio di quel Mancino accusato di falsa testimonianza, subentrato aVincenzo Scotti, sulla cui destituzione Gargani sostiene la buona fede: secondo lui la sostituzione era nata semplicemente dalle mancate dimissioni da parlamentare dell'uomo, a fronte di una regola di allora, che interessava quanti ricoprissero incarichi in seno all'esecutivo.
La deposizione è poi proseguita con le domande del pm Di Matteo riguardo una telefonata, avvenuta nel dicembre del 2011 e intercettata dalla giornalista Amurri, in cui l'ex europarlamentare discuteva con Calogero Mannino. "Hai capito, questa volta ci fottono, dobbiamo dare tutti la stessa versione", aveva dichiarato questi, nella ricostruzione presentata dalla giornalista. "Spiegalo a De Mita, se lo sentono a Palermo è perché hanno capito. E, quando va, deve dire anche lui la stessa cosa, perché questa volta ci fottono."
"Quel cretino di Ciancimino figlio ha detto tante cazzate, ma su di noi ha detto la verità. Hai capito? Quello… il padre… di noi sapeva tutto, lo sai no?", proseguiva Mannino. "Questa volta, se non siamo uniti, ci incastrano. Hanno capito tutto. Dobbiamo stare uniti e dare tutti la stessa versione”.
Parole inequivocabili, ma che in aula, Gargani smentisce. Nessun riferimento alle "verità" di Ciancimino, il quale, a detta del democristiano, si trasforma ora solo in un "menzognero". Inoltre, nella ricostruzione offerta ieri ai giudici, l'incontro con De Mita non serviva per accordarsi sulle versioni da riferire in caso di indagini, quanto, piuttosto, per ascoltarlo in virtù della sua "memoria storica". 
La stessa che Gargani non ha. I "non ricordo" si fanno sempre più frequenti durante l'udienza, le contraddizioni anche. Alla fine, restano solo tanti dubbi. Come mai, per esempio, in passato Martelli e Scotti riferirono di alcune pressioni, ricevute dall'ex democristiano, per convertire il 41bis in legge successivamente, il più tardi possibile. Pressioni che Gargani non riesce a riportare alla mente. Così come non ricorda neanche di essersi lamentato per l'eccessiva rigidità di quel provvedimento. Un provvedimento fin troppo fastidioso per Cosa Nostra, e non solo.

http://www.articolotre.com/2014/06/stato-mafia-gargani-tutti-sapevano-delle-revoche-del-41bis/

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