mercoledì 2 gennaio 2013

Intervista allo Sciamano (p.2)



di D. Jensen
Traduzione di Anticorpi.info
Continua dalla Prima Parte.

Jensen:
Cosa si può fare per placare i fantasmi?

Prechtel: 
Su un pianeta finito non si può crescere all'infinito. Si è cercato di sviluppare tecnologie capaci di proteggere; medicine per intorpidire il dolore, fortezze per tenere lontani i fantasmi. Ma niente di tutto questo funziona realmente. Nella nostra cultura quando una famiglia è assediata da un fantasma lo sciamano lo cattura, ne sviscera le componenti e le rimanda una alla volta nell'altro mondo. Infine concorda con la famiglia un programma di conservazione del rinnovato rapporto con l'altro mondo. Non ho idea di come una simile pratica possa replicarsi nella cultura occidentale. Come possono i seguaci di una cultura che considera la terra una cosa morta, ripagare il loro debito nella sua interezza? Come possono allontanarsi da tutti quei fantasmi? Con quanto è stato fatto, e per così tanto tempo, potranno mai davvero essere in grado di fare ritorno a casa?

Per sentirci a casa in qualsiasi posto, e vivere armoniosamente in esso, dobbiamo prima comprendere dove ci troviamo, e osservare ciò che ci circonda. In secondo luogo, dobbiamo avere coscienza delle nostre radici. In terzo luogo, dobbiamo nutrire i fantasmi dei nostri antenati, così che la loro fame non si nutra di noi e di coloro che ci circondano. Infine, dobbiamo cominciare a provare dolore. Ora, provare dolore non significa sedersi da qualche parte e piangere tutto il giorno. Significa piuttosto usare i doni che ci sono stati concessi per creare bellezza da donare agli spiriti. Il dolore non manifestato diventa una sorta di scoria tossica nell'organismo di una persona, ed una crepa nelle fondamenta di una cultura nell'insieme. Queste scorie devono essere epurate, sia dal punto di vista individuale che culturale, dobbiamo iniziare asentire il dolore, deliziosa, eloquente medicina. Poi possiamo iniziare a tributare i nostri doni spirituali alla terra su cui viviamo, la quale un giorno concederà ai nostri nipoti il permesso di vivere su di se.

Jensen: 
Che rapporto c'è tra il dolore e la appartenenza ad un luogo?

Prechtel:
Nel villaggio guatemalteco ove ho vissuto non appartieni alla comunità fino a quando qualcuno della tua gente non muore in quel luogo, ed i sopravvissuti piangono la sua scomparsa, in quel luogo. Fino a quando un numero adeguato di generazioni della tua gente non saranno morte e sepolte sotto quella terra, e la tua anima addolorata non avrà nutrito quella stessa terra, resti un turista, un visitatore.


Mentre vivevo al villaggio uno dei miei figli, ancora bambino, morì di tifo. Fu quando lo persi, che misteriosamente e improvvisamente fui accolto come un vero e proprio appartenente alla comunità. Come se con il mio dolore - che espressi mediante un rituale - avessi pagato l'affitto di quel suolo. Mio figlio si era unito a quella terra, così ora ero come fisicamente collegato alle rocce, agli alberi e all'aria. E visto che tutti gli altri abitanti del villaggio per le medesime ragioni erano collegati al territorio, da quel momento anche io fui legato a loro da un legame di parentela.

Ora, è probabile che i vostri antenati colonizzatori provenienti dalla Danimarca, dalla Francia e dalla Scozia siano stati seppelliti in Nord America, dunque perché non siete ancora i benvenuti qui? Come mai non avete sviluppato il legame con le rocce, gli alberi e l'aria? Perché i vostri antenati defunti sono anime non ancora iniziate, le quali non sono ancora diventate antenati, perché il loro debito non è mai stato ripagato con il dolore e la bellezza. Il giorno che essi si uniranno al territorio diventeranno veri antenati ed inizieranno a non ostacolare la strada dei vivi. A quel punto scoprirete di avere molto meno bisogno di tostapane e computer - di avere meno bisogno di qualsiasi cosa. E finalmente inizierete a vivere armoniosamente.

A tal fine, dovrete studiare la eloquenza, il dolore e il sacrificio. Non sto parlando del tipo di sacrificio in cui qualcuno impone a qualcun'altro tre giorni di lavoro, sebbene simili attività possano fare parte del sacrificio. Sto parlando di tributare al non umano, piuttosto che all'umano.

Jensen: 
Quindi dovremmo fare i conti con i fantasmi, e poi ...

Prechtel: 
Poi sarà il momento di lavorare sulla conservazione, che è di gran lunga l'elemento più importante. La vostra cultura è basata sulla riparazione delle cose, piuttosto che sulla loro conservazione. Ma quando qualcosa viene curata costantemente, non è più necessario ripararla, e i problemi che ci assillano diventano molto più semplici da risolvere.

Non mi riferisco alla conservazione in senso materiale. Nel mio discorso, il verbo 'conservare' significa trovare la strada. Dovrebbe significare la risposta alla domanda: "Che cosa devo fare qui?" La nostra cultura tiene molto da conto la libertà individuale, ma tale libertà può essere goduta solo quando vi è un villaggio che ci attenda per proteggerci, e un gruppo di anziani sorridenti e compassionevoli capaci di cogliere la complessità del mondo degli spiriti, e dunque proteggerci da noi stessi.

Jensen:
Come hanno fatto le tradizioni maya a sopravvivere alla reprimenda dei missionari spagnoli ?

Prechtel:
Gli spagnoli giunsero nel nostro paese nel 1524, e dopo avere demolito il nostro antico tempio usarono le sue pietre per costruire una chiesa nello stesso sito. Era una pratica comune. Ma la gente Tzutujil è caparbia. Si fissarono in mente ognuna delle pietre usate per costruire la nuova chiesa, compresa la loro esatta collocazione, per potere ricostruire il tempio in futuro.

Durante il mio addestramento da sciamano dovetti imparare a memoria la forma e la disposizione di tutte quelle pietre, in quanto erano sacre. Mi sentivo come un tassista alle prime armi lungo le strade di Londra.

I sacerdoti cattolici lasciarono il paese nel 1600 a causa di terremoti ed epidemie di colera. Quando fecero ritorno, molti anni più tardi, trovarono un grosso foro al centro del pavimento della chiesa. Alla richiesta di spiegazioni gli indiani risposero che il foro fosse stato approntato per piantarvi la croce nelle rappresentazioni della crocifissione. In realtà quel buco era qualcosa di vuoto da non riempire, era il vuoto lasciato dal tempio distrutto ed era il collegamento con i livelli di esistenza in cui il tempio era ancora intatto. Per quattro secoli e mezzo gli indiani preservarono segretamente le loro tradizioni in modi che gli europei non avrebbero mai potuto vedere o comprendere. Se gli spagnoli chiedevano loro: "Dov'è il tuo Dio?" gli indiani correvano con la mente a questo posto vuoto.

Ma quando il clero americano tornò nel 1950, non si lasciò ingannare. Bollarono il 'posto vuoto' come idolatria pagana, e lo riempirono di cemento. Ero presente quando accadde, nel 1976. Ero livido dalla rabbia. Andai dal consiglio del villaggio e diedi in escandescenze. Gli anziani mi ascoltarono, fumando tranquillamente i loro sigari, e si dissero concordi. Dopo un'ora o giù di lì, quando  a furia di urlare avevo finito il fiato, gli anziani si diedero a conversare di tutt'altro argomento. "Ma insomma non importa a nessuno?" domandai. "Oh, sì", risposero. "Certo che ci importa. Ma questi cristiani sono davvero stupidi se pensano di poter sbarrare un passaggio da questo all'altro mondo con un po' di fango. E le tue preoccupazioni sono ridicole. Ma se proprio ti preme di fare qualcosa, eccoti una pala, un piccone ed uno scalpello. Riapri il buco."

Lo feci, con l'aiuto di alcuni anziani. Ma i cattolici lo riempirono ancora. Due settimane più tardi lo aprimmo nuovamente ... e così via. Andammo avanti in questo modo diverse volte fino a quando, finalmente, qualcuno pensò di tappare il buco con un masso, così i cattolici poterono illudersi che non fosse sempre lì, e noi potemmo scoperchiarlo ogni volta che si presentasse la necessità. Questa storia la dice lunga su quale sia lo attuale stato spirituale delle genti occidentali. Il buco, il posto vuoto che deve essere nutrito è sempre lì, ma è stato coperto da una amnesia spirituale. Ci diamo da fare tutto il tempo per riempire quel bellissimo posto vuoto con la droga, la televisione, le patatine - qualsiasi cosa. Ma non può essere riempito, perché ha bisogno di essere vuoto.

Jensen:
Da dove nasce la sacralità di un 'posto vuoto'?

Prechtel:
Il popolo maya crede che il mondo non sia venuto fuori della mano di un creatore, ma sia nato da questo posto vuoto e si sia sviluppato come un albero, il cui frutto è ladiversitàGli esseri umani non facevano parte di quell'albero, ma tutto ciò che era su di esso alla fine confluì nella umanità. In noi coesistono semi di zucca, procioni, amebe. In noi c'è tutto. Quando l'albero raggiunse la maturità fiorì e diede i suoi frutti fatti di suoni, i quali cadendo a terra germogliarono e diedero alla luce i diversi tipi di vita. Poi l'albero morì e si trasformò in un humus formato da suoni antichi, i suoni che consentono alle cose di fiorire.

Tutto ciò che udiamo, il tatto. il gusto sono in realtà la manifestazione di tale originaria diversità, il che vuol dire che l'albero non è davvero morto, ma solo disgregato, e sia impegnato a cercare di 'ricordare' se stesso. Ogni anno nel mio paese, i giovani iniziati alla età adulta scendono nel buco verso l'altro mondo per cercare di riportare in vita l'albero dei loro antenati. Pongono i semi con i loro suoni sacri e le loro lacrime nel punto in cui il vecchio albero aveva vissuto. E l'albero ricresce.

Gli iniziati sono in grado di scendere in quel luogo vuoto e ripristinare l'albero della vita, perché conoscono le virtù della eloquenza, del lutto, e sanno come opporsi alla morte, piuttosto che uccidere altri esseri.

Jensen: 
Opponendosi alla morte negano la sua inevitabilità?

Prechtel: 
No, al contrario, lottano con essa. Affinché la vita possa esistere è necessario che sia in atto un incontro di lotta spirituale con la morte; in caso contrario da spirituale la battaglia diventerà fisica, e letale. I maya hanno tredici divinità della vita e tredici della morte. Tali divinità non hanno immaginazione, ed è per questo che per nutrirsi ci uccidono; per ottenere le nostre anime, la nostra immaginazione. Quando la morte ha carpito la tua anima, è felice e smette di uccidere per un po'. Tuttavia in seguito è necessario che qualcuno si rechi verso il basso per chiedere - usando tutta la propria eloquenza - la restituzione della anima.

Quando la morte si rifiuta, allora devi giocare con essa, perché la morte obbedisce ad un'unica regola: la regola dell'azzardo. E devi cercare di ingannarla con la tua eloquenza. Questo è ciò che noi chiamiamo 'lottare con la morte.' La morte non si può uccidere, naturalmente. Il miglior risultato che puoi sperare di ottenere è di condurla ad una situazione di stallo.

Se ci riuscirai, la morte dirà: 'Va bene, ti darò indietro l'anima se prometti di continuare ad alimentarmi con la tua eloquenza su base regolare, e se prometti di morire quando sarà giunta la tua ora.'
Durante l'iniziazione, quando i giovani lottano con la morte, in sostanza essi stanno firmando un contratto che dice: 'Rinuncio al concetto idealistico di vivere per sempre.'
L'anima viene restituita, ma in cambio bisogna dedicare ritualmente una percentuale del frutto della nostra arte, della nostra eloquenza e della nostra immaginazione allo altro mondo.

Questo è l'unico modo di trattare con la morte. Se si tenta di trovare un affare migliore, si finisce per uccidere un sacco di gente. Quando un'intera cultura cerca di fare un affare migliore, o si rifiuta di lottare con la morte mediante la propria eloquenza, la morte risale in superficie e letteralmente ci sbrana a forza di guerre e depressione.

Jensen:
Dimmi di più della anima selvatica.

Prechtel:
Qualsiasi individuo a questo mondo, a prescindere dal suo background culturale o etnico, possiede una anima selvatica che lotta per sopravvivere nello ambiente ostile creato dalla mente di quell'individuo. Il corpo di una persona moderna è diventato un campo di battaglia tra la mente razionalista - che aderisce ai valori dell'era delle macchine - e l'anima nativa. Questa battaglia è la causa di una grande quantità di malattie spirituali e fisiche. Nel corso degli ultimi secoli una mentalità senza cuore e distruttrice di culture ha imposto il proprio cosiddetto progresso sulla terra, divorando tutti i popoli, la natura, l'immaginazione e la conoscenza spirituale. Come un bulldozer, tutto ciò che capita sotto il suo incedere è raso al suolo. Ogni essere umano su questa terra, sia esso africano, asiatico, europeo oppure americano, proviene da antenati le cui storie, i rituali, lingue e tradizioni sono stati distrutti o vietati da questa mentalità.

Tale retaggio è stato bandito in fondo ai ghetti del nostro cuore, o nascosto alla vista all'interno del paesaggio spirituale. Ci hanno insegnato a credere che i nostri pensieri siano in realtà il centro della nostra vita. Che la realtà che ci circonda sia comprensibile solo tramite la cultura tecnologica moderna a cui apparteniamo, e non più con l'anima selvatica. Ma l'anima selvatica non è ciò che induce qualcuno a fare i week-end a contatto con la natura per poi tornare a indossare il proprio completino grigio lavorativo, nella 'vita vera.' Non è una attività ludica da farsi perché è divertente e alla moda. Deve essere autentica, e deve essere spiritualmente costosa.

Jensen:
Parliamo per un momento di cooptazione. Esistono due posizioni comuni in merito alla pratica delle tradizioni indigene. La prima è che non c'è niente di sbagliato nel costruire una capanna sudatoria nel proprio giardino per i ritiri spirituali del fine settimana, pur continuando ad essere un agente di borsa nei giorni feriali.

Prechtel:
Il sistema dei consumatori.

Jensen:
L'altro - che sottoscrivo - è che sia necessario rispettare la privacy delle tradizioni indigene e non sfruttarle per soddisfare i nostri scopi.

Prechtel:
E' ciò che cerco di fare. Nei miei libri faccio sempre molta attenzione a rispettare la segretezza sulle tradizioni maya. A Pueblo - dove sono cresciuto - la scrittura era tabù, perché nel momento in cui viene trasposta in forma scritta la conoscenza si blocca, ed anche perché molta conoscenza diventa inutile quando perde la sua segretezza e sacralità. Spesso le cose più sacre sono anche le più semplici e comuni. Quando questa ordinarietà viene onorata in modi sottili, diventa straordinaria e mantiene la sua utilità spirituale.

Jensen:
Le tradizioni di cui scrivi non sono quelle appartenenti ai tuoi luoghi natali, nel sud.

Prechtel:
No, tuttavia sono vissuto a Santiago Atitlan, in Guatemala, per molti anni. Lì mi sono sposato e sono nati i miei figli. Poi, con l'arrivo degli squadroni della morte supportati dagli Stati Uniti più di 1.800 abitanti del villaggio furono uccisi nei successivi sette anni: furono sparati, picchiati, torturati, avvelenati, fatti a pezzi, lasciati morire di fame, decapitati, o fatti sparire. Tutto ciò si è consumato in un villaggio in cui, prima del 1979, la maggior parte delle persone non aveva mai udito un colpo di pistola.

Fu posta una taglia sulla mia testa ed in tre diverse occasioni, nel 1980, andai molto vicino alla morte. A quel punto decisi di tornare negli Stati Uniti con la mia famiglia al seguito. Successivamente mia moglie tornò a casa e portò con se i nostri due figli. I ragazzi poi decisero di ritornare a vivere da me, ed oggi sono diventati uomini.

Poi, nel 1992 ci fu un altro massacro, e dovetti tornare in Guatemala. Alcuni giovani uomini Tzutujil vennero a prendermi con un pick-up, cosa già di per se strana, dato che a mia memoria nessuno nel villaggio aveva mai posseduto un'automobile. Erano trascorsi solo otto anni dal giorno in cui li avevo lasciati, e già avevano scordato il nome del mio maestro, che fu uno degli sciamani più grandi e famosi in circolazione. Nel corso del viaggio avemmo modo di parlare, e mi resi conto che quei giovani ignoravano o avevano scordato molte nozioni relative alle tradizioni locali. 'Come mai non conoscete cose così importanti?', chiesi loro. 'Beh'  mi rispose uno dei ragazzi, indicando i suoi compagni: 'loro due sono cristiani, e ai cristiani è proibito conoscere queste cose, e il resto di noi non ha avuto genitori. Sono stati uccisi nel 1980.'

Martín Prechtel
Così eccomi qua: biondo mezzosangue americano slegato da qualsiasi rapporto etnico rispetto a quei giovani, eppure impegnato a raccontar loro la storia del loro stesso popolo. Fu a quel punto che realizzai che quei ragazzi, così come i miei figli, non avrebbero mai conosciuto la ricchezza della vita del villaggio. La loro connessione con quei luoghi stava sparendo.Decisi così che avrei trascritto tutto ciò che sapevo di quelle tradizioni, badando tuttavia a non scendere troppo nei dettagli per evitare che i rituali potessero essere espropriati come la terra. Tutto ciò ha irritato molte persone negli Stati Uniti, che insistono nel chiedermi come farlo. Ma io gli rispondo che non si tratta mica di tecnologia.

Jensen:
Hai detto in modo esplicito che il potere dello sciamanesimo non risiede in parole o preghiere specifiche.

Prechtel:
Il mio maestro diceva sempre che - se mai vi sia una ultima speranza di vivere bene su questa terra - essa  va perseguita donando nuova linfa alle antiche radici. Questo non vuol dire che dovremmo fare qualcosa di nuovo, ma che dovremmo fare qualcosa di vecchio in un modo nuovo, che richieda grande coraggio. Ho trascritto nei miei libri la tradizione orale con la speranza che essa possa risvegliare nei lettori il ricordo delle loro origini, così che le loro anime selvatiche possano iniziare a risorgere. Ed ho anche pregato i lettori di non affrettarsi a prendere aerei per recarsi in Guatemala. Una simile deriva non farebbe che portare ulteriore crepacuore e saccheggio. Ognuno deve trovare la risposta nel proprio giardino di casa.

L'unica ragione per esplorare una cultura diversa, dovrebbe essere il percepire lapochezza della propria stessa cultura. Se anche si venisse accettati a vivere in una cultura diversa, sarebbe necessario non abbandonare la propria, e anzi fare ritorno in essa per cercare di rinfocolare le tradizioni indigene all'interno  del nuovo, alienato, fondamentalista, mercantile, nichilista, avido stile di vita occidentale.

Tutto ciò è evidente sia se parliamo di tradizioni, che di risorse naturali. In questo momento i "ricercatori genetisti" sono impegnati a studiare alcune piante medicinali brasiliane usate dalle popolazioni indigene. A che scopo? Per curare i nordamericani bianchi e ricchi dalle malattie provocate dalla stupidità della loro cultura. Voglio dire, stanno minando le tradizioni di altri popoli per curare meccanicamente una serie di mali che sarebbe molto più giusto affrontare correggendo la assenza di grazia e fantasia della propria cultura, con un lutto collettivo che li ponga di fronte alla realtà ineludibile della loro mortalità.
La gente dovrebbe anche sapere che molte cose che sono spacciate come indigene, in realtà non lo sono. Molte delle cerimonie all'interno della tenda del sudore, ad esempio, sono di concezione gesuitica. Nessun indiano aveva mai sentito parlare delGrande Spirito, prima del 1850. Tutta farina del sacco dei gesuiti.

Jensen:
Hai avuto modo di dire che uno dei problemi della cultura occidentale sia l'uso del verbo Essere.

Prechtel:
Da bambino parlavo un dialetto denominato Pueblo Keres, che è sprovvisto del verbo essere. Si tratta di un linguaggio composto prevalentemente di aggettivi. Uno dei segreti del mio adattamento a Santiago Atitlan fu che anche nella lingua Tzutujil è assente il verbo essere. Lo Tzutujil è una lingua basata sul mantenimento e la appartenenza, non sull'essere. Ed in assenza dello essere, non ha senso che una cosa sia fatta assolutamente in un modo piuttosto che in un altro.

Alcuni dei diritti e dei torti per i quali le nazioni hanno combattuto e sono morte non sono neanche contemplati dallo Tzutujil tradizionale. Questo non perché lo Tzutujil sia in qualche modo troppo 'primitivo' per comprendere  la differenza tra il bene e il male, ma perché la cultura Tzutujil non si basa su stati assoluti di permanenza. I maya sono convinti che nulla permane autonomamente. Ecco perché le loro esistenze sono votate verso la conservazione, piuttosto che verso la creazione. Il verbo essere nella lingua Tzutujil è reso sotto forma di 'appartenenza.' Ad esempio, non è corretto dire: 'Lei è una madre' ma una madre la si può solo identificare pronunciando il nome di colui di cui essa è madre. Allo stesso modo, non si può dire: 'E' uno sciamano', ma si dice: 'La sapienza del percorso gli appartiene.' (v. post correlati)

Affinché la moderna cultura occidentale si diffondesse realmente a Santiago Atitlan, i frustrati leader religiosi, i manager ed i leader politici si occuparono per prima cosa di minare la lingua. La lingua è il collante che tiene insieme gli strati dell'universo dei maya: l'eloquenza del discorso è la linfa vitale ancestrale delle mitologie. Il discorso degli dei era nelle nostre ossa. Ma non appena gli occidentali insegnarono il verbo essere ai nostri giovani, tutto il mondo arcaico maya scomparve nelle fauci dei tempi moderni.

In ogni cultura basata sul verbo essere, il primo interesse è l'identità. Al fine di determinare chi tu sia, è necessario che determini prima chi non sei. In una cultura basata sulla appartenenza, invece, la tua identità è legata al tuo prossimo. E' definita dal luogo in cui ti trovi e dalle persone di cui ti circondi. Il verbo essere risulta riduttivo anche dal punto di vista espressivo, perché spoglia il linguaggio di molti elementi di ornamento e bellezza. Di contro, con il verbo essere il linguaggio è più efficiente. Il verbo essere è molto efficiente, e consente di costruire le cose. Piuttosto che costruire cose, i maya coltivano lo status quo come si fa con una pianta. Si prendono cura delle cose già esistenti. In passato, quando è successo che abbiano costruito grandi monumenti, non è stato - come nella cultura moderna - per forzare il mondo ad essere in un certo modo, ma al contrario per rimborsare il mondo con una moneta proporzionata ai doni immensi che gli dei avevano concesso al popolo. I maya non forzano il mondo affinché sia come vogliono: essi fanno amicizia con esso; lo invitano a fare parte della loro vita.

Jensen:
In diversi frangenti hai parlato della importanza della manutenzione / conservazione. Che relazione intercorre tra questo concetto e la pratica Tzutujil di costruire edificifragili?

Prechtel:
Come il corpo fisico, la casa in cui la persona dorme deve essere molto bella e robusta, ma non così robusta da essere immune al deterioramento. Se la tua casa non si deteriora, allora non avrai più alcun motivo per rinnovarla. Ma il rinnovamento è qualcosa di prezioso, perché dà un senso alla manutenzione. Il segreto della solidarietà e della felicità risiede nella generosità della gente, ma la chiave della generosità è l'inefficienza ed il degrado. Dal momento che le nostre capanne non sono costruite per durare a lungo, necessitano di essere rinnovate regolarmente. A tal fine gli abitanti dei villaggi si riuniscono almeno una volta l'anno per lavorare sulle capanne da rinnovare.

I bambini piccoli corrono in giro ostacolando il lavoro della gente. Le giovani donne portano l'acqua. I giovani uomini portato le pietre. Gli uomini più anziani impartiscono disposizioni su cosa fare, e le donne più anziane fanno notare agli uomini anziani dove stanno sbagliando. Una volta terminato il rinnovamento della casa, tutti i partecipanti mangiano insieme, elogiano la casa, ridono e piangono ricordando il passato. In pochi giorni si trasferiscono alla casa successiva. In questo modo, il luogo di ogni famiglia del villaggio viene regolarmente conservato e ricordato. E' andata così per molto tempo, fino al giorno in cui i missionari, gli uomini d'affari ed i politici importarono nel villaggio l'edilizia moderna. Ora quelle case sono scomparse quasi del tutto, ma i rapporti non sono scomparsi con esse. In un certo senso, oggi sono le crisi che rinsaldano i rapporti nelle comunità. Se c'è un nubifragio, o se si presenta qualcuno per costruire una strada in un quartiere, le persone si riuniscono per risolvere il problema. I maya non stanno ad aspettare che una crisi si verifichi; essi le creano deliberatamente, le crisi.

La loro spiritualità si basa su coreografie catastrofiste - altrimenti note come rituali - nelle quali tutti devono lavorare insieme per ricostruire il loro abbigliamento, o le case, o la comunità, o il mondo intero. Tutto deve essere conservato in quanto tutto fu creato in modo così delicato da deteriorarsi facilmente. E' la messa che si compie tutti insieme, il rinnovamento che in ultima analisi rende forte qualsiasi cosa. Tutto ciò vale per le nostre case, per la nostra lingua, per le nostre relazioni. E' un equilibrio delicato che per essere mantenuto richiede una sorta di grazia. Noi tutti vorremmo fare qualcosa che ci sopravviva, ma questa ambizione non dovrebbe tradursi in un edificio, o in un qualsiasi altro oggetto. Tale costante opera di conservazione è l'unica aspirazione degna di essere perseguita.


Articolo in lingua inglese, pubblicato dal sito The Sun Magazine
Link diretto:
http://thesunmagazine.org/issues/304/saving_the_indigenous_soul?page=2

Traduzione a cura di Anticorpi.info

Intervista allo Sciamano (p.1)



di D. Jensen
Traduzione di Anticorpi.info

Martín Prechtel è cresciuto nella riserva indiana di Pueblo - New Mexico - dove la gente prosegue a vivere in accordo agli usi e costumi vigenti prima della colonizzazione europea. Sua madre, indiana canadese, insegnava presso la scuola della riserva; suo padre era un paleontologo di pelle bianca.

Martín ha sempre amato molto la cultura della terra natia. "Ho trascorso la giovinezza nel timore che quel mondo fosse annientato dalle mani di pochi uomini bianchi incapaci di comprenderne la bellezza."

Decise perciò di opporsi a tale pericoloso potere corruttore.
"Gli indigeni lo definiscono i modi dell'uomo bianco" dice, "ma in realtà è molto più di un semplice insieme di modi di fare. Dopo avere trasformato i bianchi, tale potere infettivo li ha resi suoi evidenti propagatori. Questa sindrome orribile non sa che farsene della naturale, selvatica natura dei popoli."

Nel 1970, dopo la fine del suo primo matrimonio e la perdita della madre, Prechtel intraprese un lungo viaggio per schiarirsi le idee. Apparentemente per caso, durante l'itinerario si ritrovò in Guatemala. Viaggiò in tutto il paese per oltre un anno prima di giungere presso un villaggio chiamato Santiago Atitlán, popolato dalla Tzutujil, una delle molte sottoculture indigene maya, ognuna delle quali titolare di tradizioni, lingua ed abbigliamento peculiari.


Poco dopo essere entrato in Santiago Atitlan, uno strano uomo avvicinò Prechtel e gli disse: "Perché ci hai messo tanto? Ti sto chiamando da due anni! Mettiamoci al lavoro!" Fu così che iniziò il suo apprendistato con Nicolas Chiviliu, uno dei più grandi sciamani Tzutujil.

L'apprendistato durò anni. Prechtel imparò a correggere gli squilibri nei rapporti tra le persone, con gli antenati e con gli spiriti. Dovette anche imparare la lingua Tzutujil. (la apprese dalle donne del villaggio, in un primo momento, e dato che le donne Tzutujil parlano in modo differente rispetto ai loro omologhi maschi, i suoi primi discorsi in pubblico suscitarono molto divertimento). Benché non fosse un nativo, Prechtel diventò a pieno titolo membro della comunità indigena. Sposò una donna del posto ed ebbe tre figli, uno dei quali morì.

Dopo la morte di Chiviliu, Prechtel subentrò al suo posto, diventando lo sciamano di quasi 30.000 persone e ottenendo l'ufficio pubblico di Nabey Mam, o primo capo. Una delle sue funzioni di capo era condurre i giovani del villaggio attraverso le loro iniziazioni verso la età adulta.

Prechtel avrebbe voluto stabilirsi per sempre a Santiago Atitlán, tuttavia durante il tempo della sua permanenza il Guatemala era in preda ad una brutale guerra civile. Il governo al potere - con i suoi squadroni della morte supportati dagli Stati Uniti - aveva messo al bando i millenari rituali maya. Alla fine Prechtel fu costretto a fuggire dal paese per salvarsi la vita.

"Sarei rimasto", dice, "tuttavia, prima che il maestro morisse, mi aveva intimato di fare qualsiasi cosa pur di non disperdere la consapevolezza che mi aveva tramandato."
Fu così che Prechtel tornò negli Stati Uniti con la famiglia al seguito, dove "vivemmo di stenti fino a quando fui notato da persone come Robert Bly." (Bly, poesta attivista, descrive Prechtel come "una sorta di piccolo pony che galoppa lungo i campi delle possibilità umane, seminando fiori con la bocca.")

In seguito la moglie di Prechtel decise di tornare al paese natale, mentre egli scelse di restare insieme ai figli negli Stati Uniti dove attualmente vive, a meno di cinquanta chilometri dai luoghi in cui è cresciuto.

Prechtel è autore di Secrets of the Talking Jaguar (ed. Tarcher), saggio nel quale descrive - musicalmente, in modo chiaro e rispettoso - le tradizioni di Santiago Atitlan. Accenna anche alla propria formazione, però non rivela alcun dettaglio che consenta al lettore di appropriarsi delle tradizioni spirituali maya nello stesso modo in cui altri si appropriarono della loro terra. Nel suo libro più recente, Long Life, Honey in the Heart, parla del sacerdozio Tzutujil e della vita nel villaggio prima dello arrivo degli squadroni della morte. Si sofferma anche sulla mitologia del popolo Maya.

Oggi Prechtel gira il mondo intervenendo a conferenze sul tema della iniziazione dei giovani maschi. "Sto cercando di lavorare anche su quella femminile" - dice - "tuttavia il discorso è complesso e lento, soprattutto perché io non sono una donna." Coordina anche dei laboratori di supporto per le persone che intendano riconnettersi con le proprie radici territoriali ed il senso del sacro nella vita di tutti i giorni. "La spiritualità è una cosa estremamente pratica. Non è qualcosa da fare nei fine settimana. E' sempre presente ed essenziale come nutrirsi o tenersi per mano, o scaldarsi in inverno."

Poco prima di iniziare la intervista che state per leggere - che ha avuto luogo presso la casa di Prechtel, in New Mexico - ho scoperto con imbarazzo che il mio registratore non funzionava. La attuale moglie di Prechtel - Hanna - aveva in casa un registratore che ho potuto utilizzare per circa 40 minuti. Dopodiché anche il secondo registratore ha iniziato a fare le bizze. Martín si è scusato. "Produco questo effetto sulle macchine. Il mio dentista non mi fa entrare nel suo studio perché gli si freezano i computer."

Ho preso nota di non fare viaggi in compagnia di Martin. Poi Hanna è riuscita a fare ripartire il registratore, e abbiamo potuto concludere l'intervista. Il mattino successivo il mio registratore andava di nuovo bene.

Jensen: 
Che cos'è uno sciamano?

Prechtel: 
Di solito gli sciamani sono considerati guaritori o medici, ma in realtà è gente che si occupa di ricucire con le lacrime le falle che creiamo nella rete della vita; i danni che provochiamo nella nostra corsa per la sopravvivenza. In un certo senso tutti noi - non esclusi i popoli più anti-tecnologici e spirituali - siamo costantemente impegnati adistruggere il mondo. La domanda è: come reagire di fronte a tale distruzione? La risposta della cultura moderna è quella di limitarsi ad ignorare il debito spirituale che creiamo semplicemente vivendo. Ma in questo modo il debito emerge e ci azzanna sempre più duramente. Tuttavia ci sono altri modi per reagire a questo squilibrio.

Uno di essi è cercare di ripagare il debito offrendo doni di bellezza e di lode al sacro, al mondo invisibile che ci dà la vita. Gli sciamani intervengono per risolvere i problemi che sorgono quando si perde di vista il rapporto che esiste tra noi ed il mondo che ci nutre; quando - per qualsiasi ragione - si smette di ricambiare quel mondo. Tutto ciò parrà strano alle persone moderne ed industrializzate, tuttavia per la maggior parte della storia umana gli sciamani hanno fatto parte della vita ordinaria. Essi esistono in tutto il mondo. Ai moderni individui occidentali sembrano tutte balle perché hanno sistematicamente svalutato l'altro mondo, smettendo di considerarlo come parte integrante della loro vita quotidiana.

Jensen: 
Gli sciamani siberiani sono diversi da quelli del Guatemala?

Prechtel: 
Esistono molti modi di essere sciamani, proprio come al mondo si parlano molte lingue. Tuttavia siamo accomunati da qualcosa di profondo: il fatto di essere ancora tutti esseri umani. Alcuni di noi hanno seppellito la propria umanità, soffocandola o anestetizzandola, tuttavia ogni umano vivente, che sia tribale o moderno, primordiale o addomesticato, possiede un'anima originale, naturale, e soprattutto selvatica, in qualche modo. L'anima selvatica della persona moderna è stata bandita ai confini del mondo dei sogni, ed è sotto  il costante attacco della mente moderna. Quanto più consapevolmente hai memoria della tua anima selvatica, tanto più il suo retaggio ancestrale riaffiora, anche fisicamente.

Noi sciamani cerchiamo di rimediare agli effetti della normale stupidità umana eripariamo le relazioni con le fonti invisibili della vita. In molti casi, i modi di operare sono simili. Ad esempio, i siberiani hanno una tecnica di trance per accedere all'altro mondo, che è simile a quella praticata in Africa.

Jensen: 
Hai menzionato 'l'altro mondo.' Molta gente non ha la minima idea di cosa parli.

Prechtel: 
Se questo mondo fosse un albero, l'altro mondo corrisponderebbe alle sue radici; la parte invisibile che assicura all'albero l'apporto della linfa vitale.L'altro mondo alimenta il mondo tangibile - il mondo in cui si prova dolore, in cui si deve mangiare e bere, si può fallire, il mondo che si rinnova in cicli, il mondo in cui si muore.
E' l'altro mondo che fa funzionare il mondo tangibile, e noi lo supportiamo offrendogli in pasto la nostra bellezza. Tutti gli esseri umani provengono dall'altro mondo, tuttavia lo scordano dopo un paio di mesi dalla nascita. Questa amnesia si verifica perché si rimane abbagliati dalla bellezza e dalla fisicità del mondo tangibile. In seguito tutti noi trascorriamo il resto della vita cercando di rimettere insieme le memorie dell'altro mondo, ci sforziamo di farlo per servire un bene più grande e per insegnare a ricordare alle nuove generazioni di smemorati: i bambini. Spesso questa lezione viene insegnata durante l'iniziazione alla età adulta.

I maya dicono che l'altro mondo ci canti. Noi siamo la sua canzone. Siamo fatti di suoni, e quando il suono passa attraverso il confine tra i due mondi assume la forma di uccelli, erba, tavoli... tutte cose fatte di suoni. Gli esseri umani possono alimentare coloro che abitano l'altro mondo, affinché il loro canto non finisca.

Jensen: 
Chi sono 'loro'?

Prechtel:
Gli esseri che cantano la vita. Si potrebbero assimilare a divinità o spiriti. I maya li chiamano semplicemente 'loro.'

Jensen: 
Anni fa ho letto un vecchio proverbio azteco che dice che "non veniamo su questa terra per vivere; veniamo per dormire e per sognare." Sapresti spiegarmelo?

Prechtel: 
Quando sogni, ricordi l'altro mondo, proprio come facevi quando eri ancora in fasce. Quando sei sveglio, sei parte del sogno dell'altro mondo. Nello stato di 'veglia' io dedico una certa quantità di tempo alla nutrizione del mondo da cui provengo. Allo stesso modo, quando lascerò questo mondo per passare al successivo, suppongo che da laggiù nutrirò quello attuale. Il sogno non guarisce la persona che dorme, ma alimenta il Tutto attraverso il ricordo.

Jensen: 
Da dove proviene il concetto di ripagare il debito, presente nella cultura maya?

Prechtel: 
Come i cristiani nascono gravati da un peccato originale, i maya nascono gravati da un debito originario. Nella visione maya, nascendo contraiamo un debito spirituale verso l'altro mondo per il fatto di averci creati, per avere cantato la nostra esistenza.Ecco perché l'altro mondo deve essere alimentato; altrimenti incasserà in altro modo il proprio pagamento, rovinandoci la vita.

Jensen:
Come si fa a ripagare il debito?

Prechtel: 
Donando a chi ci ha donato la vita. Un pagamento in natura, su cui si fonda la economia spirituale di un villaggio. Come insegnava il mio maestro: "Siediti a cantare su una roccia in mezzo ad uno stagno, e la tua canzone formerà una catena che giungerà oltre i confini, fin dove vivono gli spiriti. Quando la canzone giungerà dalla parte opposta rimanderà un'eco; essa è nutrimento spirituale." Quando invii un regalo, invialo contemporaneamente in tutte le direzioni. Tornerà indietro da tutte le direzioni.

Jensen: 
Un disegno parecchio complesso; innumerevoli persone che inviano le loro canzoni, che si sovrappongono.

Prechtel: 
E' un disegno che la mente non può comprendere. Nessuno può sapere a cosa sia collegato.

Jensen: 
Tutto ciò ha qualche connessione con la tecnologia?

Prechtel: 
La tecnologia attinge dalla terra, eppure non restituisce nulla in cambio. Ad esempio l'automobile. Essa fu  immaginata dai sogni incrociati di molte persone, oppure - se preferisci -  da diversi studi ed esperimenti. Tuttavia a lungo andare molto poco - per non dire niente - è stato restituito alle invisibili divinità affamate che hanno infuso in quella gente la capacità di inventare una simile tecnologia. E' in quel momento che - in una cultura sana - entrano in gioco gli sciamani, perché come per ogni cosa, anche una invenzione viene concessa in cambio di un debito spirituale che deve essere ripagato ritualmente, a meno di non volerlo ripagare fuori dal nostro essere con le guerre, il dolore e la depressione. Un semplice coltello, ad esempio, nella moderna società industriale è considerato come qualcosa di banale, uno strumento primitivo. Ma per il popolo maya è grande il debito spirituale che deve essere pagato per la creazione di un simile strumento.

Jensen: 
In che senso?

Prechtel: 
La persona che costruisce il coltello deve approntare un fuoco che sia abbastanza caldo da produrre carbone. Idealmente il dono deve essere realizzato a mano, cioè mediante l'unico strumento che gli esseri umani hanno in più rispetto agli spiriti. Una volta che il fuoco è abbastanza caldo, il coltellaio deve fondere il minerale di ferro nella roccia. I residui di scarto, che nella cultura occidentale sono gettati via, ricoprono il ruolo più sacro nei rituali sciamanici. Ciò che avanza rappresenta il debito, il bucoche è stato aperto nella tela dell'universo dallo ingegno umano, il vuoto che deve essere riempito.

Per compensare la ferita provocata al divino è necessario offrire un dono rituale pari all'importo che è stato rimosso dalla tela dell'universo. L'ingegno umano è una cosa meravigliosa, ma solo quando viene utilizzato per alimentare le divinità che ci danno la possibilità di eseguire tali imprese. Così, solo per concedersi il ferro, lo sciamano deve pagare per il minerale, il fuoco, il vento, e così via - non in dollari e centesimi, ma in attività rituali di pari entità rispetto a quanto gli è stato concesso. Il ferro deve essere martellato nella forma di un coltello; affilato, temperato e infine rifinito con una maniglia. C'è una divinità da alimentare per ciascuna parte della procedura. Quando la costruzione del coltello è terminata, l'utensile viene denominato 'dente della terra.' Servirà a tagliare la legna, la carne e le piante. Ma se i necessari sacrifici saranno stati ignorati in nome del razionalismo e della superiorità umana, quella lama finirà per uccidere esseri umani.

Tutti questi doni rituali rendono il coltello enormemente 'costoso', e il processo produttivo molto coinvolgente e prolungato. La necessità di ripagare con doni rituali rende alcune cose proibitive in quanto spiritualmente troppo costose. Ecco perché i maya non hanno mai inventato le navette spaziali, i centri commerciali e le beauty farm. Vivono in determinate condizioni non perché sia un modo romantico di vivere. Non lo è: è molto difficile. Però funziona.

La cultura occidentale è convinta che la materia sia morta, e che quindi non venga contratto alcun debito quando l'ingegno umano riceve qualcosa dallo altro mondo. Di conseguenza si giunge ai centri commerciali, le astronavi e la tecnologia 'avanzata', mentre gli spiriti che ci hanno concesso la possibilità di fare tutte queste cose stanno morendo di fame, e sono diventati ossuti e sottili. L'universo è in uno stato di fame e dolore emotivo, perché non è gli è stato dato ciò di cui ha bisogno in forma di cibo rituale e reali doti fisiche. Pensiamo di stare ricevendo gratuitamente, ma in realtà stiamo rubando, il che finisce inevitabilmente per sfociare nella violenza. L'oracolo di Delfi lo aveva previsto: "Che disgrazia per gli esseri umani l'invenzione dello acciaio."

Jensen: 
Perché questo furto condurrebbe alla violenza?

Prechtel: 
Sebbene alimenti tutta la creazione, lo Spirito non è una forza onnipotente come descritto dal cristianesimo, ma una forza naturale di grande finezza. Quando la sua finezza entra in contatto con la goffaggine dell'avidità e della presunzione umana, la sua natura divina violata diventa una forza affamata che divora le cose. Diventiamo cibo per il mostro creato dalla nostra stessa incuria spirituale. Questo mostro si sfama con le guerre, la depressione psichica, l'odio di se e le cattive pratiche economiche che esportano la miseria in alcuni luoghi. La violenza diventa cibo per ripagare ciò che abbiamo rubato alla natura, perché abbiamo smarrito la memoria del patto contratto dai nostri antenati, e ci siamo dati a psicanalizzare e oggettivare questa esperienza, scambiandola per una esperienza personale o una patologia, quando invece si tratta di una penale pagata per essere venuti meno ad un obbligospiritualeA quel punto, il nostro rapporto con la spiritualità viene schermato da una armatura razionalista, una psicologia di protezione che ci induce a razionalizzare il mostro. E al livello individuale diventiamo depressi, perché gli esseri dell'altro mondo si nutrono anche di emozioni.

Jensen: 
In che senso?


Prechtel: 
Quando cessiamo di alimentare gli spiriti, gli spiriti si nutrono della nostra psiche. E quando smettono di cibarsi della nostra psiche si nutrono dei nostri corpi. E quando smettono con i corpi si muovono verso le persone vicine a noi. In una cultura che ha per secoli - o ancora più a lungo - ignorato queste relazioni, la depressione diventa una costante. Si cerca di risolvere la depressione attraverso la tecnologia, ma è solo un palliativo che non risolve realmente il problema. Né funziona saccheggiare le culture altrui, né uccidere il pianeta. Avere successo come esseri umani vuol dire vivere in modo significativo, con passione e completezza, in modo che la propria morte diventi un sacrificio significativo per gli spiriti, e li alimenti.

Nella antichità la morte era considerata un sacrificio significativo. Fino all'avvento della 'civilizzazione' che in nome del monoteismo si sentì autorizzata a soffocare gli dei di tutte le altre culture. Più si invecchia, più la nostra vita diventa significativa come sacrificio, perché ciò comporta un maggiore dono di esperienza per l'altro mondo, e gli spiriti sono maggiormente alimentati dalla nostra parola e la nostra preghiera.

Jensen: 
Cosa rispondi a chi afferma che la nozione del debito da pagare per fare un semplice coltello è inefficiente, e che proprio per questo la cultura occidentale è riuscita a spazzare via così in fretta la vostra. Mentre il vostro gruppo trascorreva i giorni per fabbricare un singolo coltello, l'altro gruppo fabbricava 300 coltelli e vi sottometteva.

Prechtel: 
Chi intraprende simili strategie è destinato a convivere con i fantasmi di coloro che ha ucciso - il che significa che è destinato a fabbricare sempre più coltelli e a diventare sempre più depresso.

Jensen: 
Cosa sono i fantasmi?

Prechtel: 
Prima di occuparci dei fantasmi, dobbiamo parlare degli antenati, perché le due cose sono connesse. Spesso ci si sente obbligati a onorare i propri defunti, ma la questione è un tantino più complessa di così. I nostri antenati non dovevano essere necessariamente molto intelligenti. Sono loro che ci hanno lasciato in eredità questo casino. Alcuni di essi sono stati grandi uomini, ma molti altri soffrivano di enormi tare e pregiudizi. Se a questi antenati hai tributato il dovuto, allora non c'è bisogno di accollarti anche i loro pregiudizi. Ma se non riconosci loro qualcosa, se ti limiti a dire: "Discendo da queste persone ma non mi toccano molto; io sono un individuo diverso e unico," allora sei destinato a spendere la tua vita in continuo combattimento con i tuoi antenati, oppure cavalcando l'onda che essi hanno iniziato. Dovresti farlo molto tempo prima di trovare te stesso e perseguire ciò che ritieni valga la pena perseguire.

La cultura maya usa ripagare il debito con gli antenati costruendo loro una casa. Si chiamano 'case dormienti' - ed in esse sono deposte le spoglie fisiche degli antenati. Le case sono piccole, perché gli antenati non occupano spazio, eppure hanno bisogno di un posto dove stare, come qualsiasi altra cosa.
In secondo luogo gli antenati si alimentano con le parole e la eloquenza. Ognuno di noi vive in un posto in cui si parla un dialetto locale, cioè il retaggio delle lingue delle persone dalle quali discendiamo...
In ultima analisi anche con il linguaggio corrente possediamo ancora la capacità di creare strani, misteriosi poemi capaci di nutrire i nostri antenati, così che la loro fame non divori la nostra vita di tutti i giorni. Se riusciamo a rimuovere i pregiudizi della civiltà, allora possiamo trovare il sentiero del ritorno alle nostre anime ed alla cultura selvatica, dove saremo sempre a casa e benvenuti.

Jensen: 
La mia stirpe è danese, francese e scozzese, ma vivo nel nord della California. Come faccio a trovare il mio sentiero?

Prechtel: 
Il problema non è che i tuoi antenati siano emigrati in Nord America, ma che una volta morti i loro debiti non sono stati adeguatamente ripagati con la bellezza, il dolore, e l'eloquenza. Ogni volta che qualcuno muore, lo spirito di quella persona deve migrare verso il mondo successivo. Tuttavia se in precedenza non è passata attraverso una iniziazione per ricordare da dove provenisse e cosa dovesse fare per proseguire, dopo la morte non sa dove andare. Inoltre, quando una persona muore, il suo spirito deve restituire ciò che è stato tolto per alimentare la sua esistenza terrena. Tutti i rituali funerari e di sepoltura sono antichi modi di pagare il debito verso l'altro mondo e aiutare lo spirito a proseguire il percorso. Uno dei modi con cui è possibile aiutare quelli che rimangono indietro a ripagare questo debito spirituale è semplicemente piangere il morto. Diciamo che la tua amata nonna venga a mancare. Qualcuno potrebbe dirti che non dovresti piangerla perché lei ora si trova in 'un posto migliore', e il pianto è un fatto di puro egoismo. Ma la nostalgia è così enorme che, se tu non piangerai per esprimerla, avvelenerai il tuo futuro con la violenza.

Se questa nostalgia non si esprime come un forte lamento, una canzone o un pezzo d'arte che possa essere di nutrimento per gli spiriti, essa finisce per trasformarsi in violenza contro altri esseri - e, soprattutto, contro la terra stessa. Ma se si è in grado di alimentare l'altro mondo con il proprio dolore, allora si potrà vivere dove i propri morti sono sepolti, ed il luogo diventerà parte del paesaggio, in un certo senso. Molte culture antiche avevano riti in cui ogni anno venivano ricordati gli antenati defunti per ben cinquanta anni, con i vivi che rinnovavano i rituali per ripagare i debiti contratti da ogni singolo defunto. Quando il dolore per qualsiasi motivo non viene manifestato, i fantasmi degli antenati iniziano ad attaccare la cultura. E' già abbastanza difficile fare fronte al mancato dolore per una manciata di persone, ma cosa succede quando i morti sono così numerosi da non disporre di abbastanza tempo per piangerli tutti adeguatamente? Quando il problema deriva da uno o due fantasmi uno sciamano è in grado di aiutare, ma il discorso cambia se si parla di centinaia, o migliaia, o milioni di fantasmi, tra cui gli esseri brutalizzati in qualsiasi modo, come le donne violentate, oppure gli animali  macellati per nessun motivo.

Fine della Prima Parte.
Continua nella Seconda Parte

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Anche il 2012 tra non molto sarà andato.
Approfittiamo di questa occasione per ringraziare i lettori che ci seguono, sempre più assidui e numerosi, scusandoci con chi non abbia ancora ricevuto risposta alle email che ci ha inviato in privato.
Invitiamo chi vorrà onorare il presidente seguendo come da copione il suo patriottico discorso di fine anno, a tenere basso l'audio del televisore o usare le cuffiette; non pochi vicini di casa apprezzeranno l'accortezza.
Infine, come ogni anno di questi tempi rinnoviamo l'auspicio di un futuro pieno diprogressi interiori ed individuali, i soli realmente utili alla causa, in ogni senso.
Auguri
il blog

Facebook diventerà un servizio a pagamento? Negli Stati Uniti il social network testa i messaggi a pagamento con la scusa di studiare una soluzione per evitare il diffondersi dello spam



Ma il coraggio, dov’è? Vigliacchi




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Dov’è il coraggio di sto trombone a cinque stelle che fa boati gastrici ma poi miagola che Monti è “rigor Montis”? Ma che coraggio è questo, pagliaccio? Gli hai mai detto in faccia “Monti, sei un criminale, stai ammazzando una nazione. De-nun-cia-mi!”. Eh grassone? Hai coraggio tu? Che cazzo vuoi cambiare senza coraggio? Io vivo della pensione di una madre 89enne perché nessuno mi dà 4 milioni di euro all’anno per gli spettacoli e le proprietà immobiliari che hai tu, pagliaccio. Ma io sfido il capo di governo con il mio coraggio, da solo, e tremo, ma l’ho fatto perché so che quello è un criminale che va chiamato criminale. Tu non arrivi neppure a sfidare il dito di Casaleggio.
E voi? preti ‘contro’? Contro che, patetici scemi? Tu Don Gallo col cappello da Passator Cortese e il Vangelo secondo De’ André dei miei coglioni? E tu Padre Zanotelli con la tua sciarpina colorata e tutti i tuoi adoranti seguaci, che cazzo ci fate con metà sedere a fare i ‘contro’ e metà culo dentro a quella bestemmia di Dio che è il Vaticano da dodici secoli? Chi credete di prendere per il sedere a dire le belle parole della liberazione mentre quel porco del Papa vi foraggia lo status e la parrocchia? Chi ha dettorifondate la Chiesa di Cristo e scomunicate il Vaticano?” eh? Io o voi? L’ho detto io, non voi, tremolanti preti come tutti i preti.
Ma cosa credete voi tutti, e ora parlo a voi gente, cosa credete di fare senza il coraggio di essere radicali fino alla fine? Senza il coraggio di metterci tutto a qualsiasi costo? Eh? Eh?
Vigliacchi. Patetici poveracci. Gli eroi si chiamano Peppino Impastato e Mariarca Terracciano e quelli che sono stati radicali fino alla fine, e io mi inchino a loro e solo a loro. Stiamo crepando sotto il Vero Potere perché i nostri ‘eroi’ sono dei vigliacchi. E voi che li seguite siete patetici coglioni.
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In nome di Dio, andatevene!


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Se ne devono andare tutti, dove non ha importanza. In un'isola delle Barbados, nell'appartamento monegasco del cognato, in un ospizio, nella tipografia romana del suocero, in Vaticano a pregare per lo Ior, in Europa al posto di Van Rompuy, a insegnare alla Bocconi a studenti inconsapevoli, in un tribunale a esercitare la loro professione, in uno dei loro studi legali a incassare milioni di euro. Se ne devono andare. Non li regge più nessuno. Loro non capiscono. Si credono intoccabili perché garanti di interessi economici delle lobby del cemento, delle cooperative, dei concessionari, della Bce, delle banche internazionali, di Stati esteri. Vivono in un mondo a parte, fatto di studi televisivi, di giornalisti proni, di incontri istituzionali a discettare del nulla al quadrato con la rituale foto di gruppo, circondati da commessi, servi, maggiordomi, amanti. Onorevoli disonorati. Facce di bronzo, facce di merda, facce da impuniti, facce da dimenticare se si vuole riacquistare un minimo di serenità. Facce di responsabili dello sfacelo economico e sociale che si fanno il lifting, i sorrisi tirati ormai in un ghigno, l'incedere da uomini di potere che si credono statisti in scatola. Si ripresentano ancora, riverginati, innocenti, candidi come se non fossero colpevoli del più piccolo errore. Loro che hanno disfatto l'economia, l'informazione, la giustizia, la scuola, il tessuto produttivo, lo stesso Stato. Mantenuti nelle loro posizioni privilegiate per decenni, pagate dalle tasse degli italiani a suon di vitalizi mai rinnegati, di leggi ad personam, ad partitum, per gli amici, per i concessionari, per le mafie. Parassiti, pidocchi, mignatte, zecche. Virus che si spacciano per miracolosi medicinali mentre infettano il corpo della Nazione, certi della copertura vigliacca dei media e confidando nella memoria breve degli italiani. Se ne devono andare. In Parlamento non li vuole neppure l'italiano più mite, il più tollerante, il più distaccato dalla politica. L'Italia è in overdose dei Bindi, Finocchiaro, Cicchitto, Berlusconi, Monti, Bersani, Fini, Alfano, Casini, Maroni e delle centinaia di compari si ostinano a imporre la loro presenza. Non capiscono che sono come Ceaucescu al balcone, Mussolini nel camion verso la Svizzera vestito da soldato tedesco, Hitler nel bunker di Berlino mentre da ordini a divisioni che non esistono più. E' questione di tempo, ma la loro avventura politica è terminata. La campanella del 2013 è suonata, la ricreazione a spese di generazioni di italiani è finita. "Voi siete un gruppo fazioso, nemici del buon governo, banda di miserabili mercenari, scambiereste il vostro Paese come Esaù per un piatto di lenticchie; come Giuda tradireste il vostro Dio per pochi spiccioli. Avete conservato almeno una virtù? C'è almeno un vizio che non avete preso? Chi fra voi non baratterebbe la vostra coscienza in cambio di soldi? E' rimasto qualcuno a cui almeno interessa il bene della Repubblica? Siete diventati intollerabilmente odiosi per l'intera Nazione; il popolo vi aveva scelto per riparare le ingiustizie ed ora siete voi l'ingiustizia! Ora basta! Portate via la vostra chincaglieria luccicante e chiudete le porte a chiave. In nome di Dio, andatevene! (*)"

(*) Dal discorso di Oliver Cromwell al Parlamento inglese nel 1653

San Silvestro, due atleti morti Ex marciatore perde un occhio


Il paralimpico brasiliano Israel Cruz Jackson ha perso il controllo della sedia a rotelle durante la Corrida del 31 dicembre a San Paolo; arresto cardiaco fatale per l'ex ginnasta spagnolo Andreu Vivò mentre praticava trekking. Il messicano Hernandez, argento nella 20 km a Sydney 2000, colpito durante una sparatoria


Noè Hernandez (a sinistra) sul podio olimpico di Sydney 2000. Archivio
Noè Hernandez (a sinistra) sul podio olimpico di Sydney 2000. Archivio
PARALIMPICO — Un incidente mortale ha funestato l'88ª edizione della Corrida di San Silvestro a San Paolo, gara su strada che si svolge tradizionalmente nell'ultimo giorno dell'anno e alla quale in Sudamerica viene attribuita molta importanza. Un paratleta di 41 anni, Israel Cruz Jackson, è morto dopo essere andato a sbattere contro un muro dello stadio Pacaembu. Aveva perso il controllo della propria sedia a rotelle mentre percorreva un tratto in discesa della gara. Cruz, che aveva la gamba sinistra amputata dal 1985, è stato immediatamente soccorso e trasportato in un ospedale della metropoli paulista, ma è morto un'ora e mezza dopo il ricovero per le lesioni riportate nell'impatto. Originario della città di Belem, lascia due figli.
 MALORE — L’ex ginnasta spagnolo Andreu Vivò (che partecipò ai Giochi di Sidney 2000) è morto all’età di 34 anni per arresto cardiaco dopo un malore patito mentre praticava trekking: è successo domenica notte sul Collbaix a Sant Joan de Vilatorrada in Catalogna. Il ginnasta è stato soccorso a piedi per l’impossibilità di raggiungerlo con veicoli o elicotteri ed è deceduto all’ospedale Sant Joan de Deu di Manresa. 
MENOMATO — L'ex marciatore messicano, Noè Hernandez, medaglia d'argento alle Olimpiadi di Sydney 2000 nella 20 km di marcia, rischia di perdere la vista dopo essere rimasto ferito in una sparatoria avvenuta in un locale (La Reina de los Reyes) nei pressi di Città del Messico. Hernandez è in prognosi riservata e dopo i tre interventi chirurgici ai quali è stato sottoposto le sue condizioni sono stabili, ma gravi. Il neurochirurgo Carlos Castillo Rangel, secondo quanto riportato dalla stampa messicana, ha spiegato che il 34enne ha praticamente perso l'occhio sinistro, mentre l'occhio destro è seriamente danneggiato. 
Gasport
http://www.gazzetta.it/Sport_Vari/Altri_Sport/Altri/01-01-2013/san-silvestro-due-atleti-morti-ex-marciatore-perde-occhio-913652520568.shtml


È morto Gerry Anderson, mito della sf britannica



Aveva creato UFOSpazio: 1999 e serie leggendarie per ragazzi. Da anni era ammalato di Alzheimer.

Gerry Anderson
È morto ieri, all'età di 83 anni, Gerry Anderson. Se n'è andato tranquillamente, nel sonno. Da anni era ammalato di Alzheimer, malattia che recentemente era peggiorata.
Per gli appassionati di fantascienza italiani Anderson è soprattutto il creatore delle due serie più popolari degli anni Settanta, serie che hanno introdotto alla sf un'intera generazione molto prima che arrivasse anche da noiStar Trek. Le due serie sono UFO (1970) e Spazio: 1999 (1974) che fu addirittura coprodotta dalla Rai.
Ma nel mondo il nome di Anderson è legato soprattutto alle serie a pupazzi animati, in particolare Thunderbirds e Stingray. Serie per ragazzi realizzate con una particolare tecnica sviluppata da Anderson, chiamata "supermarionation". Uno degli aspetti più affascinanti per queste serie era la dovizia di mezzi speciali — astronavi, veicoli aerei e sottomarini — che saranno anche uno degli elementi caratterizzanti di UFO.
La prima serie prodotta per la tv fu Twizzle, su una bambola che poteva allungare braccia e gambe; proprio per questa prima produzione Anderson conobbe e iniziò quella che sarebbe stata una lunga collaborazione con l'animatrice Christine Glenville e il musicista Barry Grey. È in questi anni che inizia una relazione con la segretaria di produzione Sylvia Thamm, per la quale finirà per lasciare la prima moglie dalla quale aveva avuto due figli.
Sylvia sarebbe diventata la sua seconda moglie e coproduttrice di tutte le serie fino alla separazione — sia civile che professionale — tra le due stagioni diSpazio: 1999.
Il grande successo arriva con Stingrey, poi ThunderbirdsCaptain Scarlett e altre serie. Nel 1969 Anderson gira il film per la tv Doppelgänger (Doppia immagine nello spazio) con protagonista l'attore Ed Bishop che aveva già lavorato con lui come doppiatore. L'anno dopo Bishop sarà il protagonista di UFO.
La serie sarà interrotta dopo la prima stagione, ma i lavori preparatori per la seconda saranno riutilizzati per la nuova serie Spazio: 1999, alla quale lavoreranno due attori americani reduci dal grande successo di Mission: ImpossibleMartin Landau e Barbara Bain. Dopo Spazio 1999 Anderson produrrà ancora altre serie, come Space Precinct, ma senza raggiungere più gli stessi livelli di popolarità.Da segnalare come curiosità anche la preparazione di una sceneggiatura per James Bond basata su Moonraker che però non sarà mai prodotta, anche se il film con lo stesso titolo realizzato diversi anni più tardi userà alcune sue idee, portando Anderson a far causa alla produzione di Broccoli.
Il film realizzato nel 2004 su Thunderbirds non lo vedrà coinvolto in alcun modo. La sua ultima produzione è stata Gerry Anderson's New Captain Scarlet, costata ben ventitrè milioni di sterline, ma rivelatasi un flop per i modesti ascolti.Negli ultimi anni sembra stesse lavorando tra le altre cose anche a un progetto per rilanciare UFO.