18 Marzo 2002.
Durante un incontro tra lottatori impegnati nella categoria "hardcore", un gigante, accompagnato dallo storico manager, promoter e commentatore Paul Heyman, fa il suo ingresso.
In pochi secondi, la montagna umana fa piazza pulita di tutti e viene presentato come il "prossimo grande fenomeno", The Next Big Thing.
E quello che doveva essere un semplice soprannome, uno dei classici attributi che vengono dati ai nuovi wrestler per farli apparire in pompa magna davanti al pubblico, diventa nel giro di pochi giorni una realtà con cui tutti dovranno avere a che fare.
Perché - è vero - dopo anni di André the Giant, Hulk Hogan, Ultimate Warrior, Undertaker, The Rock, "Stone Cold" Steve Austin, è lui il nuovo personaggio fondamentale della WWE.
Non gli serve un microfono, nemmeno gimmick ed un background "costruito" ad arte, non ha costumi sgargianti e non ha un passato in altre federazioni di wrestling da sfoggiare nel suo palma res.
Non importa. Basta quel fisico da paura e quel volto da maniaco a farti capire che con quello lì, beh, c'è poco da scherzare.
Quello che però molti non sanno è che, al di fuori dello spazio riservato alle sue doti fisiche ed atletiche, per Brock uscire tutte le sere là fuori, rivolgersi alla gente, diventare "famoso" e firmare autografi, non è stato così immediato e semplice come si crede.
Heyman, che lo accompagnato per quasi 25 anni in questo viaggio, lo definisce "un misantropo doc". Uno a cui piace la serenità di una fattoria di campagna, lontana dai riflettori, fuori dalle urla e dal clamore del palcoscenico.
Ma allo stesso tempo, entrare all'interno di un campo da combattimento, che fossero le tre corde che delimitano un ring di wrestling o la gabbia che racchiude l'ottagono della UFC, lo rendeva quello per cui era geneticamente portato: lottare.
Negli anni, Brock si è trovato ad affrontare queste sue due personalità in lotta tra di loro: quando, al vertice della sua popolarità, volle buttarsi nel mondo del football americano, i fan del pro wrestling non lo capirono e rifiutarono in pieno questa sua decisione, peraltro fallimentare.
Poi, in qualche modo, si è redento all'interno di un mondo vicino a quello del pro wrestling ma del tutto legittimo, le MMA, dimostrando come un "pro wrestler" non avesse niente da invidiare ad un lottatore marziale, conquistando la vetta della Ultimate Fighting Championship.
Ed infine, lo sappiamo, il ritorno, prima ampiamente contestato, con quegli incontri che duravano una manciata di minuti, con quelle 2-3 mosse in croce e la distruzione di atleti che invece avevano messo anima e corpo in quel lavoro durante tutta l'assenza della "Bestia Incarnata".
Ed è qui che Brock ha saputo tirare fuori, con la maturità acquisita negli anni, un lato di se' che ha letteralmente conquistato il cuore dei fan: la sua parte ironica, che unita a quel suo sguardo assetato di violenza e potenza, ne facevano un personaggio unico, inimitabile.
A poche ore dal suo ultimo incontro a SummerSlam, in un "Hell in a Cell" match, Brock ha annunciato durante il Pat McAfee Show il suo ritiro ufficiale dalle scene.
Ed il suo volto, mentre annuncia e saluta tutti per questo incredibile viaggio insieme, era calmo, sereno, rilassato: niente più da dimostrare, niente più da far vedere, finalmente lui, Rena e tanta voglia di dedicarsi solo alla sua vita di campagna.
Ed un altro tassello di quella incredibile "classe del 2002", che vide un manipolo di ragazzi entrare in punta di piedi nella Ohio Valley Wrestling, in sostanza l'NXT di allora, per poi conquistare il mondo del pro wrestling ed oltre, dando una loro impronta ad un business che si stava riposando sugli allori... se ne va.
Prima Batista, il più anziano. Poi John Cena, il G.O.A.T.. Ora Lesnar.
Manca solo Randy Orton, che non sembra abbia intenzione almeno per il momento di andarsene, forse anche per via del suo background familiare.
Brock lascia un grande vuoto, il posto che ora sembra nella mani di Oba Femi che - ovviamente - deve ancora però dimostrare tutto. Diamogli il tempo.
Rimane la storia ed il mito di un uomo che ridusse in una pozza di sangue l'immortale Hulk Hogan, battê The Rock per il titolo del mondo e schiacciò dentro la gabbia infernale The Undertaker.
E tutto questo in pochi mesi dal suo debutto.
Grazie di tutto, Brock.
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