Si chiama Isabel Peralta, ha 24 anni ed è spagnola. Il suo slogan preferito è «Morte all’invasore».
Lo gridò nel 2021 davanti all’ambasciata del Marocco a Madrid, durante una manifestazione contro marocchini e musulmani. Per quel discorso è stata condannata a un anno di carcere e a una multa. Il Tribunale superiore di Madrid ha confermato la sentenza il 31 luglio.
Dopo la condanna ha detto: «Se intendono fermarmi con condanne, arresti e multe, farebbero prima a spararmi alla nuca».
Peralta si dichiara nazista, ammira Hitler, nega l’Olocausto e considera Vox troppo moderato. Nel 2021 divenne nota con un discorso antisemita durante una commemorazione della Divisione Blu. In seguito guidò Bastión Frontal, gruppo neonazista madrileno, e frequentò ambienti neonazisti tedeschi. La Germania le ha vietato l’ingresso dopo averle trovato una bandiera nazista, simboli con la svastica e una copia del Mein Kampf.
La radicalizzazione ha provocato anche la rottura con la famiglia. Suo padre, Juan Manuel Medina, ex esponente dell’estrema destra poi consigliere comunale del Partito popolare, la cacciò di casa dopo la sua partecipazione a un omaggio a José Antonio Primo de Rivera, fondatore della Falange. La madre, una religiosa buddista, non condivide la sua ideologia ma ha continuato ad avere rapporti con lei.
Peralta rifiuta la democrazia, ma sfrutta le libertà che la democrazia le garantisce. Può parlare, manifestare, organizzarsi e difendersi in tribunale. Poi usa ogni condanna per presentarsi come una perseguitata e rafforzare la propria propaganda. Sostiene un’ideologia che, se arrivasse al potere, non riconoscerebbe agli altri le stesse libertà di cui lei beneficia oggi.
𝑪𝒍𝒂𝒖𝒅𝒊𝒐 𝑪𝒉𝒊𝒔𝒖
📰 Seguici per non perdere le prossime notizie
📩 Hai una segnalazione o un comunicato?
Scrivi a informazionediagonale@gmail.com

Nessun commento:
Posta un commento