Gianfranco Paglia, paracadutista della Folgore, medaglia d'oro al valor militare, gravemente ferito in battaglia nel 1993, a Mogadiscio (ha perso per questo l'uso delle gambe), in un'intervista rilasciata a Claudio Cerasa, direttore del "Foglio" (29 luglio 2026), si è espresso senza mezzi termini su Roberto Vannacci e sulla matrice nazifascista della "remigrazione", indegna di un paese civile:
«Trovo assurdo che chi ha indossato a lungo l’uniforme possa permettere che passi un messaggio pericoloso: "l’esercito la pensa come me". Non è così. È un falso. [...] Per come le conosco io, le Forze armate italiane non sono rappresentate dal pensiero di Vannacci. Chi lavora nelle Forze armate non giudica le persone per chi amano, per il colore della pelle o per il loro orientamento sessuale. Non insulta le donne, non tratta il prossimo e lo straniero come un nemico da cui proteggersi»
Quanto a "remigrazione", ha detto Paglia:
«È una parola che definirei senza paura figlia di un’idea nazifascista del mondo. Se tu scegli di utilizzare quella parola, "remigrazione", stai utilizzando una parola che rimanda alla deportazione, ai rastrellamenti. Altra cosa è parlare di "rimpatri"».
Grande.
Massimo Arcangeli
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