Nel 1972 esce Fist of Fury (Dalla Cina con furore), il film che consacra Bruce Lee a leggenda globale. Ma c'è un retroscena sulla trama che in pochi conoscono.
Nella sceneggiatura originale scritta da Ni Kuang, il protagonista Chen Zhen doveva salvarsi e fuggire. Fu proprio Bruce Lee a opporsi con fermezza, pretendendo a tutti i costi che il suo personaggio morisse.
Il motivo? Per Lee, per quanto la causa di Chen Zhen fosse nobile, la vendetta cieca e la violenza non potevano restare impunite: voleva dimostrare che ogni azione porta con sé una conseguenza.
Chen Zhen non muore per caso: si consegna alle autorità per salvare i compagni della sua amata scuola Jingwu. Ma Bruce non voleva una resa umiliante. Il film si chiude così con quell'iconico, indimenticabile calcio volante verso il plotone d'esecuzione. Non una sconfitta, ma un salto diretto nel mito.
Un finale tragico, etico e leggendario, che ha trasformato un film d'azione in un capolavoro senza tempo.
#brucelee

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