martedì 21 luglio 2026

Marko Rupnik, la lettera delle presunte vittime di abusi al Vaticano: «Ci sentiamo tradite, chiediamo trasparenza e giustizia»

 


Le ex religiose che accusano di abusi il celebre mosaicista chiedono chiarezza sulle voci di una presunta assoluzione

Marko Rupnik, la lettera delle presunte vittime di abusi al Vaticano: «Ci sentiamo tradite, chiediamo trasparenza e giustizia»


Si dicono «sconfortate e addolorate» le cinque presunte vittime del prete mosaicista ex gesuita Marko Rupnik espulso dalla Compagnia di Gesù nel 2023 proprio a seguito delle pesanti accuse di abusi sessuali, fisici e psicologici, in una lettera inviata per mezzo del loro legale, al Prefetto della Dottrina della Fede, il cardinale Victor Manuel Fernandez.

Le voci sul processo

«Da ieri (20 luglio) - ha scritto l'avvocato Laura Sgrò - gira insistentemente la voce che don Rupnik sia stato assolto dall'accusa di violenza. Nessuna conferma da organi accreditati ma neppure una smentita. Le mie assistite sono assai sconfortate e addolorate. Non sono mai state notiziate di nulla, neppure mio tramite, di alcunché circa questo processo, di cui si bisbiglia di tutto e di certo non si sa nulla. Come è possibile tutto questo? Come può conciliarsi quanto avviene con il concetto di diritto, di verità, di giustizia, di equità? Con le parole che il Santo Padre spende di continuo a favore delle vittime di abusi? Le chiedo- prosegue la legale -, pertanto, ancora una volta, Eminenza, di dare una risposta a quesiti minimi, basilari quando si è di fronte a un processo penale che interessa vittime che hanno denunciato per la prima volta più di trent'anni fa: il processo è iniziato? Se sì, quale è attualmente lo stato dell'arte? Chi sono i giudici? Che sorte hanno avuto le richieste di ammissione come parti lese nel processo delle mie assistite? Perché queste donne non sono state ascoltate come testimoni?". La legale aggiunge che le donne si sentono «abbandonate e tradite» ma che non rinunciano «ad avere giustizia».

L'assenza di risposte dalle istituzioni

«Le ho scritto più volte - scrive l'avvocato Sgrò al Prefetto del Dicastero -, senza mai avere una risposta, così come ho chiesto un colloquio telefonico con Mons. 

Kennedy, e sono stata rimbalzata telefonicamente da una gentile signora, che non ha ritenuto di presentarsi, a un indirizzo mail, dal quale non ho mai ricevuto risposte alle mie comunicazioni. Credo, e non lo credo solo io, che quanto stia accadendo sia una ulteriore violenza nei confronti delle mie assistite, la cui ferita è ancora viva e neppure minimamente cicatrizzata».

Il sistema 

Le presunte vittime, continua, «si sentono abbandonate e tradite. Vittime ancora una volta di un sistema che non le ha mai né accolte né tutelate né confortate. La credibilità di questo processo è necessaria pro bono communi e quanto mi è stato riferito nella lunga giornata di ieri ne mina fortemente le fondamenta. Confido si tratti di chiacchiericcio, ma anche se solo così fosse, neppure questo fa bene. Non ho sentito una sola parola buona su questo procedimento e questo mi allarma e mi addolora».

La richiesta 

«La Chiesa - conclude -, così come le vittime, hanno bisogno di trasparenza, di giustizia, di verità. Le chiedo, pertanto, di notiziarmi, per quanto possibile, di quanto sta accadendo, per non inasprire ulteriormente gli animi così già tanto lacerati. Le mie assistite, come più volte ho detto, dovrebbero essere considerate una risorsa e non un ostacolo nel percorso verso la verità. Loro non intendono rinunciare a mani basse alla giustizia né fare un passo indietro nel vedersi riconoscere il male subito. Ci auguriamo tutti che questo cammino possa essere compiuto, seppure nel rispetto reciproco dei ruoli, nel medesimo intento comune».

https://www.leggo.it/italia/roma/21_luglio_2026_marko_rupnik_vittime_abusi_processo_ultime_notizie-9664396.html 

 

 

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