Nelle Dolomiti agordine, a Colle Santa Lucia in provincia di Belluno, il complesso delle Miniere del Fursil produceva ferro per i mercati veneziani e imperiali fin dal 1177.
Nelle viscere di quelle gallerie viveva — secondo la tradizione ladina — la Delibana:
una vergine sacrificata ogni sette anni ai nani minatori per mantenere
fertile la vena di ferro. È da questa leggenda che si pensa nasca la
storia di Biancaneve, portata in Germania dalle maestranze che lavoravano alle miniere e poi raccolta dai fratelli Grimm.
Il Castello di Andraz
Le prime attestazioni documentali delle miniere bellunesi risalgono al 1177,
ma la tradizione locale suggerisce che l’attività estrattiva fosse
molto più antica — e la leggenda della Delibana, con le sue radici che
gli studiosi fanno risalire fino al periodo paleolitico, ne è una
traccia indiretta.
Il minerale estratto — una siderite manganesifera —
produceva un ferro particolarmente resistente e flessibile, utilizzato
per armi, utensili e manufatti di pregio. Compatto, adatto alla
forgiatura, capace di diventare lama senza spezzarsi.
La posizione geografica delle miniere era strategicamente ambigua:
situate al confine tra il Principato vescovile di Bressanone e la
Repubblica di Venezia, facevano di quest’area un crocevia strategico,
non solo economico ma anche politico e militare, protetto dal vicino Castello di Andraz.
Nel
XVII secolo le Miniere del Fursil raggiunsero il picco di produttività,
con la siderite lavorata in tutti i forni fusori della zona — in
Agordino, Zoldano, in Cadore e in Tirolo.
Dalle fucine di Andraz e dei forni lungo il Cadore, il ferro raggiungeva
Venezia e da lì i mercati europei: con questo materiale ferroso si
costruivano soprattutto spade, conosciute nell’intera Europa.
Alcune di queste lame finirono nelle collezioni di nobili famiglie spagnole e inglesi.
Il declino arrivò nel Settecento, quando l’estrazione mineraria in
Europa iniziò a diventare svantaggiosa — più conveniente comprare
metallo dalle colonie che provvedere all’estrazione in loco.
Le miniere rimasero inutilizzate per tutto l’Ottocento, finché nel 1938 la ditta Breda di Milano riprese l’attività, portandola avanti fino alla chiusura definitiva nel 1945.
Oggi il castello è restaurato e visitabile come sede dell’Andraz Museo,
con installazioni multimediali che raccontano la storia della fortezza,
sezioni dedicate alla lavorazione del ferro e reperti archeologici
ritrovati all’interno.
Dalla torre il panorama abbraccia il gruppo del Sella, il Monte Civetta e il Sass de Stria.
Orari e biglietti: aperto indicativamente da giugno a
ottobre, solitamente tutti i giorni tranne il lunedì, 10:00-18:00 in
luglio e agosto con orario continuato nelle domeniche.
Ingresso 6 euro, ridotto 4 euro — verificare orari aggiornati sul sito del Comune di Livinallongo del Col di Lana o al tel. 334 334 66 80.
https://www.sportoutdoor24.it/viaggi/italia/miniere-fursil-vauz-dolomiti-delibana-biancaneve/
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