martedì 21 luglio 2026

Giorgio Boris Giuliano, lo "sceriffo" ucciso dalla mafia a colpi di pistola. La figlia: «Quante volte ti sei sentito abbandonato da chi ti doveva supportare e proteggere»

 


Il 21 luglio 1979, mentre si trovava in un bar di via Francesco Paolo Di Blasi a Palermo per prendere un caffè prima di andare al lavoro, venne sorpreso alle spalle e ucciso a colpi di pistola da Leoluca Bagarella

Giorgio Boris Giuliano, lo "sceriffo" ucciso dalla mafia a colpi di pistola. La figlia: «Quante volte ti sei sentito abbandonato da chi ti doveva supportare e proteggere»

di Marta Siano

Siamo nel 1979, in un mese segnato da una tensione soffocante. Tra il pericolo imminente e l'angoscia strisciante, un uomo compie gesti quotidiani che nascondono un doloroso presagio: accompagna la famiglia lontano dalla città, affidando ai figli gli ultimi ricordi di serenità vicini al mare. Come ricorderà la figlia: «Ti sarai arrovellato in quel caldissimo luglio quando ci accompagnavi lontano da Palermo nella casa dei nonni vicino Catania, vicino quel mare in cui ho con te i ricordi più belli. Già sapevi che non ci avresti visto più perchè la frase "Giuliano morirà" era già stata pronunciata al centralino della questura qualche settimana prima». Quell'uomo era Giorgio "Boris" Giuliano, capo della Squadra Mobile di Palermo, consapevole che la frase pronunciata «non perdonava, era una sentenza di morte», ma risoluto nel non fare neanche un passo indietro.

Chi era Boris Giuliano

Nato a Crotone nel 1930 e cresciuto con una solida preparazione giuridica, Boris Giuliano non era un poliziotto qualunque. Soprannominato affettuosamente "lo Sceriffo" per via dei suoi baffi e del suo stile deciso, introdusse metodi investigativi rivoluzionari per l'epoca. Capì prima di molti altri che per contrastare la criminalità organizzata bisognava seguire le tracce del denaro (follow the money). Creò una rete strategica di collaborazioni internazionali con la DEA e l'FBI, ponendo le basi per smantellare i complessi canali del traffico di droga e riciclaggio tra la Sicilia e gli Stati Uniti (la "Pizza Connection").

L'isolamento

Nonostante le sue intuizioni straordinarie — dalle indagini sulla scomparsa del giornalista Mauro De Mauro alle perquisizioni nei covi dei principali boss — Giuliano dovette affrontare la drammatica realtà della solitudine istituzionale. 

La figlia Selima descrive così l'amarezza di quel contesto: «Chissà quante volte ti sarai sentito abbandonato da chi ti doveva supportare e proteggere». Un isolamento vissuto, evidenzia la figlia, «come tutti i morti uccisi dalla mafia prima di te e dopo di te». Il 21 luglio 1979, mentre si trovava in un bar di via Francesco Paolo Di Blasi a Palermo per prendere un caffè prima di andare al lavoro, venne sorpreso alle spalle e ucciso a colpi di pistola da Leoluca Bagarella.

L'eredità morale

A distanza di decenni da quel drammatico giorno, il ricordo di Boris Giuliano rimane vivo grazie alle parole toccanti della figlia Selima Giorgia Giuliano, oggi Sovrintendente ai Beni Culturali a Palermo, che affida il suo dolore e il suo orgoglio al ricordo del padre: «Potevi mollare, andartene, chiedere il trasferimento. Ma non lo hai fatto, probabilmente non lo hai mai neanche preso in considerazione, hai scelto di continuare il tuo lavoro e hai scelto bene. Perchè credevi nello Stato, nella giustizia e amavi moltissimo la tua terra. Eri orgoglioso della tua divisa.»

Nel concludere la sua memoria, la figlia riassume il senso profondo del sacrificio del padre e il legame indissolubile che li unisce ancora oggi: «E ovunque io sia, oggi come in qualsiasi altro giorno degli ultimi 47 anni, sei la mia imprescindibile stella polare e la tua scelta è diventato il mio orgoglio».


di Marta Siano

Siamo nel 1979, in un mese segnato da una tensione soffocante. Tra il pericolo imminente e l'angoscia strisciante, un uomo compie gesti quotidiani che nascondono un doloroso presagio: accompagna la famiglia lontano dalla città, affidando ai figli gli ultimi ricordi di serenità vicini al mare. Come ricorderà la figlia: «Ti sarai arrovellato in quel caldissimo luglio quando ci accompagnavi lontano da Palermo nella casa dei nonni vicino Catania, vicino quel mare in cui ho con te i ricordi più belli. Già sapevi che non ci avresti visto più perchè la frase "Giuliano morirà" era già stata pronunciata al centralino della questura qualche settimana prima». Quell'uomo era Giorgio "Boris" Giuliano, capo della Squadra Mobile di Palermo, consapevole che la frase pronunciata «non perdonava, era una sentenza di morte», ma risoluto nel non fare neanche un passo indietro.

Chi era Boris Giuliano

Nato a Crotone nel 1930 e cresciuto con una solida preparazione giuridica, Boris Giuliano non era un poliziotto qualunque. Soprannominato affettuosamente "lo Sceriffo" per via dei suoi baffi e del suo stile deciso, introdusse metodi investigativi rivoluzionari per l'epoca. Capì prima di molti altri che per contrastare la criminalità organizzata bisognava seguire le tracce del denaro (follow the money). Creò una rete strategica di collaborazioni internazionali con la DEA e l'FBI, ponendo le basi per smantellare i complessi canali del traffico di droga e riciclaggio tra la Sicilia e gli Stati Uniti (la "Pizza Connection").

L'isolamento

Nonostante le sue intuizioni straordinarie — dalle indagini sulla scomparsa del giornalista Mauro De Mauro alle perquisizioni nei covi dei principali boss — Giuliano dovette affrontare la drammatica realtà della solitudine istituzionale. 

https://www.leggo.it/italia/cronache/21_luglio_2026_giorgio_giuliano_boris_ucciso_mafia_figlia_cosa_ha_detto-9664369.html 

 

 

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