Il 21 luglio 1979, mentre si trovava in un bar di via Francesco Paolo Di Blasi a Palermo per prendere un caffè prima di andare al lavoro, venne sorpreso alle spalle e ucciso a colpi di pistola da Leoluca Bagarella
Siamo nel 1979, in un mese segnato da una tensione soffocante. Tra il pericolo imminente e l'angoscia strisciante, un uomo compie gesti quotidiani che nascondono un doloroso presagio: accompagna la famiglia lontano dalla città, affidando ai figli gli ultimi ricordi di serenità vicini al mare. Come ricorderà la figlia: «Ti sarai arrovellato in quel caldissimo luglio quando ci accompagnavi lontano da Palermo nella casa dei nonni vicino Catania, vicino quel mare in cui ho con te i ricordi più belli. Già sapevi che non ci avresti visto più perchè la frase "Giuliano morirà" era già stata pronunciata al centralino della questura qualche settimana prima». Quell'uomo era Giorgio "Boris" Giuliano, capo della Squadra Mobile di Palermo, consapevole che la frase pronunciata «non perdonava, era una sentenza di morte», ma risoluto nel non fare neanche un passo indietro.
Chi era Boris Giuliano
Nato a Crotone nel 1930 e cresciuto con una solida preparazione giuridica, Boris Giuliano non era un poliziotto qualunque. Soprannominato affettuosamente "lo Sceriffo" per via dei suoi baffi e del suo stile deciso, introdusse metodi investigativi rivoluzionari per l'epoca. Capì prima di molti altri che per contrastare la criminalità organizzata bisognava seguire le tracce del denaro (follow the money). Creò una rete strategica di collaborazioni internazionali con la DEA e l'FBI, ponendo le basi per smantellare i complessi canali del traffico di droga e riciclaggio tra la Sicilia e gli Stati Uniti (la "Pizza Connection").
L'isolamento
Nonostante le sue intuizioni straordinarie — dalle indagini sulla scomparsa del giornalista Mauro De Mauro alle perquisizioni nei covi dei principali boss — Giuliano dovette affrontare la drammatica realtà della solitudine istituzionale.
Siamo nel 1979, in un mese segnato da una tensione soffocante. Tra il pericolo imminente e l'angoscia strisciante, un uomo compie gesti quotidiani che nascondono un doloroso presagio: accompagna la famiglia lontano dalla città, affidando ai figli gli ultimi ricordi di serenità vicini al mare. Come ricorderà la figlia: «Ti sarai arrovellato in quel caldissimo luglio quando ci accompagnavi lontano da Palermo nella casa dei nonni vicino Catania, vicino quel mare in cui ho con te i ricordi più belli. Già sapevi che non ci avresti visto più perchè la frase "Giuliano morirà" era già stata pronunciata al centralino della questura qualche settimana prima». Quell'uomo era Giorgio "Boris" Giuliano, capo della Squadra Mobile di Palermo, consapevole che la frase pronunciata «non perdonava, era una sentenza di morte», ma risoluto nel non fare neanche un passo indietro.
Chi era Boris Giuliano
Nato a Crotone nel 1930 e cresciuto con una solida preparazione giuridica, Boris Giuliano non era un poliziotto qualunque. Soprannominato affettuosamente "lo Sceriffo" per via dei suoi baffi e del suo stile deciso, introdusse metodi investigativi rivoluzionari per l'epoca. Capì prima di molti altri che per contrastare la criminalità organizzata bisognava seguire le tracce del denaro (follow the money). Creò una rete strategica di collaborazioni internazionali con la DEA e l'FBI, ponendo le basi per smantellare i complessi canali del traffico di droga e riciclaggio tra la Sicilia e gli Stati Uniti (la "Pizza Connection").
L'isolamento
Nonostante le sue intuizioni straordinarie — dalle indagini sulla scomparsa del giornalista Mauro De Mauro alle perquisizioni nei covi dei principali boss — Giuliano dovette affrontare la drammatica realtà della solitudine istituzionale.
https://www.leggo.it/italia/cronache/21_luglio_2026_giorgio_giuliano_boris_ucciso_mafia_figlia_cosa_ha_detto-9664369.html

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