Per decenni la Silicon Valley è sembrata una fortezza inaccessibile ai sindacati ma ormai l’arrivo inarrestabile dell’intelligenza artificiale sta incrinando questa convinzione.
Ora, un numero crescente di dipendenti delle aziende tecnologiche sta valutando l’organizzazione sindacale per avere maggiore voce sulle modalità con cui l’IA viene introdotta nei luoghi di lavoro. I lavoratori del settore tecnologico si trovano infatti in prima linea nella trasformazione. Sono proprio loro a costruire gli strumenti che automatizzano la scrittura del codice, valutano la produttività, riorganizzano i processi aziendali e permettono alle imprese di ridurre il personale. Un’indagine realizzata tra i dipendenti informatici dei campus dell’Università della California ha rilevato che il 65% degli intervistati aveva dovuto assumersi ulteriore lavoro a causa di posizioni rimaste vacanti. Soltanto il 22% dichiarava di sentirsi sicuro del proprio posto. Secondo alcuni lavoratori coinvolti nell’organizzazione sindacale, l’IA viene utilizzata per colmare le carenze di personale, con il risultato che ogni dipendente finisce per gestire una quantità maggiore di attività.
A Google, l’Alphabet Workers Union rappresenta ormai più di 1.400 persone tra Google, YouTube e Waymo. Nel luglio 2026 il sindacato ha consegnato ai vertici dell’azienda una petizione firmata da oltre 4.500 dipendenti, chiedendo maggiori garanzie in caso di licenziamento, incentivi per le uscite volontarie e la possibilità di ricevere la liquidazione sotto forma di un periodo più lungo di congedo retribuito. L’iniziativa arriva mentre le grandi società tecnologiche continuano a investire miliardi nell’intelligenza artificiale e, contemporaneamente, a ridurre gli organici.
Negli Stati Uniti il sindacato funziona diversamente rispetto al modello italiano. La rappresentanza viene spesso costruita all’interno di una singola azienda, sede o gruppo professionale: i lavoratori devono organizzarsi, raccogliere il consenso della maggioranza e ottenere il riconoscimento come interlocutore nelle trattative con il datore di lavoro. Quando i dipendenti delle grandi compagnie tecnologiche parlano di sindacalizzazione, stanno quindi cercando di creare una rappresentanza collettiva dentro la propria impresa, capace di negoziare licenziamenti, condizioni di lavoro, sorveglianza e impiego dell’intelligenza artificiale.
Secondo l’Alphabet Workers Union, le azioni collettive organizzate all’interno del gruppo sono raddoppiate nel 2025 rispetto all’anno precedente. Anche nel Regno Unito i dipendenti di Google DeepMind e Meta stanno cercando nuove forme di rappresentanza. Le contestazioni riguardano le condizioni di lavoro e le modalità con cui vengono utilizzati i prodotti sviluppati dalle aziende, compreso l’impiego dell’IA in ambito militare e nei sistemi destinati al controllo della produttività dei dipendenti.
Un lavoratore di Meta coinvolto in una recente campagna sindacale ha spiegato al The Guardian che l’obiettivo è ottenere una voce nelle decisioni aziendali, sia sui prodotti sia sull’esperienza dei dipendenti. La spinta all’organizzazione è aumentata dopo i licenziamenti annunciati dall’azienda e dopo la sperimentazione di strumenti capaci di registrare e analizzare le attività svolte dal personale. La sorveglianza è uno dei punti più delicati: un sondaggio pubblicato nel maggio 2026 ha rilevato che soltanto il 7% dei lavoratori intervistati aveva ricevuto informazioni chiare dal proprio datore di lavoro sull’utilizzo dell’IA per monitorare le attività. Il 94% riteneva invece che le aziende dovessero comunicare apertamente quando questi strumenti vengono impiegati. Il 78% giudicava molto importante l’introduzione di misure per proteggere i lavoratori dai possibili danni dell’intelligenza artificiale.
L’organizzazione sindacale offre anche la possibilità di stabilire regole concrete sull’automazione. Nel 2025 i lavoratori della società di videogiochi ZeniMax, controllata da Microsoft, hanno ottenuto un contratto che comprende protezioni sull’impiego dell’IA, sugli straordinari e sull’esternalizzazione delle attività. Quando Microsoft ha successivamente tagliato migliaia di posti, le condizioni economiche previste per i dipendenti coinvolti erano già definite dall’accordo collettivo. Kickstarter, una delle prime aziende tecnologiche statunitensi ad aver costituito un sindacato esteso a tutta la società, ha invece negoziato nel 2025 una settimana lavorativa di quattro giorni, un salario minimo aziendale e una clausola che impedisce alla direzione di sostituire con l’IA intere posizioni lavorative.
Sta cambiando anche il modo in cui i professionisti tecnologici percepiscono se stessi. L’elevata retribuzione garantisce condizioni migliori rispetto a molti altri settori, ma offre sempre meno protezione di fronte a ristrutturazioni decise dall’alto. Come ha osservato John Chadfield, cofondatore del sindacato britannico United Tech and Allied Workers, gli ingegneri stanno scoprendo di avere meno potere individuale di quanto pensassero, possono essere ben pagati, ma rimangono lavoratori. Il fenomeno potrebbe anticipare ciò che accadrà nel resto dell’economia. Le stesse questioni stanno già emergendo nella sanità, nell’industria culturale e negli uffici, dove algoritmi e sistemi generativi cominciano a incidere su ogni tipo di attività dalle assunzioni ai turni al numero di persone necessarie per svolgere un’attività.
La rivoluzione artificiale potrebbe così produrre un effetto inatteso. Le macchine che promettevano di rendere superflui alcuni lavoratori stanno convincendo proprio chi le costruisce che, da soli, si diventa facilmente sostituibili
https://beppegrillo.it/lia-cambia-la-silicon-valley-i-lavoratori-tech-riscoprono-i-sindacati/
Nessun commento:
Posta un commento