TUTTE LE STRADE PORTANO AI...ROM! I CLAN DI ETNIA ROM E SINTI SONO DA TEMPO ALLEATI CON LE NDRINE E LE PRINCIPALI ORGANIZZAZIONI DI STAMPO MAFIOSO: FORNISCONO L’APPARATO MILITARE E SI ACCOMODANO NELLA WAR ROOM STRATEGICA - I CIZMIC A MILANO, I ROM ALLEATI CON GLI ALBANESI PADRONI DELLA DROGA IN ABRUZZO E I CASAMONICA A ROMA - PER LE COMUNITÀ MAFIOSE ROM TUTTO EBBE INIZIO CON FRANCESCO AMATO ALIAS "CICCIO U MURCU", CAPOBASTONE DEGLI ZINGARI DI ROSARNO – QUANDO IL PROCURATORE GRATTERI DISSE: "SBAGLIANDO ABBIAMO CONSIDERATO I ROM MAFIA DI SERIE B, MAFIA SERVENTE. DOBBIAMO FARE AUTOCRITICA" – KLAUS DAVI: "TROPPO BURINI PER ECCITARE GLI ANIMI DEGLI INDIGNATI DI PROFESSIONE, MA INTANTO COMANDANO. COME A ROMA, A REGGIO CALABRIA, A MILANO, A TORINO, DOVE IL NARCOTRAFFICO È ORMAI COSA LORO…”
Klaus Davi per Dagospia
Sono le tre di notte del 18 luglio 2018, siamo a Cassano allo Ionio, il giovane boss Luigi Abbruzzese, latitante dal 2015, viene catturato dalla Squadra mobile di Cosenza e Catanzaro, diretta da un poliziotto valido come Fabio catalano, e dagli uomini dello Sco (Servizio centrale operativo), sotto la supervisione di Nicola Gratteri, allora capo della Procura di Catanzaro.
Luigi Abbruzzese boss rom arrestato nel luglio 2018
Qualche anno dopo Gratteri - parlando di questa operazione - consegnò allo speciale a puntate "Narcotica" su Rai 3 queste parole: "Sbagliando abbiamo considerato i Rom mafia di serie B, mafia servente. Dobbiamo fare autocritica".
La Dda di Catanzaro (ora a guida Salvatore Curcio che conosce altrettanto bene il fenomeno) attraverso l'inchiesta lanciò un messaggio di allarme che cadde nel vuoto. I rom di Cassano allo Ionio si erano seduti al tavolo di serie A, esercitavano le estorsioni - pratica metafora del controllo territoriale della 'Ndrangheta - ma soprattutto vennero acclarati i rapporti diretti con i clan colombiani, senza la mediazione degli italiani.
Intendiamoci, Gratteri non si riferiva alle indagini che ci sono sempre state, ma di una presa di coscienza 'narrativa' di tutto il 'sistema' antimafia. In questi anni le operazioni della magistratura hanno svelato numerosi clan rom: solo per citarne alcuni, i Cizmic conosciuti come i nuovi "Casamonica" di Milano, i rom alleati con gli albanesi padroni della droga in Abruzzo, sinti e rom supportano la 'Ndrangheta in Piemonte, e molti altri.
Francesco Amato, detto Cicciu u Murcu, storico capostipite della mafia rom 3
Tutti tasselli giudiziari che focalizzano la penetrazione territoriale e criminale di questi gruppi. Per non parlare del maxi processo intentato dalla Procura di Roma contro i Casamonica nel 2021 immortalato in uno speciale della rete L9 curato da Nello Trocchia.
Tre gradi di giudizio culminati in una sentenza della Cassazione che sanciva che i Rom della zona Appio-Tuscolana di Roma fossero mafiosi a tutti gli effetti.
Non li abbiamo visti arrivare, ma invece i segnali c'erano tutti. Per le comunità mafiose Rom tutto ebbe inizio con Francesco Amato alias "Ciccio u Murcu", capobastone degli Zingari di Rosarno. Una figura mitologica perché 'osò' sfidare l'élite dei Bellocco (il cui rampollo Antonio a Milano venne ucciso da Andrea Beretta nel settembre 2024). 'U Murcu' è il Giuseppe Nirta del popolo dei malandrini Rom.
Francesco Amato, detto Cicciu u Murcu, storico capostipite della mafia rom
Ci racconta un affiliato dei Cacciola: "È stata una figura leggendaria. Era il capo assoluto di tutti gli Zingari della Piana e non solo, anche di Reggio. Dichiarò guerra ai Bellocco perché li incolpava di avergli fatto sparire un fratello, Cosimo Amato. Lui chiedeva conto di questa sparizione e i Bellocco risposero con le lupare. Tentarono in tutti modi di ammazzarlo ma riuscirono solamente a ferirlo nonostante l'handicap fisico".
A Rosarno si ricorda ancora quando fu destinatario di una pallottola che centrò in pieno l'orologio, il proiettile rimbalzò sul quadrante e lui si salvò. Mafioso a tutti gli effetti visto che fu battezzato nel 1983 con l'ok del clan De Stefano di Archi, presente anche Umberto "Asso i Mazzi" Bellocco.
Nessuno se lo ricorda più, la sua storia criminale non viene mai citata, neanche nei processi. E per come sono strutturate le Dda oggi, non tutte le informazioni e i background antropologico-criminali circolano con facilità. Ma per studiare l'orgoglio mafioso Rom, per capire le rivendicazioni identitarie dei Casamonica, bisogna partire da Rosarno, proprio come con l'inchiesta sulle Curve del Milan e dell'Inter.
Klaus Davi e la centralina della coca dei rom di Reggio Calabria 4
Paradossalmente anche il celebre funerale dei Casamonica nell'agosto del 2015, con tanto di diretta social ed elicottero oltre che carrozze e musica de 'Il Padrino', non ha determinato uno scatto nell'analisi del fenomeno, in qualche modo era funzionale a una ghettizzazione narrativa: salotti appariscenti, rubinetti dorati, ville coreografiche, un folklore che in fondo ne attutiva la portata criminale agli occhi del cittadino medio....
L'effetto 'indignazione' vera e propria non c'è stato. La società civile è stata silente. "Chi poteva credere che una simile fauna potesse ambire a ruoli apicali nell'Olimpo delle mafie"?, spiega Pietro Comito, uno dei giornalisti più ferrati sul tema mafia calabrese, che prosegue: "Li abbiamo un po' tutti sottovalutati e ora grazie alla Dda di Reggio Calabria scopriamo che il Gotha dei De Stefano-Tegano li ha cooptati nella loro federazione mafiosa".
Un punto in comune però di tutte queste ordinanze è la Calabria.
Come scriveva Consolato Minniti, che elencò puntigliosamente le inchieste della Dda di Reggio come nelle più importanti inchieste di 'Ndrangheta (da 'Casco' a 'Malefix') documentando il passaggio della pratica proletaria del Cavallo di Ritorno allo spaccio di droga, "È il fatto che i passaggi di grado delle mafie etniche vengono sanciti anche con affiliazioni rituali e coinvolgimenti nelle camere di compensazione".
Klaus Davi e la centralina della coca dei rom di Reggio Calabria 4
Proprio qualche giorno fa il procuratore capo di Reggio Calabria Giuseppe Borrelli ha dovuto prendere atto che a tutti gli effetti gli Zingari sono stati ammessi nelle élite mafiose di Archi, quelle delle grandi famiglie, dai De Stefano ai Tegano e ai Condello, che hanno scritto la storia delle faide e dell'ascesa della mafia calabrese ai massimi livelli. “Forniscono l’apparato militare e si accomodano nella war room strategica”, dicono i Pm di Reggio.
Di fronte a un fuoco di fila simile colpisce il silenzio del mainstream informativo. Invano si cercano spunti di discussione, nei festival della legalità abbondano le bandiere pro Pal e si disquisisce di trattative Stato-Mafia ma di dibattito sui Rom non c'è traccia. Non risultano giornalisti premiati per le inchieste sul mondo rom.
Antonio Casamonica arrestato nel luglio 2018
I motivi possono essere tanti. Rispetto al calvinismo dello stile di vita degli 'Ndranghetisti (nel libro di Giuseppe Lumia e Andrea Galli "Il supremo" su Pasquale Condello si narra che Stefano Bontade, capomafia siciliano che andò a visitare Condello latitante in Aspromonte, raccontò: "Io come quelli non potrei mai vivere").
Non hanno avuto nessun ruolo di rilievo nei processi più politici come ''Ndrangheta stragista' o 'Gotha'. Troppo burini per eccitare gli animi degli indignati di professione. Saranno pure zozzi , oscurati dal perbenismo Woke, ma intanto comandano. Come a Roma dove i vertici dei Casamonica si candidavano a ‘proteggere Roma’ dall’invasività delle mafie tradizionali. Come a Reggio Calabria, come a Milano, come a Torino, dove il narcotraffico è ormai cosa loro.
Salvatore Casamonica arrestato nel luglio 2018
VIAGGIO DI KLAUS DAVI A SORIANO CALABRO
klaus davi
gregorio bellocco klaus davi 6
https://www.dagospia.com/cronache/i-clan-etnia-rom-sinti-alleati-ndrine-principali-organizzazioni-481166
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