Ci risiamo.
Un video. Un uomo a terra. Sirene. Urla. Poi una notizia che gela il sangue: quell'uomo è morto.
E prima ancora che la magistratura faccia il suo lavoro, prima ancora che si accertino i fatti, sappiamo già cosa accadrà. Partirà la rumba mediatica. Da una parte chi urlerà "Io sto con la polizia". Dall'altra chi griderà all'omicidio.
Io non voglio stare in questa tifoseria.
Io sto con chi ogni giorno indossa una divisa e rischia la propria vita per proteggere la nostra. Lo dico senza esitazioni. La stragrande maggioranza degli agenti svolge un lavoro difficile, spesso ingrato, e merita rispetto.
Ma proprio perché rispetto quella divisa, pretendo che rappresenti sempre lo Stato. E lo Stato non si vendica. Lo Stato arresta, processa, garantisce i diritti. Anche a chi ha sbagliato.
Se quell'uomo era in escandescenza, doveva essere fermato. Se era pericoloso, doveva essere immobilizzato. Nessuno mette in discussione questo.
La domanda che non possiamo avere paura di porci è un'altra.
Quando una persona è già a terra, immobilizzata, e poco dopo perde la vita... siamo davvero sicuri che tutto ciò fosse inevitabile?
Fare questa domanda non significa essere contro la polizia.
Significa essere dalla parte della verità.
Perché una democrazia non ha paura delle domande. Ha paura solo del silenzio.
Lo so già cosa ci verrà detto.
"State dalla parte dei delinquenti."
No.
Noi stiamo dalla parte della vita.
La vita non ha una fedina penale. Non perde valore perché una persona ha commesso un reato, è alterata o ha avuto un comportamento violento. La vita resta vita. Sempre.
È proprio nei confronti di chi sbaglia che si misura la civiltà di uno Stato.
Se accettiamo che la morte possa diventare una conseguenza normale di un arresto, stiamo abbassando l'asticella dell'umanità. E quando si abbassa per uno, prima o poi si abbassa per tutti.
Non sto emettendo sentenze. Quelle spettano ai magistrati.
Sto chiedendo trasparenza.
Sto chiedendo che si accerti se ci sia stato un eccesso nell'uso della forza.
Sto chiedendo che nessuno si nasconda dietro uno slogan.
Perché "sto con la polizia" non può significare giustificare qualsiasi cosa accada.
Così come chiedere chiarezza non significa essere nemici delle forze dell'ordine.
Le due cose possono convivere.
Anzi, devono convivere.
Perché la fiducia nelle istituzioni nasce proprio dalla capacità di riconoscere gli errori, quando ci sono, e di difendere chi opera correttamente.
La verità non indebolisce una divisa.
La rende più forte.
E allora aspettiamo le indagini, i riscontri, le responsabilità.
Ma nel frattempo non smettiamo di ricordare una cosa semplicissima, che dovrebbe unirci tutti, a prescindere dalle idee politiche:
Ogni vita che si spegne durante un arresto è una sconfitta.
Per quella persona.
Per chi indossava una divisa.
Per lo Stato.
Per tutti noi.
Vincenzo San
Comitato di cittadini attivi e democratici in difesa della Costituzione

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