OCCHIO PER OCCHIO, STRETTO PER STRETTO - GLI HOUTHI SONO PRONTI AD AIUTARE L’IRAN E A VENDICARSI DELL’ARABIA SAUDITA CON LA CHIUSURA DELLO STRETTO DI BAB EL-MANDEB, LA PORTA MERIDIONALE DI ACCESSO AL MAR ROSSO - UN BLOCCO VORREBBE DIRE LO STOP ALLE ESPORTAZIONI DI PETROLIO SAUDITA VERSO L’ASIA E UNA RIDUZIONE DELL’OFFERTA GLOBALE DEL GREGGIO FINO AL 7%. LA SCORSA SETTIMANA RIYAD HA BOMBARDATO L’AEROPORTO DI SANA’A, CONTROLLATO DAGLI HOUTHI NELLO YEMEN - DALLO STRETTO DI BAB EL-MANDEB TRANSITA UN QUARTO DEL TRAFFICO GLOBALE DI CONTAINER…
Estratto dall’articolo di Giusi Fasano per il "Corriere della Sera"
Si erano detti «pronti» ad aiutare gli ayatollah che li hanno sempre sostenuti, ed ecco arrivato il momento. Ieri il portavoce militare degli Houthi, Yahya Saree, ha annunciato un «blocco marittimo immediato» contro «il criminale nemico saudita», che la settimana scorsa gli ha bombardato l’aeroporto di Sana’a e che, secondo la visione houthi, ha il torto di ospitare basi statunitensi e appoggiare le azioni Usa contro l’Iran.
La crisi in Medio Oriente si allarga, gli attacchi si moltiplicano, la tensione cresce. Ma c’è anche un segnale di segno opposto dal fronte dei negoziati: i mediatori (Qatar e Pakistan in testa) impegnati a riallacciare i fili diplomatici fra Iran e Usa, hanno proposto alle parti una tregua di 10 giorni per tornare a lavorare a un accordo dopo il naufragio del Memorandum di giugno.
Il traffico marittimo nello stretto di Bab-el-Mandeb nel Mar Rosso, dove sono attivi gli Houthi
Intanto la scena del momento è per gli Houthi, appunto. «Occhio per occhio», è il principio dei miliziani yemeniti al blocco che l’Arabia Saudita ha imposto ai loro porti e aeroporti. Il governo yemenita regolare — sostenuto da una coalizione militare guidata da Riad — definisce la decisione del blocco marittimo «un atto suicida».[...]
Non sono noti dettagli e modalità del blocco ma il vicecapo dell’ufficio stampa degli Houthi, Nasruddin Amer, ha dichiarato che verrà chiuso lo stretto di Bab el-Mandeb, la porta meridionale di accesso al Mar Rosso. Il che vorrebbe dire bloccare le esportazioni di petrolio saudita verso l’Asia e una possibile riduzione dell’offerta globale di petrolio fino al 7%.
Va ricordato che un quarto del traffico globale di container transita attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb verso il Canale di Suez e che l’altro snodo fondamentale del petrolio e del commercio globale — lo Stretto di Hormuz — è uno dei punti chiave del disaccordo Iran-Usa.
Mentre il Comando centrale statunitense intensifica i bombardamenti in Iran e mentre i pasdaran colpiscono i Paesi del Golfo amici degli americani (Kuwait, Bahrein, Giordania...), dagli Stati Uniti — dove ieri il presidente libanese Joseph Aoun ha incontrato il segretario di Stato Usa Marco Rubio (oggi vedrà Trump) — arriva una notizia che è un germoglio di speranza per la pace Libano-Israele.
Il giornalista più informato degli States, Barak Ravid di Axios , scrive sul suo profilo X che oggi le Forze di difesa israeliane (Idf) cominceranno a ritirarsi dalle zone pilota individuate nel Libano meridionale. Le truppe israeliane lasceranno la gestione del territorio all’esercito regolare libanese nei villaggi di Froun, Srifa e Zawtar al-Gharbiya. [...]




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