Modena, dolore e verità: solidarietà alle vittime, basta propaganda sull’immigrazione.
La vicenda di Modena è davvero agghiacciante e lascia sgomenti. Il primo pensiero va alle persone ferite, vittime innocenti di una situazione assurda e incomprensibile. A loro rivolgo i miei più sinceri auguri di pronta guarigione, con la speranza che possano superare presto il dolore fisico e lo shock di quanto accaduto. Un abbraccio pieno di vicinanza va anche alle loro famiglie, che stanno vivendo ore di angoscia e preoccupazione: non siete soli.
Di fronte a tutto questo, però, non si può restare in silenzio davanti alla propaganda e alla diffusione di un’informazione distorta. È profondamente inquietante vedere come, ancora una volta, si tenti di collegare automaticamente una tragedia all’immigrazione. Parliamo di una persona nata e cresciuta in Italia, a Bergamo, laureata in economia, residente a Modena e cittadino italiano. Davvero qualcuno riesce a spiegare quale sarebbe il legame con l’immigrazione? Da cosa dovrebbe essere “emigrata” una persona nata e cresciuta qui?
Secondo quanto emerso nelle prime informazioni, si tratterebbe inoltre di una persona seguita in ambito psichiatrico: un elemento che richiama la complessità della vicenda e la necessità di affrontarla con serietà e responsabilità, senza semplificazioni ideologiche.
È doloroso e frustrante assistere al tentativo continuo di scaricare ogni responsabilità sugli immigrati, trasformandoli nel capro espiatorio di ogni male. Questa narrazione non solo è falsa, ma alimenta paura, divisione e odio, invece di aiutare a comprendere le cause reali dei problemi e a trovare soluzioni concrete.
Oggi, più che mai, servono responsabilità, rispetto per la verità e umanità. Le vittime meritano solidarietà e sostegno, non strumentalizzazioni. E la società merita un dibattito onesto, che non cerchi scorciatoie nella paura, ma che abbia il coraggio di guardare la realtà per quella che è.
Soumalia Diawara

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