Breve storia leghista (e cioè tristissima).
Susanna Ceccardi, eurodeputata, ha pensato bene di omaggiare sui social gli "Otto di Venezia".
Quelli che nel 1997 si presentarono in piazza San Marco con un trattore camuffato da carro armato (il celebre TANKO, sì, fatto in casa con la lamiera) e dei mitra della Seconda guerra mondiale (veri, quelli sì). Salirono sul campanile, issarono il vessillo della Serenissima e dichiararono l'indipendenza del Veneto dalla Repubblica Italiana.
Per la cronaca: vennero arrestati con accuse che spaziavano dalla banda armata all'attentato contro l'unità dello Stato. Roba seria. Poi gli avvocati hanno fatto il loro lavoro e alcuni hanno patteggiato per associazione sovversiva, altri per eversione.
Bene. Per Ceccardi quella sarebbe "una pagina di storia che non si cancella".
E qui scatta la meraviglia: il post lo cancella lei. Dopo qualche ora. Ma nonleggerlo, fortunatamente, ha fatto in tempo a screenshottare il delirio.
Adesso, una domanda seria. Si può essere eurodeputata di un partito di governo, prendere uno stipendio dai cittadini italiani e contemporaneamente fare il tifo per chi armi alla mano voleva strappare un pezzo di quel Paese che ti paga il volo in business?
A quanto pare sì.
E dire che pensavamo di aver toccato il fondo con Salvini e Vannacci. Poi è arrivata Ceccardi a ricordarci che, nella Lega, il fondo è solo una tappa intermedia.
Si scava, si scende, si scende ancora. E ogni volta che pensi che peggio non si possa, loro riescono sempre a smentirti di nuovo.

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