giovedì 14 maggio 2026

Emanuele Scieri

 


Morto in caserma, sepolto nel silenzio


Emanuele #Scieri, giovane avvocato #siracusano di 26 anni, si era arruolato volontario nella #Folgore nell’estate del 1999. Era giunto alla caserma #Gamerra di Pisa per iniziare il corso da paracadutista. 

Il 13 agosto scompare, poco prima del contrappello delle 23. Il suo corpo viene ritrovato solo tre giorni dopo, il 16, in avanzato stato di decomposizione, ai piedi di una torre per l’asciugatura dei paracadute.


Inizialmente si parlò di incidente. Qualcuno insinuò perfino il suicidio. Ma chi conosceva Emanuele sapeva che non era possibile: amava la vita, era sereno, e quel corpo abbandonato parlava di altro. Parlava di violenza e di silenzio. Di qualcuno che l’aveva lasciato morire.


Emanuele era conosciuto tra i commilitoni come “l’avvocato”: non solo per la laurea, ma perché difendeva i più deboli, quelli che subivano vessazioni e punizioni arbitrarie. In un ambiente dove il nonnismo era consuetudine, lui rappresentava un’eccezione.


La Folgore, in quegli anni, era comandata dal generale Enrico Celentano, il quale aveva diffuso un manuale informale dal contenuto inquietante. Vi si leggevano frasi come:


🔴 “O Gesù dagli occhi buoni, fa’ morir tutti i terroni”. 


🔴 “Il duro deve essere tale da non mostrare pietà”.


🔴 “L’allievo che non capisce deve essere aiutato con ‘stimoli pedagogici concreti’”

“Chi piange, chi si lamenta, chi non corre: deve imparare la lezione con metodi che lasciano il segno”


Un documento mai ufficiale, ma largamente noto tra i reparti. Un testo che legittimava la crudeltà come strumento educativo. Che dava una cornice ideologica alla violenza.


Il comandante della scuola di Pisa, Calogero Cirneco, dichiarò che Scieri era forse salito volontariamente sulla torre per ammirare le luci della città o per cercare campo col telefono. Ma nessuno spiegò perché nessuno lo avesse cercato per tre giorni, né perché una prima ispezione non avesse trovato il cadavere.


Nel 2017, dopo anni di silenzio, una commissione parlamentare d’inchiesta riuscì a far riaprire il caso. La Procura di Pisa ricominciò da capo. Venne fuori una verità diversa: Emanuele era stato sorpreso da tre caporali – Alessandro Panella, Luigi Zabara e Andrea Antico – mentre usava il cellulare, pratica vietata. Come “punizione”, fu costretto a salire sulla torre. Poi lo fecero cadere. Una caduta non accidentale, ma provocata da spintoni, calci, strattoni. Morì dopo una lunga agonia, abbandonato a se stesso.


Nel 2023 arrivano le condanne: Panella a 26 anni, Zabara a 18. Antico assolto con rito abbreviato. Nel dicembre 2024, in appello a Firenze, le pene vengono ridotte: 22 anni per Panella, 9 anni e 9 mesi per Zabara. Le responsabilità sono confermate.


Il caso Scieri è diventato il simbolo di una verità tenuta sepolta troppo a lungo. Una cultura dell’omertà che si estendeva dai soldati ai superiori. Nessuno parlò, nessuno ascoltò. Le prime indagini furono disattente, le ipotesi fuorvianti. Ma la famiglia di Emanuele non si arrese. E oggi, dopo più di vent’anni, sappiamo: Emanuele non è morto per caso. È stato ucciso da chi lo riteneva un ostacolo, da chi ha preferito voltarsi dall’altra parte, da chi ha obbedito a una logica di potere e sopraffazione.


Oggi che la giustizia ha finalmente scritto il suo nome su una sentenza, resta un compito: ricordare. Perché in nessuna caserma, in nessuna istituzione, l’omertà sia mai più complice di un delitto. Emanuele Scieri è stato vittima della violenza, ma anche del silenzio. Ed è proprio questo silenzio che dobbiamo continuare a spezzare.


Fonti: Morire di Stato - 365 vittime dell'Italia repubblicana ed. Cronache ribelli; Relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Emanuele Scieri

(Camera dei Deputati, XVII Legislatura, 2018); Ordinanza del GUP di Pisa (rinvio a giudizio del 2021); Sentenza di primo grado del Tribunale di Pisa (2023)

e sentenza d’appello della Corte d’Assise d’Appello di Firenze (dicembre 2024)

– con rideterminazione delle pene per Panella e Zabara..


#tuttosullamafiaealtrenotiziedicronaca

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