venerdì 15 maggio 2026

Per i cristiani nostrani non era del colore giusto

 


Don Emanuele Ferro è il parroco della Cattedrale di Taranto. Sta a Taranto vecchia da undici anni.


E martedì sera, durante il rosario, ha dovuto chiedere ai suoi fedeli una cosa sola: portate un fiore in piazza Fontana, nel punto in cui è stato ammazzato Sako Bakari:


“Ho detto loro di essere coerenti con la festa patronale appena trascorsa: di prenderli dalla statua di San Cataldo visto che nell’accezione dei tarantini è percepito come il santo amante dei forestieri”.


Ha dovuto chiederlo, rimproverando la comunità e i fedeli. Perché un fiore, lì, non c’era.


“È come se avessero ammazzato Sako due volte”, ha detto Don Ferro. “Sono scioccato sia dalla violenza sia dall’indignazione mancata, quella indignazione pubblica che non è venuta fuori”.


E ha aggiunto che se fosse accaduto a un tarantino sarebbe stato diverso.


Ecco, c’è chi si riempie la bocca con le parole Dio, Patria, Famiglia. Chi va in trasferta dalla famiglia nel bosco con le uova in mano. Chi si commuove per il presepe, chi difende le radici cristiane, chi cita il Vangelo quando conviene.


Sako Bakari era il marito di qualcuno, il figlio di qualcuno, il padre di due bambini che non vedrà crescere. Era un uomo che si alzava all’alba e andava a lavorare. 


Su di lui, dalla Patria cristiana, non un fiore, non una parola, non un minuto di silenzio.


Va bene così. L’importante è dichiararsi cristiani. Il prossimo, quello vero, quello accoltellato in una piazza all’alba, può aspettare. 


Tanto a chiedere un fiore per lui ci ha già pensato un parroco.

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